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Come contattare l'autore:

Prof. Maurizio Mondoni  

Dottore in Scienze Motorie

mondoni@aruba.it

www.minibasket.it/mondoni

www.unipru.it/amici/mondoni.htm

Mobile: +39 335 8393238

 Rif.

MM05
 

DALLA SCUOLA D'INFANZIA ALLA SCUOLA ELEMENTARE

CONTINUITÀ DIDATTICO-EDUCATIVA ATTRAVERSO l'EDUCAZIONE LUDICO-MOTORIA DI BASE

Sono anni che sosteniamo l'importanza di far entrare nella Scuola dalla porta principale l'educazione ludico-motoria, però "a misura" di Scuola.

Non è con questo che s'intenda porre dei limiti, ma certamente s'intende privilegiare il diritto di una presenza vera nel mondo della Scuola, presenza che molte volte è stata disattesa.

Perché quest'affermazione di un'educazione motoria "a misura di scuola" sin dalla Scuola d'Infanzia?

Perché la Scuola deve assolvere alcune irrinunciabili funzioni che sono:

  • accettare una pratica con finalità igienico-sanitarie;

  • diffondere e coltivare l'effetto educativo che le regole dell'educazione motoria, introducono nel rapporto tra gli alunni che parteciperanno poi alle competizioni (gioco, giocosport e sport);

  • accettare il principio che il fenomeno dell'educazione ludico-motoria, nei suoi vari aspetti, rappresenta un fatto importante sia per l'educazione alla salute, all'allontanamento delle devianze  e alla diffusione di una corretta cultura motoria;

  • accettare il principio che il successivo avviamento pre-sportivo, il confronto (e non lo scontro) fra soggetti di pari età e capacità, appartiene alle esigenze dell'uomo, quindi, è di riflesso, un momento educativo che crea stimoli e motivazioni corrette;

  • accettare il principio, che la Scuola ha l'obbligo morale e indifferibile di esaltare le regole del fair-play e della correttezza, diversamente non potrebbe essere accettato.

Gli Orientamenti della Scuola d'Infanzia (1991) mettono in evidenza che il bambino è al centro della situazione formativa e, quindi, la Scuola e le altre Istituzioni (Famiglia, Parrocchia, Centri Sportivi, Media, etc.) devono fornire delle risposte adeguate.

I traguardi dello sviluppo del bambino verso il quale la Scuola converge sono:

  • maturazione dell'identità

  • conquista dell'autonomia

  • sviluppo della competenza

Ma tutto ciò è retorica?

No, questa è la pura verità ed è il convincimento attraverso il quale dobbiamo filtrare i Progetti, per lasciare fuori della porta la retorica, il superfluo e l'inutile.

Quali Progetti?

I Progetti di Educazione ludico-motoria e continuità didattica presentati dalle singole scuole in relazione all'autonomia scolastica, in base alla C.M. n. 466 del 1997 e al Progetto Perseus.

Tale progetti prevedono:

  • un incontro con i genitori degli alunni;

  • un incontro con gli Insegnanti della Scuola d'Infanzia per programmare l'attività e gli interventi;

  • sette-otto incontri con i bambini di 5 anni;

  • un incontro di verifica intermedia con gli Insegnanti;

  • un incontro di verifica finale con gli Insegnanti;

  • una festa finale a giugno  con bambini, Insegnanti e genitori.

Nella C.M. n. 466 e nel Progetto Perseus, si parla di attività curricolare ed extracurricolare, di educazione ludico-motoria e sportiva per tutti gli alunni, senza nessuna esclusione.

Si parla inoltre di educazione multilaterale di base, si parla di AUTONOMIA SCOLASTICA (si può scegliere il tipo di progetto che si vuole), di finanziamenti e contributi (attrezzature varie) da parte di Enti Locali, del C.O.N.I., delle Federazioni Sportive Nazionali, di consulenze, di Corsi di Aggiornamento per gli Insegnanti, di Sponsor, etc.

Si deve fare riferimento solamente alla C.M. n. 466 e al Progetto Perseus (dalla Scuola Materna alla Scuola Secondaria Superiore) e questo è un dato importante.

La Scuola è il bacino di utenza più grande nel quale si deve diffondere una corretta cultura ludico-motoria e pre-sportiva, gli Insegnanti devono essere partecipi di questi nuovi progetti voluti dal M.P.I.

I dati ISTAT e C.O.N.I. ci affermano che alta è la percentuale dell'abbandono sportivo dopo i 12-13 anni (specialmente per quanto riguarda le discipline sportive individuali), che poche sono le femmine che praticano attività sportiva (solo, però, determinate discipline non di contatto), che altissima è la percentuale di bambini e bambine sovrappeso (errata cultura alimentare), che poco è il tempo dedicato a scuola per l'educazione ludico-motoria e sportiva, in rapporto agli altri apprendimenti culturali.

In Italia, popolo di poeti, navigatori, di eroi, l'educazione ludico-motoria e sportiva è poco considerata a Scuola (educazione psicomotoria, moduli di educazione motoria, 2 ore di E.F. alla settimana, solo da pochi anni è stata istituita la Facoltà di Scienze della Formazione con laurea in Scienze Motorie).

Si concepisce solo lo sport di vertice, impegnativo all'estremo limite e lo sport per tutti, il movimento inteso come benessere ed igiene  non contano, o perlomeno contano poco.

Solo ultimamente la Scuola si è completamente aperta all'educazione ludico-motoria e sportiva (Convenzione C.O.N.I.-M.P.I. 1997, C.M. n. 466, Autonomia Scolastica, Progetto Perseus), solo ora ci si è accorti dei benefici di una corretta educazione motoria, ludica, fisica e sportiva, solo ora si parla di educazione ludico-motoria, fisica e sportiva per tutti.

La Scuola, come d'altronde anche le altre AGENZIE EDUCATIVE dei giovani d'oggi (famiglia, genitori, società sportive, istruttori, allenatori, mass media, gruppo dei pari, etc.), deve educare al rispetto delle norme (giustizia, libertà, regole strutturate ed aperte, divertimento, gioco, sport, motivazioni) e deve propagandare una CULTURA LUDICO-MOTORIA E SPORTIVA corretta, giusta, sana, educativa, che serva per far vivere meglio l'uomo, dove vivere significa comunicare.

Solo così potremo avere in futuro una SOCIETÀ migliore!

Cercheremo, in questo situazione, di cogliere gli aspetti essenziali di questo importante tema, cercando di offrire agli OPERATORI SCOLASTICI, spunti di riflessione come base di partenza per ulteriori approfondimenti.

In questi ultimi 50 anni si è andato sviluppando un intenso e vivace dibattito sull'Educazione Motoria, sul gioco, sul giocosport e sullo sport, teso a definire il suo statuto epistemologico e la sua legittimazione scientifica tra le scienze naturali ed umane e per porne in rilievo le sue possibilità educative.

La riscoperta del corpo che si muove come manifestazione dell'essere e, quindi, come valore, ha visto e vede tuttora impegnati studiosi ed operatori del mondo scolastico, in particolare quelli che, per formazione, cultura, specializzazione e pratica di servizio, hanno avuto ed hanno consuetudine di rapporto con il corpo, il movimento, i gesti e le loro applicazioni.

Dopo una lunga gestazione, sono arrivati i Nuovi Orientamenti per la Scuola d'Infanzia (1991), finalmente nel 1985 sono cambiati i Programmi di Educazione Motoria della Scuola Elementare (ma ora sono già inattuali!), è stata abbandonata la strada della psicomotricità (meno male!), percorrendo quella dell'Educazione Psicomotoria, sono cambiati i programmi di Educazione Fisica della Scuola Secondaria di I e II grado (due ore alla settimana sono insufficienti), ma qualcosa è cambiato in meglio.

Si è partiti, finalmente dalla Scuola d'Infanzia (periodo molto importante per gettare le basi di una corretta Educazione Motoria di base), per arrivare progressivamente alla Scuola Elementare, dove si deve creare una corretta alfabetizzazione motoria, per poi passare alla Scuola Secondaria di I e II grado (avviamento allo sport e pratica sportiva).

La nuova spinta culturale e le moderne scienze dell'EDUCAZIONE, affermano il superamento dell'educazione ludico-motoria e sportiva scolastica, intesa come fattore accessorio e complementare, come svago o come attività igienico-sanitaria salutistica, per inserirla nella sua totalità antropologica, oseremmo dire esistenziale.

Sono ormai lontani i tempi in cui i GRANDI EDUCATORI si preoccupavano di controllare, imbrigliare, mascherare, irrigidire e contenere il corpo dei bambini.

"Allineati e coperti" era una parola d'ordine nelle caserme, nei convitti, nei collegi, ma anche nelle Scuole, "seduti e braccia conserte" era la posizione tipo che predisponeva l'alunno ad apprendere le cose serie, così come l'immobilità nel banco era sinonimo di serietà, disciplina e senso di responsabilità ("in prima", "in seconda").

La vera rivoluzione copernicana, operata in questa seconda metà del secolo è, dunque, il riconoscimento che il bambino ha un corpo che "è il modo di essere al mondo", che entra in contatto con la realtà e può riconoscerla, rielaborarla, manipolarla e dominarla.

Questa nuova consapevolezza, su cui concordano ormai tutte le scuole di pensiero, è approdata sul piano istituzionale alla elaborazione dei Nuovi Orientamenti della Scuola d'Infanzia (1991) e i Nuovi Programmi di Educazione Motoria e Fisico-Sportiva (1985 per la Scuola Elementare, 1979 per la Scuola Media, 1982 per gli Istituti Superiori).

IL CORPO E IL MOVIMENTO NELLA SCUOLA MATERNA

I Nuovi Orientamenti della Scuola Materna (1991) inseriscono al primo posto il CORPO e il MOVIMENTO, come ad indicare che l'educazione ludico-motoria costituisce un itinerario privilegiato da seguire e un punto di riferimento fisso nella programmazione didattico-educativa.

E' proprio dalla Scuola Materna, nella fascia 3-5 anni, che si sviluppano gli apprendimenti più significativi in relazione alla strutturazione dei prerequisiti motori.

I latini affermavano, giustamente che "natura non facit saltus", perciò non è ipotizzabile dal punto di vista pedagogico e didattico, impostare il discorso iniziale di educazione motoria, e non solo motoria, dalla Scuola Elementare.

L'alfabetizzazione motoria non può che iniziare nella Scuola d'Infanzia, perché, in caso contrario, rischieremmo di impostare un intervento su base motoria, che teoricamente si dà per scontata, ma che, di fatto, nel bambino urbanizzato, scontata non è.

In genere la molteplicità degli stimoli che il bambino piccolo riceve nell'ambito familiare, è orientata verso attività ludiche di tipo sedentario, perciò alcune esperienze motorie elementari come il camminare, il correre, il saltare, il rotolare, il lanciare e il ricevere, l'arrampicarsi, etc., non possono essere vissute dal bambino in modo diretto, ma quasi sempre sotto orma di fruizione passiva dei messaggi televisivi, in definitiva, da spettatore.

Non esistono quasi più i giochi di movimento, in passato praticati all'aperto, nel cortile di casa o in altri spazi ludici, che costituivano una vera e propria palestra naturale, in cui il bambino assaporava il gusto dell'esplorazione, della scoperta e dell'avventura.

L'attività dinamica espressa attraverso il gioco motorio, consentiva al bambino di sviluppare in modo spontaneo le capacità motorie coordinative, condizionali e di mobilità articolare.

Ora che il campo di gioco naturale non esiste quasi più, è necessario che queste scarse opportunità motorie offerte a livello familiare, siano controbilanciate da una proposta educativa a livello scolastico, che sia rivolta allo sviluppo di un'attività di movimento all'interno del CURRICOLO, secondo una continuità verticale che parte dalla SCUOLA D'INFANZIA per arrivare sino alla SCUOLA MEDIA SUPERIORE.

Dal confronto dei Nuovi Orientamenti (1991) con quelli precedenti (1969), emergono alcune differenze importanti.

Si è passati da una concezione del bambino che ha bisogno di una continua protezione, a quella del bambino inteso come SOGGETTO che mobilità le sue risorse motorie, affettive, percettive e conoscitive, per costruire la sua personalità e il suo carattere.

La Scuola d'Infanzia, superando le vecchia concezione "di custodia", si pone, quindi, in un'ottica diversa rispetto al passato, perché promuove una nuova qualità della vita del bambino, in un ambiente in cui è stimolato a pensare, progettare e produrre.

La realizzazione di una Scuola così concepita, esige naturalmente il passaggio da parte degli Insegnanti, da una condizione di semi-professionalità ad una condizione di professionalità a pieno titolo.

Rimanendo nel campo del motorio, l'Insegnante della Scuola d'Infanzia deve essere capace di progettare interventi "mirati" che promuovano nel bambino "la presa di coscienza del valore del corpo, inteso come una delle espressioni della personalità e come condizione funzionale, relazionale, cognitiva, comunicativa e pratica, da sviluppare in ordine a tutti i piani di attuazione formativa".

Le implicazioni emotive e sociali dell'attività ludico-motoria, fanno sì che il bambino abbandoni via via i comportamenti di attaccamento alla persona più adulta più familiare, per realizzare condotte di esplorazione dell'ambiente ed instaurare legami sociali più differenziati, passando da una posizione di dipendenza ad una maggiore autonomia.

Questo periodo segna l'inizio della seconda infanzia (3-6 anni), caratterizzato da un pensiero pre-operatorio che si suddivide in due momenti importanti:

1) 3-4 anni, periodo pre-operatorio, che coincide con l'entrata alla Scuola d'Infanzia

2)    5-7 anni, periodo intuitivo.

Molte sono le implicazioni psicologiche relative alle aree psicomotoria, affettiva e cognitiva, per cui quando il bambino raggiunge il terzo anno di età, delinea alcuni livelli di maturazione importanti sia sul piano dello sviluppo somatico che su quello dello sviluppo psicologico, intellettuale, affettivo e sociale.

E' questo un bel passo avanti, se si considera che in passato si è lavorato molto sul terreno della occasionalità e della spontaneità.

I contenuti didattici dell'educazione ludico-motoria nella Scuola d'Infanzia, identificabili con gli obiettivi, possono essere così riassunti:

  • sviluppo delle discriminazioni senso-percettive (visive, uditive, tattili, cinestesiche);

  • sviluppo degli schemi motori di base e degli schemi posturali;

  • sviluppo delle capacità motorie e in particolare quelle coordinative (coordinazione, equilibrio statico e dinamico, differenziazione e ritmo, orientamento del corpo nello spazio e nel tempo, anticipazione);

  • presa di coscienza del valore del corpo sia nelle sue valenze espressive che sotto l'aspetto igienico-salutistico;

  • ruolo primario al gioco (valorizzazione), inteso nelle sue varie accezioni (vero modo di essere del bambino).

L'educazione al gioco è una delle funzioni fondamentali dell'Insegnante della Scuola d'Infanzia (molti bambini, comunque, non sanno giocare, non sanno stare con gli altri, non comunicano).

Per quanto riguarda l'aspetto metodologico, si devono tener presenti nella Scuola d'Infanzia, oltre alla valorizzazione del gioco, l'esplorazione e la ricerca (capire e leggere la realtà circostante), la vita di relazione, la mediazione didattica (sviluppare l'apprendimento ed organizzare le conoscenze, l'osservazione, la progettazione e la verifica (per portare avanti un curricolo sulle effettive esigenze dei bambini), la documentazione (aspetto innovativo perché risponde all'esigenza di rendere visibile il progetto attraverso strumenti di diverso tipo (verbali, grafici ed audiovisivi).

La programmazione didattica concretizza le indicazioni dei Nuovi Orientamenti in rapporto alle specifiche esigenze della scuola (ambiente sociale, richieste da parte delle famiglie, capacità degli alunni), attraverso la scelta di obiettivi e metodi relativi ai sei campi di esperienza indicati nei Nuovi Orientamenti:

  • il corpo e il movimento

  • i discorsi e le parole

  • lo spazio, l'ordine e la misura

  • le cose, il tempo e la natura

  • i messaggi, le forme e i Media

  • il sé e l'altro.

Le enunciazioni teoriche sin qui esposte rimarrebbero però sterili se non si traducessero in proposte operative.

Ma il corpo docente è adeguatamente preparato al compito?

E' in grado di predisporre un progetto valido e concreto di educazione ludico-motoria dai 3 ai 6 anni?

Forse sarebbe meglio mettere in condizione gli Insegnanti di saperne di più in fatto di Educazione ludico-motoria, sarebbe meglio organizzare a livello provinciale o di Circolo, Corsi di formazione e di aggiornamento di educazione psicomotoria, utilizzando esperti, educatori preparati, che sappiano aiutare gli Insegnanti della Scuola d'Infanzia a "crescere" (consulenza e supporto in base all'autonomia scolastica, alla C.M. n. 466 e al Progetto Perseus).

Questi Consulenti, questi esperti, questi Insegnanti di E.F. potrebbero essere dei punti di riferimento preziosi all'interno dei circoli didattici distrettuali, utilizzando anche i supporti tecnici del M.P.I. e del C.O.N.I., che già hanno svolto questi Corsi a livello nazionale.

Inoltre, in collaborazione con il Provveditorato, con il C.O.N.I. locale, con gli Enti e le Amministrazioni locali, si potrebbero organizzare Corsi di attività ludico-motoria, che integrerebbero l'attività didattica svolta a livello curricolare.

E' questo l'obiettivo che ci poniamo con questo progetto.

In stretto rapporto di naturale continuità con la Scuola d'Infanzia, si pone il discorso dell'Educazione Motoria e del giocosport nella Scuola Elementare.

LA CONTINUITà: L'EDUCAZIONE MOTORIA E IL GIOCO SPORT NELLA SCUOLA ELEMENTARE

I Programmi didattici del 1985, introducono per la prima volta nella storia della Scuola Primaria, la disciplina dell'Educazione Motoria (moduli), intesa come materia autonoma e obbligatoria, che assume pari dignità educativa e culturale nei confronti delle altre aree disciplinari più "dignitose".

L'intento che si propongono i nuovi programmi, è quello di cercare di recuperare il terreno perduto, per far fronte alla nuova domanda educativa dei giorni nostri e per fornire una giusta risposta alla domanda sempre più crescente proveniente da tutti gli ambienti e ceti sociali.

Soddisfare questo bisogno, significa restituire ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, spazi e tempi per il movimento e lo sport, combattere la dipendenza dalla televisione, dai videogiochi e dal computer, dalla sedentarietà in spazi chiusi ed angusti, rieducare nella scuola e attraverso la scuola, gli alunni a sane abitudini di vita all'aria aperta, con attività ludiche, presportive e sportive.

I Programmi affermano "la Scuola Elementare, nell'ambito di un'EDUCAZIONE finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione relazionale, comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di giocosport".

SI TRATTA SICURAMENTE DI UNA AFFERMAZIONE MOLTO IMPORTANTE, IN QUANTO CON ESSA IL CORPO ENTRA NEI FINI GENERALI DELL'EDUCAZIONE, NON COME SEMPLICE MEZZO, MA ANCHE COME FINE, CIOÈ COME VALORE.

Nei programmi le finalità sono così identificate:

  • percezione, conoscenza e coscienza del proprio corpo;

  • coordinazione oculo-manuale e segmentaria;

  • organizzazione spazio-temporale

  • coordinazione dinamica generale.

Secondo noi, comunque, sono finalità molto incomplete, in quanto mancano ad esempio:

  • l'educazione e lo sviluppo delle capacità senso percettive;

  • l'educazione e lo sviluppo degli schemi motori e posturali;

  • l'educazione e lo sviluppo di altre capacità coordinative, quali ad esempio la coordinazione oculo-podalica, la capacità di apprendimento, di adattamento e trasformazione, di controllo motorio, di differenziazione dinamica generale e spazio-temporale di anticipazione; ed ancora non è presa in esame la capacità di mobilità articolare e non si tiene conto della strutturazione delle capacità condizionali (forza, resistenza e rapidità).

I Programmi del 1985 sono già obsoleti, occorre rinnovarli ed adeguarsi alle moderne correnti di pensiero; comunque è stato fatto un bel passo in avanti rispetto al passato (ordinativi, svago, ricreazione, salute e tempo libero).

Ma anche in questo caso gli Insegnanti della Scuola Primaria sono in grado di Insegnare  Educazione Motoria e i giochisport?

Non crediamo, in quanto a loro nessuno ha mai insegnato ad insegnare Educazione Motoria e Sportiva.

E allora, facendo riferimento alla C.M. n. 466, al Progetto Perseus, all'autonomia scolastica, possono essere organizzati Corsi di Formazione e di Aggiornamento, in collaborazione con il M.P.I. e il C.O.N.I, le F.S.N., gli Enti e le Amministrazioni locali.

Per troppo tempo siamo rimasti ancorati a vecchi pregiudizi, ai Giochi della Gioventù e ai Campionati Studenteschi partecipavano solo i tesserati alle F.S.N., ora si è introdotto il concetto che lo sport si deve attuare nella classe, tra le classi, a livello d'Istituto e provinciale......e per tutti!

Si può far fronte a queste mancanze, utilizzando Esperti ed Insegnanti di Educazione Fisica (Progetto Perseus), per consulenza e supporto agli Insegnanti; oppure ancora si potrebbe, in base all'Autonomia Scolastica richiedere in Provveditorato (in base alla presentazione di un valido Progetto), la presenza di ESPERTI per i Progetti di Educazione Motoria e Giocosport a Scuola (finanziati direttamente o dagli Enti e Amministrazioni locali oppure direttamente dalle Federazioni Sportive Nazionali).

Tutto ciò è stato portato avanti due anni fa a Levate con il PROGETTO EDUCAZIONE MOTORIA E GIOCOSPORT (ginnastica, minibasket, pallamano, atletica leggera, orienteering) e lo scorso anno a Levate con il progetto DALLA SCUOLA D'INFANZIA ALLA SCUOLA PRIMARIA: entrambi i progetti  hanno avuto un buon successo!

Ma ritorniamo ai Nuovi (si fa per dire!) Programmi di Educazione Motoria della Scuola Elementare.

Fra le indicazioni didattiche, la più convincente e la più condivisa dagli Operatori Scolastici è la seguente " Le attività motorie, per essere funzionali ed influire positivamente su tutte le dimensioni della personalità, devono essere praticate in forma ludica, variata, polivalente e partecipativa".

Per attuare tutto ciò, lo strumento essenziale ed insostituibile è il gioco e nei programmi si parla anche di GIOCOSPORT (giocare allo sport, non praticare lo sport)!

Giocosport sta a significare l'utilità pratica che, nel rispetto delle reciproche competenze, può offrire un connubio sicuramente positivo tra il mondo della Scuola e il mondo dello sport.

Il termine giocosport non significa sport in miniatura, e nemmeno addestramento specifico per imparare i fondamentali (modelli tecnico-esecutivi), ma significa un'attività che serve ad offrire al bambino opportunità a largo spettro con il suo totale coinvolgimento sotto l'aspetto cognitivo, emotivo, sociale e motorio.

L'attività di giocosport, può ispirarsi ad una o più discipline sportive (individuali o collettive), ma ciò non deve essere intesa come un addestramento precoce ad una o più discipline sportive (condizionamenti, ritmi di esercizio, tempi ed allenamenti da rispettare, etc.) che finiscono con il negare la componente partecipativa e ludica del soggetto.

Da proporre, quindi, l'atletica leggera, la ginnastica, il nuoto, il minibasket, il minivolley, il minicalcio, il minirugby, la minipallamano, etc. in forma ludica e divertente, senza esagerare.

Occorre, però, preparare una base multilaterale solida, su cui costruire successivamente (educazione e sviluppo delle capacità senso-percettive, degli schemi motori di base e trasformazione progressiva degli stessi in abilità motorie specifiche, attraverso l'educazione e lo sviluppo delle capacità motorie).

Tutte le iniziative di aggiornamento per gli Insegnanti della Scuola Elementare, attivate dal M.P.I. e dal C.O.N.I., sulla base della C.M. n. 466, del Progetto Perseus e del Protocollo d'Intesa 1997 (dopo quello del 1981), sono orientate verso un'impostazione di fondo che vede nell'attività ludico-motoria, uno strumento di crescita fisica, umana, sociale e civile del soggetto.

La C.M. n. 466, il Progetto Perseus, l'autonomia scolastica e il Protocollo di intesa concordato tra il M.P.I. e il C.O.N.I., hanno lo scopo, attraverso il P.O.F. di perseguire due obiettivi fondamentali:

  • consentire alle Società Sportive (attraverso una convenzione stipulata con la Scuola) di avere accesso in modo legale alla Scuola Pubblica, per permettere la pratica dell'attività ludico-motorio-sportiva ai 10 milioni di alunni che la frequentano;

  • permettere alla Scuola Pubblica di utilizzare l'enorme potenzialità tecnica, organizzativa, strumentale, del mondo sportivo, per lo sviluppo e il potenziamento delle attività ludico-motorie, presportive e sportive, in ambiente ed orario scolastico ed extra-scolastico.

Anche qui vale il discorso fatto per la Scuola d'Infanzia, sulla necessità di operare interventi "mirati", consapevoli e scientificamente impostati.

La soluzione ideale a tale problema, senza nulla togliere alla professionalità dei maestri, sarebbe quella di garantire la presenza istituzionalizzata, presso ogni Circolo Didattico, di un Insegnante di E.F. con competenze specifiche di consulenza.

La C.M. n. 184 del 1990 aveva offerto numerose possibilità alle Società Sportive di entrata legale nella Scuola con interventi (12 al massimo) per presentare i diversi giochisport (nessun onere a carico della Scuola) e questa è stata una grossa conquista.

Ora la C.M. n. 466 e il Progetto Perseus (garantita la copertura finanziaria da parte del M.P.I. per gli interventi dei consulenti) offrono ulteriori e più ampie possibilità (autonomia scolastica, sponsor, consulenze, progetti, contributi, attrezzature, costituzione di Centri Pilota nella Scuola in orario extra-curricolare, etc.), ma  il tutto deve diventare operativo.

Molte sono le sperimentazioni in atto e ciò dimostra che siamo sulla buona strada, ma occorre evitare l'assalto incondizionato alla Scuola da parte delle Società Sportive alla ricerca dei campioni e dei talenti, trascurando tutto il resto della popolazione scolastica.

Così facendo, la Scuola, in pratica, si riappropria di un'attività che le compete e che può gestire meglio anche sotto forma di ASSOCIAZIONISMO SPORTIVO SCOLASTICO (Sport nella Scuola per le Scuole) nel più ampio quadro del "Progetto Ragazzi 2000", del "Progetto Giovani" nella Scuola Superiore, e in modo particolare dalla C.M. n. 466 e dal Progetto Perseus, utilizzando anche supporti esterni che possono essere offerti da Enti, Amministrazioni Locali, C.O.N.I., dalle Federazioni Sportive Nazionali, dagli Sponsor, etc. 

CONCLUSIONI  

L'Educazione ludico-motoria deve, quindi, nascere a Scuola, sin dalla Scuola d'Infanzia!

Concludiamo il nostro intervento con un invito.

Nel momento in cui l'attività motoria, ludica, fisica e sportiva, ha espugnato o sta espugnando "la cittadella della cultura", i suoi soldati hanno il diritto-dovere di difenderne la cittadinanza con la loro opera quotidiana assidua, appassionata, ma soprattutto convinta e qualificata dal punto di vista professionale.

I Genitori, gli Insegnanti, gli Istruttori, non devono, comunque, mai perdere di vista la loro funzione sociale e devono ricordarsi di diffondere una corretta cultura ludico-motoria anche a scuola e…………PROVIAMOCI!  

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