L'ALLENAMENTO
IN ETà EVOLUTIVA

L’allenamento
L’allenamento
assume un significato e caratteristiche diverse, a seconda che venga
riferito al bambino, al giovane, all’adulto o all’atleta di alto
livello.
Non
si tratta dello stesso fenomeno, poiché l’allenamento del bambino è
ben diverso rispetto a quello dell’adolescente e dell’adulto; sono
fenomeni diversi, anche se collegati tra loro, con finalità e modalità
differenti di svolgimento e di realizzazione.
L’allenamento
sportivo viene definito come “un processo organizzato ed orientato, di
crescita e di maturazione fisica e psichica, che si realizza per mezzo di
un complesso di pratiche e di esercitazioni fisiche che, razionalmente
scelte, collegate tra loro e proposte al singolo soggetto, consente di
realizzare una prestazione sportiva, la migliore possibile per
quell’individuo, in un particolare momento della sua vita e della sua
evoluzione”.
L’allenamento
è sinonimo di attività fisica organizzata e sviluppata nel tempo, con
particolari caratteristiche di continuità e di regolarità, con
l’obiettivo di misurarsi sia con le proprie capacità sia con quelle
degli avversari, sempre all’interno di una competizione, dichiarata o
meno, regolamentare o non.
Parlando
di allenamento, non possiamo non parlare di Educazione
Alimentare, in quanto grande
è la correlazione tra l’allenamento e l’educazione alimentare.
L’adozione
di abitudini alimentari corrette, fin dai primi anni di vita, rappresenta
un importante fattore protettivo per la salute ed una valida componente
per lo sviluppo della capacità di prestazione sportiva negli atleti.
E’
necessario che i giovani che
intraprendono la pratica regolare dell’esercizio fisico (anche se
inizialmente per svago o per scopi salutistici), acquisiscano il più
precocemente possibile abitudini alimentari corrette, in grado di
promuovere la crescita, di tutelarne lo stato di salute e di favorire il
rendimento sportivo.
In
tal senso, un aspetto peculiare riveste la consuetudine di consumare
regolarmente una BUONA PRIMA COLAZIONE, che negli sportivi, ancorché
giovanissimi, deve costituire un appuntamento con il cibo.
Le
tappe del processo dell’allenamento
Il
fenomeno dell’allenamento sportivo, mentre si evolve nell’arco di una
carriera tipo dell’atleta, passa attraverso 5 tappe evolutive, i cui
differenti momenti sfumano l’uno nell’altro, senza che in ciascuno di
essi si possa intravedere un vero inizio ed una vera fine.
Tali
tappe sono:
1)
la tappa iniziale di educazione motoria, del gioco e del giocosport
2)
la tappa della formazione di base
3)
la tappa dell’allenamento giovanile
4)
la tappa dell’allenamento specialistico
5)
la tappa dell’allenamento di elevato livello e di èlite
L’inizio:
l’educazione motoria, il gioco, il giocosport
Per
iniziazione motoria, si intende il contatto del bambino con il mondo
esterno attraverso il movimento, il gesto, il gioco, i giochisport
(giocare allo sport); questo contatto deve essere caratterizzato da una
grande spontaneità e semplicità, i giochi e gli esercizi devono essere
divertenti ed interessanti (situazioni-problema da risolvere).
Avviare
motoriamente un bambino significa dare il via, il più presto possibile
(4-5 anni), ad un processo di conoscenza e di esplorazione di se stesso
(conoscenza dei movimenti che si possono effettuare con il proprio corpo),
del mondo esterno (tempo, spazio) e degli oggetti, attraverso il movimento
(educazione delle capacità senso-percettive, degli schemi motori di base
e schemi posturali).
L’apprendimento
è alla base di tutto questo processo e grande importanza riveste la
figura dell’Istruttore-Educatore, che deve creare le basi su cui
costruire successivamente.
Dal
gioco di esplorazione, al gioco spontaneo, al gioco di regole, al
giocosport: queste sono le tappe da percorrere.
La formazione
sportiva di base
E’
importante, dopo aver educato e sviluppato gli schemi motori di base,
trasformarli progressivamente in abilità motorie, attraverso
l’educazione e lo sviluppo delle capacità motorie (capacità
coordinative, mobilità articolare e capacità condizionali).
Questa
formazione preliminare è indispensabile e deve essere anteposta alla
specializzazione ed alla tecnicizzazione sportiva.
Deve
essere un processo educativo e formativo, fondato su proposte motorie e
sportive, aventi per obiettivo quello di assicurare lo sviluppo e il
possesso, ampio e stabilizzato (coordinazione grezza, coordinazione fine,
disponibilità variabile) delle fondamentali abilità di ogni disciplina
sportiva: si inizia un vero e proprio lavoro di sviluppo delle capacità
condizionali.
Gli
esercizi devono passare dal semplice al difficile, dal conosciuto allo
sconosciuto (si passa da un lavoro multilaterale ad un lavoro più
specialistico di orientamento sportivo).
I
concetti di multilateralità e di orientamento sportivo costituiscono il
cardine della formazione giovanile, che introduce ed avvia alla
specializzazione sportiva e condizionano la specializzazione successiva,
la favoriscono se ben applicati, la danneggiano se male applicati.
La
multilateralità è una vera e propria strategia di ampliamento del
bagaglio di conoscenze motorie e di capacità di espressione delle diverse
capacità motorie del giovane, in vista della pratica dello sport di alto
livello.
In
questo periodo è preferibile che il giovane non pratichi solo uno sport
(tranfert) ed abbia la possibilità di trasferire le abilità acquisite in
una disciplina sportiva in altre.
Saper
fare molte cose con il proprio corpo nello spazio e nel tempo (in
situazioni statiche e dinamiche), a carico naturale e con gli attrezzi,
significa conoscere se stessi dal punto di vista motorio, significa essere
in grado di “giocare nello spazio e nel tempo”
(capacità di gioco).
La
multilateralità non è in contrasto con l’orientamento sportivo,
infatti orientare significa seguire il processo di sviluppo e di
estrinsecazione delle diverse capacità motorie, assecondando le naturali
predisposizioni individuali, rispettando i ritmi di apprendimento di
crescita e di sviluppo.
Il
carico di lavoro non deve essere eccessivo, si deve lavorare a carico
naturale, a coppie e con i piccoli attrezzi.
Dopo
gli 11-12 anni, si può parlare di inizio dell’avviamento sportivo,
cambiano i metodi e i ritmi di allenamento: questo è l’inizio della
fase della specializzazione sportiva.
La
formazione polivalente e multilaterale nell’età evolutiva deve essere
caratterizzata da una preparazione di carattere generale in larga parte e
di una preparazione di carattere speciale in percentuale minore dai 6 agli
11-12 anni; successivamente queste percentuali si invertono a partire dai
14-15 fino ai 19-20 anni.
In questo periodo, si deve fornire
ai giovani un ventaglio di proposte sportive, in modo che possano
scegliere autonomamente quella o quelle a loro più congeniali.
Si
pensi al notevole danno di aver fatto praticare una disciplina sportiva ad
un giovane per molto tempo, senza che questo abbia le propensioni
tecniche, morfologiche e psicologiche per praticarla (passaporto motorio e
sportivo). Le conseguenze negative sono l’abbandono precoce e la perdita
di talenti.
L’allenamento
giovanile e la specializzazione sportiva
La
tappa dell’allenamento giovanile (dai 12-13 fino ai 16 anni), è
caratterizzata dal cambiamento dei metodi di allenamento, dal carico di
lavoro, dall’utilizzo dei feedback, dalla intensità dei ritmi
esecutivi. Si deve lavorare maggiormente sullo sviluppo delle capacità
condizionali, sullo stretching e sulle tecniche esecutive.
La
pratica della disciplina prescelta deve essere sistematica, la costanza
agli allenamenti, la serietà e la consapevolezza, devono essere i cardini
di questo processo tecnico-formativo.
La tappa
dell’allenamento per l’alta prestazione
I
20 anni, rappresentano nella maggior parte delle discipline sportive,
l’età del massimo rendimento agonistico. Si tratta della fase della
carriera sportiva di un atleta, per la quale si è pianificato il lavoro e
nella quale si cerca di ottenere dall’atleta l’espressione in
competizione, di tutte le capacità potenziali utili ai fini della
prestazione.
Il
carico di lavoro aumenta, diventa più raffinato il perfezionamento
tecnico dei fondamentali di gioco e di gara, migliora il lavoro relativo
allo sviluppo delle capacità condizionali (senza tralasciare lo sviluppo
della mobilità articolare e delle capacità coordinative).
Conclusioni
Per
arrivare all’alta prestazione, è importante che il giovane abbia
percorso bene tutte le tappe precedenti. E’ necessario, quindi, definire
l’entità e la frequenza dei carichi da somministrare ai giovani,
mirando non tanto allo sviluppo immediato della prestazione, quanto
piuttosto ad una graduale crescita tecnica e sportiva. Ognuno deve
scegliere la disciplina sportiva più adatta, occorre rispettare i ritmi e
le fasi dell’apprendimento, gli Istruttori e gli Allenatori devono
essere competenti e non devono conoscere solo le tecniche esecutive e gli
esercizi da proporre, ma devono conoscere altresì gli effetti che i
carichi di lavoro (durata, intensità, ripetizioni) producono.
Non
abbiamo solo bisogno di grandi
atleti, ma anche di atleti a tutti i livelli, di Istruttori, Allenatori,
Dirigenti, di pubblico intelligente.
Per
poter fare ciò, tutte le Agenzie educative che ruotano attorno al mondo
del bambino, del ragazzo, dell’adolescente, devono diffondere un
corretto costume di CULTURA MOTORIA E SPORTIVA, che non ci farà vincere
subito delle medaglie, ma ci permetterà di avere in futuro giovani
migliori.