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L’occasione
dell’attività motoria
Alcune
riflessioni sull’insegnamento

Premessa
Nell’approccio
all’attività motoria ci troviamo nelle condizioni comuni a qualsiasi
insegnamento.
Si
tratta infatti di proporre un linguaggio, un modo di esprimersi secondo
regole e modalità da apprendere o da migliorare secondo i canoni
sperimentali di qualsiasi ricerca.
Per quanto si
tratti di cose che possono essere proposte come situazioni completamente
nuove dobbiamo ricordarci che comunque anche queste novità vanno a fare
parte di un modello che preesiste all’attività proposta, che è costato
energia e che pertanto va rispettato (può essere migliorato, non travolto
o stravolto).
In
altre parole bisogna assolutamente tenere
presente che non siamo di fronte ad una tabula rasa, uno strato di cera
sulla quale lasciare segni che sono già nella testa del maestro.
Il
maestro oltre a comunicare le regole del gioco, le più elementari, mette
il suo bagaglio di conoscenze a disposizione dell’allievo, ma ancor più
del suo allievo deve mettere al servizio della ricerca il suo senso della
possibilità, della relatività.
Un
maestro con idee rigide rende rigido il comportamento e quindi
l’apprendimento del suo allievo.
Non
occorre ricordare che il campione (o il genio) è sempre quello che fa
qualcosa di
non previsto o addirittura di eretico nei confronti del metodo, ma vale la
pena tenere in mente che ognuno di noi si diverte, è felice , e rende di
più se è libero di partecipare attivamente
alla ricerca del suo modo di esprimersi.
Che
cosa deve proporsi
l’insegnamento
dell’attività
motoria
a
- Migliore
capacità di espressione individuale (utilizzo al meglio delle risorse
individuali attraverso la conoscenza
e fiducia di esse). Il ruolo di colui che sa leggere e proporre ricerche
sempre in sintonia e continuità con le capacità di espressione motoria:
come sappiamo dalla fisica, e come vedremo poi in dettaglio, la forza che
si applica nella direzione di in altra forza ottiene un risultato
migliore: si lavora insieme, non contrapponendosi o imponendosi.
b
- Il
maestro lavora alla consapevolezza dei mezzi espressivi del suo allievo,
cura soprattutto l’obiettivo che l’allievo resti centrale nella
propria attenzione e non disperda energia applicando la forza in modo
inadeguato o contrappositivo.
I
mezzi espressivi propri dell’allievo, le sue risorse, sono sempre
disponibili secondo meccanismi nervosi e psichici molto efficaci e
semplici (stiamo parlando dei meccanismi di percezione azione ben
collaudati e non disturbati o contrastati).
c
- La fase di lavoro dell’allievo con il maestro (a qualsiasi
livello) serve ad amplificare
i meccanismi della collaborazione con se stesso.
La
collaborazione con se stesso,
lungi da essere utilizzabile solo nel campo dell’attività motoria,
diventa una forte motivazione del lavoro e a continuare il lavoro, al di là
del risultato tecnico il cui conseguimento può avere tempi lunghi.
Collocazione
del maestro
Affrontiamo
questo tema per ultimo, perché dovrebbe essere scontato.
Il
maestro è sempre dalla parte dell’allievo.
Osserviamo
questi tre esempi. Come si vede il maestro e gli allievi hanno un solo
punto di contato che è la decisione che li ha portati a collaborare.
Nel
primo caso:
il maestro si contrappone ai suoi allievi. La risultante dei vettori del
loro comportamento è molto ridotta.

Risultato
inferiore alle possibilità degli allievi.
Nel
secondo caso:
il maestro e gli allievi non si intendono per niente.

Sia
che il maestro sia in contrapposizione totale con l’allievo, sia che lo
sia l’allievo il lavoro non procede (due forze opposte non producono
lavoro).
Nel
terzo caso:
il maestro cerca di stare il più possibile dalla parte dei suoi allievi.
Quanto più riesce a mettersi in sintonia tanto migliore è il risultato
conseguito.

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