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L'attività
motoria
Parte
1
INTRODUZIONE
Origine
del termine
Introdotto
in Italia da S. De Sanctis nel 1929, il termine psicomotricità ha origine
francese e viene attribuito al neurologo E. Duprè il quale, facendo
seguito ai propri studi sulla debilità motoria (1907) e sulla
“paratonia” (1911), nel 1925 inquadrava in un’unica sindrome, da lui
denominata di “instabilità psicomotoria”, turbe sia di carattere
motorio sia di carattere psichico.
L’autore
per altro poneva in evidenza come vi fosse uno stretto legame tra deficit
psichici e quelli motori, con una maggiore dipendenza del deficit motorio
da quello psichico, per cui la rieducazione dell’uno influisce
favorevolmente sull’altro.
Tale
concetto era ribadito ed in seguito ampliato da H. Wallon il quale, in una
nutrita serie di lavori e nell’arco di vari lustri (1925-1956) metteva
in luce le correlazioni funzionali tra manifestazioni tonico-emotive e
motricità e tra motricità e sviluppo del pensiero.
Un
altro poderoso avallo ai concetti che sono a fondamento della
psicomotricità era dato dagli studi di psicologia genetica portati avanti
da J. Piaget e dalla sua scuola, e secondo i quali, durante l’infanzia
l’origine o genesi delle strutture cognitive scaturisce da precedenti
strutturazioni senso-motorie ed operative concrete.
Attualmente,
molti educatori s'interessano alla psicomotricità e della sua validità,
mentre per anni, il loro lavoro è stato impostato puntando soprattutto
sull’aspetto fisico e alla ricerca di un risultato evidente quasi
esclusivamente meccanico.
Infatti,
se si ammette che l’essere umano è una totalità fisopsichica, si
riconosce anche che nel discorso educativo rientra l’educazione
psicomotoria in quanto non si può dissociare tra loro gli elementi
affettivi, intellettivi, neuromotori e razionali d’ogni individuo.
La
psicomotricità è d'estrema importanza specialmente nei primi anni di
vita, ma è anche vero che essa può essere molto utile anche in seguito,
sia all’interno dell’ambiente scolastico sia fuori di questo.
Essa
mira, attraverso il collegamento di complessa attività, al raggiungimento
di molteplici effetti che riguardano comunque la totalità
dell’individuo.
E’
importante attivare e sollecitare in maniera sempre maggiore il soggetto
partendo eventualmente da funzioni già esistenti e stimolando attività
sempre più complesse.
Il
trovarsi di fronte ad una situazione nuova, determina una serie di nuove
connessioni, circuiti nervosi sempre più strutturati che passano
attraverso un'elaborazione delle informazioni, permettendo di giungere a
risultati positivi sotto più profili.
Basandoci
sulla teoria di Piaget, si può affermare che nel soggetto si sviluppa un
circuito di “assimilazione ed accomodamento” che continuamente lo
stimola a modificare l’ambiente ed a adattarsi a differenti contesti.
Il
soggetto inoltre si abitua a tradurre le sue azioni emotive in più
linguaggi comunicativi, creando delle relazioni fondamentali ed
indispensabili per inserirsi didatticamente nel mondo circostante.
La
psicomotricità, per tanto è di fondamentale importanza, perché ci
consente di giungere più rapidamente alla strutturazione dello schema
corporeo che si realizza partendo dalla conoscenza del proprio corpo e che
rappresenta l’elemento cardine di tutta l’educazione psicomotoria.
Proprio
attraverso le varie esperienze psicomotorie il bambino prima ed il ragazzo
poi, vive il proprio corpo ed arricchisce la conoscenza di sé stesso in
modo tale da giungere allo sviluppo dello schema corporeo che dovrebbe
essere completato verso i 12-13 anni.
Ma
anche oltre quest’età, il ruolo della psicomotricità diventa
esenziale, perché le eventuali carenze che si possono riscontrare possono
essere attenuate o rimosse con un’attività psico-motoria adeguata.
Per
il raggiungimento delle innumerevoli finalità che l’educazione
psicomotoria si pone, acquista particolare importanza il momento ludico,
il qual è l’ausilio più prezioso per ogni educatore.
L’apporto
dell’attività motoria sotto forma di gioco al progetto educativo è
molto significativo perché in essa convengono la potenzialità
psicofisica dell’individuo e sintetizza tutte quelle caratteristiche che
vanno a realizzare l’autonomia psicomotoria di ciascun allievo.
Attraverso
i giochi di movimento, infatti, il ragazzo impara a conoscere se stesso,
scopre il suo corpo e ne prende coscienza, esplora l’ambiente
circostante e ne diventa progressivamente padrone, mette in moto la
capacità di inventare, costruire, elaborare e contemporaneamente esprime
le sue tendenze ed i suoi bisogni interiori.
Un’altra
caratteristica del gioco, come importante contributo dell’educazione
psicomotoria, è rappresentata dall’aspetto socializzante che questo
offre.
Il
ruolo del gioco, come agente socializzante è notevole, in quanto crea un
ambiente eterogeneo dove s’instaurano importanti relazioni sociali e
permette un’integrazione graduale ed equilibrata dei singoli ragazzi nel
gruppo.
La
personalità del bambino è il risultato di una crescita lenta e graduale,
il suo sistema nervoso giunge alla maturità attraverso stadi e sequenze
naturali ed è la sintesi di funzioni diverse strettamente legate, che
mirano ad un risultato finale d’adattamento e di superamento.
Lo
scopo dell’educazione sarà dunque di guidare e di favorire questa
crescita e quest’adattamento nel bambino piccolo, e di ricostruire le
fasi mancate nello sviluppo del bambino disadattato.
a)
Il pensiero psicanalitico:
Secondo S. Freud, il bambino, nei primi anni di vita tende ad espellere
dal proprio io, tutto ciò che può comportare sensazioni sgradevoli, ed a
formare un io perfettamente endonistico (ricerca della soddisfazione), al
quale si oppone il mondo esterno, e questa ricerca dell’io edonistico è,
secondo Freud, legata ad una sessualità inconscia.
I
limiti di questo io primitivo vengono rettificati dall’esperienza, e
progressivamente l’io si distacca da ciò che rappresenta il mondo
esterno.
Per
la scuola freudiana, l’evoluzione della sessualità infantile comporta
diversi stadi.
-Lo
stadio orale, la cui manifestazione più precoce è la suzione.
-Lo
stadio anale o sadico anale: l’attività della zona anale la rende
adatta, come la zona boccale, ad estricare la sensibilità di un’altra
funzione fisiologica.
-Lo
stadio fallico: con l’esplorazione del mondo e l’identificazione
progressiva dell’immagine di sé, appaiono la differenziazione dei
sessi, il complesso di castrazione, lo sviluppo del complesso d’Edipo
(attaccamento al genitore di sesso opposto).
b)
L’approccio globale e psicobiologico di H. Wallon: Partendo
dalla patologia (osservazioni fatte su insufficienti mentali e sui
ritardati), H. Wallon ha individuato dei tipi psicomotori, riuscendo così
a precisare le tappe essenziali dell’evoluzione del bambino.
I
vari stadi sono:
-Stadio
dell’impulsività motoria, contemporaneo alla nascita: gli atti sono
semplici scariche di riflessi o di automatismi.
-Stadio
emotivo: le prime emozioni si estrinsecano attraverso il tono muscolare e
la funzione posturale.
-Stadio
senso-motorio: mutua coordinazione delle diverse percezioni
(deambulazione, formazione del linguaggio).
-Stadio
proiettivo: instaurazione della mobilità intenzionale diretta verso
l’oggetto.
-Stadio
del personalismo: coscienza, poi affermazione ed utilizzazione dell’io.
In
tutti gli stadi, il dinamismo motorio è strettamente legato all’attività
mentale.
H.
Wallon sostiene che i diversi stadi debbano essere considerati come degli
insiemi, che traggono il loro valore dalla loro successione cronologica,
dalla loro discontinuità, e dal loro intersecarsi con altre attività,
nel corso delle diverse tappe dello sviluppo del bambino piccolo.
c)
L’approccio analitico e psicogenetico di J. Piaget:
J. Piaget osservò con continuità lo sviluppo dei bambini piccoli ed
elaborò le manifestazioni successive di questo sviluppo.
Per
Piaget, come l’organismo fisico si evolve a spese dell’ambiente, per
assimilazione degli elementi che lo costituiscono, così, gli schemi
motori si trovano in costante relazione con le circostanze esterne che
esprimono la loro crescita e le loro trasformazioni, dato che non vi è
assimilazione adattamento simultaneo.
Vi
è quindi una continuità funzionale tra l’attività senso-motoria e la
rappresentazione, e tale continuità dà il via al costituirsi di
strutture successive.
d)Il
metodo descrittivo di A. Gesell: Secondo
A. Gesell, la crescita è un processo di strutturazione data dai
cambiamenti strutturati nelle cellule nervose, le quali comportano
modificazioni nelle strutture del comportamento.
Il
bambino non nasce con percezioni già organizzate, esse devono essere
sviluppate, attraverso l’esperienza e con la crescente maturità delle
cellule sensoriali, motorie e di coordinazione.
Gesell
distingue quattro sfere di azione le quali si sviluppano in sincronia:
1)
Il comportamento motorio: postura, locomozione e prensione.
2)
Il comportamento adattivo: capacità di percepire elementi
significativi di una situazione e servirsene per adattarsi a delle nuove
situazioni.
3)
Il comportamento verbale: tutte le forme di comunicazione.
4)
Il comportamento personale e sociale: reazioni personali rispetto
ad altre persone e alla cultura sociale
CAPITOLO
PRIMO
L’EVOLUZIONE
PSICOMOTORIA FINO A TRE ANNI, CONSEGUENZE EDUCATIVE.
Premessa:
Il
comportamento del neonato si sviluppa come un’unità, e le varie
reazioni specifiche vengono ad intersecarsi con un fine in funzione di un
insieme.
L’unità
raggiunta non viene quindi posta in essere come un qualcosa da
conquistare, ma bensì da preservare.
L’integrazione
corrisponde all’attuazione, nel corso dello sviluppo, delle principali
funzioni dalle quali dipende l’unità dell’essere.
Durante
il periodo di vita intrauterina, la funzione muscolare rappresenta il
primo modo d’espressione dell’embrione.
Essa
viene esercitata molto prima che l’individuo sia capace di reagire ad
una stimolazione sensoriale d’origine esterna; ovvero, il sistema motore
è capace di scatenare e di mantenere la propria attività senza
necessitare di stimoli sensoriali.
Il
tono, che è la manifestazione più evidente dell’energia biologica,
caratterizza in ogni istante il dinamismo proprio dell’organismo.
Nel
corso della vita fetale, l’organismo del bimbo è in simbiosi fusionale
con quello della madre e le esigenze metaboliche della sua crescita sono
assicurate in relazione ai suoi bisogni.
Dopo
la nascita, il bimbo, che viene separato dalla circolazione sanguigna
materna, vive l’alternanza tra una sensazione di privazione, data
dall’abbassamento di concentrazione dei metabolici del sangue e la
soddisfazione di questo bisogno fondamentale.
Il
periodo narcisistico primario, che si sviluppa fino ai due mesi, è
caratterizzato dall’istaurarsi di questa forza pulsionale, primo motore
del comportamento.
Il
neonato si alterna allora tra uno stato di bisogno che si evidenzia con
un’elevazione del tono all’origine di scariche muscolari impulsive, di
crisi, e uno stato di quiete, che non è definito piacere e si manifesta
con un abbassamento del tono stesso.
L’equilibrio
di questo comportamento tonico-emozionale, il quale traduce l’unità
dell’essere, è il risultato dell’attenzione che l’ambiente
circostante presta al bambino.
Se
questa fase di vita non affiora alla coscienza del bambino, è dimostrato
e quindi certo che le esperienze corporee vissute restano inscritte,
grazie ad una vera memoria del corpo, che è la forma più primitiva
dell’inconscio.
Dalle
prime settimane, soprattutto nel corso dello stadio pre-oggettuale (fino a
sei mesi), il comportamento si organizza anche sotto l’influenza delle
stimolazioni sensoriali.
Infatti,
gli studi recenti hanno messo l’accento sull’importanza delle
stimolazioni esterne provocate dall’ambiente umano circostante
nell’organizzazione dell’equilibrio tonico-emozionale del bambino.
Nel
corso della vita intra-uterina, il feto viveva già in un universo di
sensazioni cutanee sonore e propriocettive.
Il
passaggio alla vita aerea sembra creare un vero bisogno d'esercizio delle
strutture sensoriali.
In
particolare, i contatti cutanei si rivelano di un’importanza grande
quanto i bisogni nutritivi nell’istaurarsi dell’equilibrio affettivo
del bambino.
Questo
ruolo soggettivo, svolto dalla sensorialità si completa con
l’importanza che essa riveste nell’organizzazione dei primi
automatismi acquisiti, che sono all’origine delle future prassi.
Attraverso
il gioco delle reazioni circolari, le strutture motorie si organizzano
partendo dalle stimolazioni esterne aventi il ruolo di segnali.
L’attività
senso-motoria non si sviluppa soltanto a partire dalle stimolazioni
esterne, ma anche dalle informazioni propriocettive, labirintiche ed
articolari, che sono all’origine delle reazioni di equilibrio nei primi
aggiustamenti posturali, per cui la coordinazione esige l’intervento
dell’archeo-cervelletto.
Pare
veramente che l’organizzazione tonica che presiede all’aggiustamento
posturale, sia all’origine di una forma primitiva di coscienza, che si
sovrappone alla coscienza vegetativa iniziale.
E’
intorno alla sesta settimana che l’entrata in attività del grande lobo
libico permette al bambino di associare la soddisfazione dei suoi bisogni
fondamentali a tale o tal altro indice sensoriale.
Egli
diventa quindi capace di legare ciò che prova a delle caratteristiche
oggettive dell’ambiente circostante.
Potrà
disporre, così, di una vera memoria affettiva, essendo in grado di
svolgere un ruolo anticipatore.
Da
questo momento non solo sentirà il piacere, ma avrà la possibilità di
prevederlo.
All’ottavo
mese, l’entrata nello stadio oggettuale rappresenta una nuova tappa
importante nell’evoluzione dell’io.
Lo
stadio pre-oggettuale corrisponde ad una vera simbiosi affettiva tra il
bambino e la madre “dispensatrice” di nutrimento e di quiete.
La
madre è, con la sua presenza, indispensabile per tutte le esperienze
emozionali del bambino.
Fino
ad otto mesi, il bambino ha della madre solo una conoscenza vissuta,
acquisita attraverso il “dialogo tonico”.
Sebbene
senta una certa insoddisfazione quando qualcun altro si occupa di lui, non
ha ancora identificato la madre come oggetto.
Nello
stadio oggettuale, a questa conoscenza sincretica, subentra una vera
identificazione della figura materna.
Il
percepirla come persona privilegiata porta ad un investimento d’energia
su di lei, come “oggetto libidinale”, che ha perciò un valore
strutturante.
Nella
misura in cui l’esperienza vissuta permette al bambino di associare il
piacere della presenza materna, la sua assenza provoca una frustrazione
che spiega senza dubbio “l’angoscia dell’ottavo mese”.
L’esperienza
della frustrazione ha un aspetto dinamico perché la perdita momentanea
“dell’oggetto libidinale” è all’origine del desiderio, che spinge
all’attività intenzionale.
Nasce
così l’immagine materna, frutto della rappresentazione mentale, primo
supporto dell’esercizio della funzione simbolica.
A
partire da questo periodo, potrà instaurarsi un vero dialogo tra il
bambino e l’ambiente umano che lo circonda, se la madre saprà
facilitarlo evitando di polarizzare tutta l’affettività del bambino.
Dal
secondo anno, l’organizzazione dell’io si sviluppa intorno alla
relazione con l’oggetto materiale.
Quando
l’ambiente naturale nel quale si sviluppa il bambino è riuscito a
soddisfare pienamente, col suo comportamento, i bisogni, rispettandone il
“principio del piacere”, gli interessi di quest’ultimo, che fino
allora si rivolgevano essenzialmente verso le persone, s’indirizzeranno
anche verso le cose.
L’investigazione
condotta sugli oggetti circostanti si traduce in un’attività
percettivo-motoria che permette l’acquisizione rapida delle prassi,
assicurando lo sviluppo della funzione d’aggiustamento, dando così un
nuovo supporto all’organizzazione percettiva.
D’altra
parte l’azione sull’oggetto permette al bambino di sperimentare la
complessità e la resistenza del reale, pur facendo esperienza della sua
efficacia e della sua unità.
L’attitudine
dell’ambiente umano di fronte all’esperienza del bambino davanti
all’oggetto è fondamentale, perché condiziona il modo in cui il
bambino vive la sua attività corporea.
L’adulto
deve incitare il bambino ad affrontare l’ambiente e a valorizzare i suoi
successi, per fargli vivere l’esperienza di un corpo efficace.
L’ambiente
umano, d’altra parte, deve fare accettare al bambino alcuni limiti alle
sue attività ed incitarlo a soprassedere ad alcune di queste esperienze,
se non altro per ragioni di semplice sicurezza.
Il
bambino farà così esperienza del “principio di realtà”, che è
all’origine dell’attività di controllo che egli potrà in seguito
esercitare sulle sue pulsioni.
1.1Le prime esperienze psico-affettive: il
bambino alla scoperta dell’altro
Nel
corso della vita intrauterina, i bisogni metabolici del feto sono
automaticamente soddisfatti.
La
sua attività motoria si esprime attraverso un vero comportamento
posturale, che si manifesta molto precocemente attraverso il suo
riequilibrarsi nel liquido amniotico grazie alla stimolazione labirintica.
Verso
la sedicesima settimana, i movimenti diventano più numerosi e più
consistenti e si hanno sia spontaneamente sia per un effetto di una
stimolazione sensoriale.
Alla
nascita questa situazione privilegiata cessa; dopo il taglio del cordone
ombelicale, il giovane organismo, posto in un ambiente estraneo, è
totalmente incapace di provvedere ai suoi bisogni vitali.
Solo
la presenza di una condizione umana affettuosa trasformerà questo
ambiente da ostile in favorevole allo sviluppo.
Il
carattere d’urgenza si manifesta inizialmente attraverso la funzione
metabolica: la respirazione, l’alimentazione, l’escrezione e le prime
esigenze affettive del neonato, concernenti le necessità della sua
sopravvivenza, giustificano la denominazione di stadio narcisistico
primario dato da Freud a questo periodo della vita del lattante.
Le
funzioni di relazione, muscolari e sensoriali, restano povere.
La
sua motricità si limita a reazioni impulsive essenzialmente localizzate
agli arti.
Dal
suo arrivo nell’ambiente aereo, la quantità di segnali e la loro qualità
aumentano e ne risulta un’attivazione significativa del processo di
maturazione sensoriale e dei centri nervosi corrispondenti.
Le
stimolazioni cutanee, visive, uditive causate dalla presenza umana ora
divengono un fattore essenziale di sviluppo che rende il bambino di due
mesi capace di stabilire un contatto attivo con l’ambiente circostante.
L’affettività
del bambino si orienta allora non più solo su se stesso, ma su un oggetto
esterno privilegiato non ancora identificato.
E’
lo stadio dell’oggetto precursore di Spitz.
Nicholas
e Baron sostengono che: l’attività degli elementi sensoriali è
d’estrema importanza per accelerare la maturazione e coordinare
l’attività dei gruppi muscolari.
Lo
studio delle sequenze del comportamento dai tre ai sei mesi ci fa
assistere al passaggio del feto dal periodo neuro-motorio al periodo
sensorio-motorio.
Alla
motricità spontanea e diffusa, subentra un’organizzazione progressiva
che permette un migliore adattamento delle risposte muscolari alle
condizioni esterne.
La
sensibilità cutanea- Le prime risposte muscolari si ottengono tra
l’ottava e la nona settimana come reazione ad eccitazioni cutanee.
La
sensibilità uditiva- Le stimolazioni sonore danno inizio un mese prima
della nascita, a movimenti del feto.
Attualmente
in seguito a ricerche del dott. Tomatis, si ammette che l’universo del
feto d’otto mesi è fatto di una musica sorda, animata dai battiti
cardiaci, dai rumori intestinali, dalla voce materna.
La
sensibilità visiva- Alla nascita, l’apparato visivo non è interamente
funzionale.
Al
settimo mese, la retina presenta presso a poco la struttura che avrà
nell’adulto.
Il
sistema arcaico rappresentato dalla visione ambientale è già funzionale,
la visione maculare, che esige un’attività motoria visiva molto
elaborata, si sviluppa soltanto dopo la nascita.
a)
La rottura dell’equilibrio dopo la nascita
Un
parto effettuato in cattive condizioni provoca turbe a volte
irreversibili.
L’anoxia
della nascita, anche breve, non soltanto può provocare lesioni al sistema
nervoso centrale, ma può avere conseguenze anche per il comportamento
futuro.
Quando
il passaggio in ambiente areato non riveste tale carattere drammatico,
esso gioca un ruolo positivo, accelerando il processo di maturazione.
Sul
piano della motricità, la nascita non ha un significato particolare.
La
motricità del neonato fino a due mesi resta di tipo sub-corticale, come
nel feto.
I
centri nervosi di encefalici e mesencefalici, in effetti, hanno un netto
vantaggio di maturazione sulla corteccia cerebrale.
Ne
deriva un comportamento dominato completamente dai bisogni organici e
ritmato dall’alternanza alimentazione-sonno.
In
questo stadio “d’impulsività motoria”, secondo l’espressione del
Wallon, i gesti non sono orientati e somigliano più a crisi motorie che a
movimenti coordinati.
Questi
spasmi sono accompagnati da grida, semplici reazioni toniche che traducono
generalmente sensazioni di bisogni percepiti come privazioni.
1.2 La Capacità motoria del neonato
La
motricità del neonato resta di tipo sub-corticale e rappresenta il
prolungamento dell’attività fetale.
La
formazione reticolare è giunta a maturazione verso gli otto mesi, da
questo periodo, ha come funzione principale l’organizzazione unitaria
del tono a partire dall’insieme delle informazioni che vi convergono.
Due
grandi sistemi intervengono per modulare l’attività reticolare e quindi
per modificare il tono:
-
Il cervelletto, parte principale del sistema posturale o prismatico di
Weiss, il cui ruolo consisterà nel preparare la muscolatura alle diverse
attività.
-
L’ipotalamo e l’insieme delle ghiandole endocrine.
Quest’ultimo
sistema, fa variare il tono in funzione dei grandi bisogni
dell’organismo e conferisce alla muscolatura un significato particolare
nell’espressione della vita effettiva del neonato.
a)
Osservazione del comportamento spontaneo:
E’
interessante osservare il neonato in uno stato di quiete digestiva: due
ore dopo la poppata, ed un’ora circa prima di quella seguente, può
essere ottenuto lo stato di veglia calmo.
Si
proverà la sua sensibilità alla luce ponendo davanti ad una finestra o a
qualche altra fonte luminosa non troppo viva, volgendolo da destra a
sinistra.
Si
osserva che i suoi globi oculari restano fissi verso la sorgente luminosa.
Si
valuterà il suo udito per mezzo delle sue reazioni alla voce.
Si
osserverà il riflesso cocleo-palpebrale: battito di ciglia al rumore.
La
mobilità spontanea è valutata globalmente, si può osservare:
a)
Postura: nel bimbo normale i quattro arti sono in flessione.La
testa e la spina dorsale riposano distesi sul tavolo d’esame. Se
sopravviene una rotazione cefalica laterale, essa provoca una
modificazione del tono degli arti: braccia e gambe si flettono dal lato
occipitale e si distendono dal lato facciale: è il riflesso tonico
asimmetrico del collo. La regolazione posturale, assicurata dal
cervelletto, segna una regressione apparente in rapporto alla vita
intra-uterina, perché il tono di base è sufficiente per equilibrare
l’azione della gravità, rendendo quasi impossibile ogni adattamento
posturale complessivo. Quest’ipotesi sul neonato può essere verificata
con la ricerca dell’estensibilità muscolare.
b)L’attività
di massa: studiata da Irwin (1930), interessa tutta la muscolatura, ed è
caratterizzata dall’irradiazione diffusa del movimento. Questa motricità
è anarchica, esplosiva, disadattata, essa sembra rispondere a stimoli
interocettivi.
c)
L’attività segmentarla: studiata da Bergeron (1947), è
bilaterale ed asimmetrica. I movimenti osservati con più frequenza sono:
-
estensione e flessione degli arti.
-
Incrocio dei piedi e ripristino della posizione di partenza.
-
La mano a volte si chiude a pugno con il pollice ripiegato
all’interno, a volte si apre a ventaglio.
Quest’attività
è verosimilmente sotto la dipendenza delle correnti elettro-toniche
intrinseche (teoria di Gesell) dei neuroni midollari.
Quando
tali correnti sono abbastanza forti da superare la soglia, i neuroni
entrano in azione.
Queste
correnti possono essere rinforzate dalle stimolazione esterne che
provengono in particolare dai recettori cutanei.
E’
interessante costatare che questa mobilità spontanea cresce in funzione
degli stadi di tensione della nutrizione, in particolare quando si
manifesta il bisogno alimentare.
Ciò
mette in evidenza la stretta correlazione che esiste tra tono muscolare,
bisogno ed affettività.
b)
I riflessi arcaici
Sono
caratteristici dei primi due mesi di vita.
Rappresentano
un insieme di reazioni innate, caratterizzate da modificazioni della
distribuzione tonica, sotto l’aspetto di riflessi di raddrizzamento e
d’automatismi ritmici degli arti.
Il
punto di partenza per questi riflessi è sia propriocettivo, sia
esterocettivo (soprattutto cutaneo).
Essi
sono coordinati dal midollo, che svolge il ruolo di centro di comando,
grazie alla sua attività intersegmentaria.
Il
poleo-cervelletto assicura il riassetto tonico in funzione del riferimento
alla verticalità data dal sistema labirintico:
-
Marcia automatica, descritta da A. Thomas
Se
si prende il bimbo sostenendone il torace sotto le braccia e si mantiene
la testa in avanti, mentre le piante dei piedi poggiano al suolo, si
osserva una notevole contrazione degli arti inferiori in estensione, poi
del tronco.
E’
il riflesso d’estensione. Se s’inclina il tronco in avanti, si vedono
allora gli arti spostarsi alternativamente in avanti se l’operatore
assicura la propulsione. Sono movimenti lenti, regolarmente alternati e
ritmati.
-
Il “riflesso di prensione” di MacGraw
La
stimolazione del palmo della mano o della faccia palmare delle dita
provoca i seguenti fenomeni:
-
la chiusura della mano, pollice in fuori;
-
il mantenimento in tensione dei flessori;
-
se l’osservatore allora solleva le sue mani, la contrazione delle dita
si estende a tutti i flessori dell’avambraccio e del braccio.
Al
bimbo è allora possibile sostenere tutto o in parte il peso del suo
corpo. Ciò permette di valutare il tono attivo degli arti superiori.
-
Il riflesso di Moro o delle braccia in croce
Quando
il bimbo viene messo in posizione seduta, egli drizza la testa e dopo aver
superato la verticale cade indietro. Il cambiamento d’angolazione della
testa in rapporto al tronco scatena il riflesso di Moro, dove si notano
tre componenti:
-estensione,
-abduzione
delle braccia,
-apertura
delle mani, il tutto accompagnato da un grido.
-
Gli automatismi vitali
Assicurano
la sopravvivenza del neonato, perché tengono sotto la loro dipendenza il
gioco delle funzioni metaboliche in rapporto con la respirazione e
l’alimentazione.
La
formazione reticolare bulbo-protuberenziale assicura la coordinazione
dell’attività dei nuclei dei nervi cranici e del midollo cervicale da
cui dipendono questi automatismi. Se alla nascita essi sono funzionali, i
meccanismi neuromotori dai quali dipendono sono stati oggetto di esercizio
molto prima della nascita.
-
L’automatismo respiratorio
Minkowski
nota per la prima volta verso i cinque mesi delle contrazioni ritmiche del
torace, che vengono chiamate col nome di movimenti respiratori di Ahlfeld.
Esse provocano un flusso e un riflusso di liquido amniotico nella trachea.
-
L’automatismo di suzione
Prima
dei sette mesi il neonato ha la capacità di succhiare e di inghiottire,
ma non può alimentarsi per suzione. Solo a partire dall’ottavo mese
diviene possibile la suzione, grazie alla sinergia funzionale della
muscolatura labioglosso-faringea. Ecco la descrizione che ne dà Gesell:
“Le
labbra del neonato sono capaci di stringere il capezzolo o la tettarella
con una forza sufficiente a rendere la chiusura ermetica. In tal modo si
crea un vero diaframma: d’altra parte l’ugola ed il velo ostruiscono
l’orificio della faringe. Il cedimento della mascella inferiore e della
lingua crea una pressione negativa nella cavità boccale. I movimenti
ritmici delle labbra spingono il liquido alimentare in questa cavità a
pressione negativa”.
1.3
Le esperienze sensoriali dopo la nascita
La
funzione muscolare attraversa una fase di rallentamento; l’arrivo nell’ambiente
aerato, invece, moltiplica la quantità e la qualità delle stimolazioni
sensoriali. Tali informazioni non conducono a vere percezioni, ma svolgono
tuttavia un ruolo importante nell’organizzazione della sensorialità e
nella maturazione dei centri nervosi.
Soltanto
gli oggetti posti a circa venti centimetri sono proiettati nettamente
sulla retina. Nel corso del secondo mese, l’accomodamento migliora
progressivamente e, a tre mesi e mezzo, raggiunge la sua efficacia
massima. Lo stato di “veglia attenta”, che per definizione comprende
movimenti oculari periodici accompagnati da un debole movimento del corpo,
appare subito dopo la nascita. Tuttavia, solo a partire dalla seconda o
terza settimana, quando il bimbo è più spesso sveglio, si osservano
movimenti oculari spontanei più frequenti. I movimenti oculari possono
essere provocati anche con stimolazione luminosa. Fin dalla quarta
settimana, il bimbo può seguire uno spostamento orizzontale, mentre
bisogna attendere nove settimane per uno spostamento verticale e dieci
settimane per un inseguimento circolare.
Fino
a sei settimane, uno stimolo mobile determina piuttosto una successione di
riflessi di fissazione che un vero inseguimento visivo.
Alla
nascita i bimbi sono sensibili ad alcune differenze di lunghezza d’onda
delle radiazioni luminose.
Essi
rivolgono più attenzione a oggetti colorati che ad oggetti grigi, mentre
sono più attratti da oggetti neri e bianchi che da oggetti a tinta unita.
Quanto alle preferenze accordate ad alcuni piuttosto che ad altri colori,
esse sono estremamente mutevoli.
I
rumori complessi costituiscono stimoli efficaci. Vi è una stretta
relazione tra l’intensità dello stimolo e la risposta.
Anche l’altezza del
suono ha la sua importanza: le risposte si producono più per suoni di
bassa frequenza (gravi) che per suoni di alta frequenza (acuti).
Il bimbo, inoltre, si
orienta molto precocemente in relazione all’ascolto di un suono
sufficientemente intenso.
1.4
I
comportamenti fondamentali del neonato
Essi
riguardano soprattutto la soddisfazione dei bisogni alimentari e del
sonno, che sono, d'altronde, strettamente legati.
a)
l'alimentazione del neonato:
L'alimentazione
presenta quattro fasi legate tra di loro. Il risveglio comportamentale,
che corrisponde ad un bisogno biologico creato da condizioni energetiche,
osmotiche o endocrine particolari dell’ambiente interno.
L’ipotalamo, è il
centro nervoso che permette l’adattamento del comportamento allo stato
fisiologico presente.
Questo
risveglio si tradurrà in un aumento generale di attività, grazie al
gioco d’interazioni complesse tra l’ipotalamo laterale ed il sistema
reticolare attivatore del mesencefalo.
Questa
attività si tradurrà in scariche toniche che divengono sempre più
intense.
La
facilitazione sensoriale selettiva privilegia elementi d’informazione
che provengono dall’ambiente che permettono di giungere alla
soddisfazione del bisogno biologico.
Nel
caso in esame gli stimoli privilegiati sono rappresentati dall’eccitazione
della mucosa, la cui soglia è abbassata. E’ sufficiente allora eccitare
leggermente la mucosa boccale perché si avvii l’automatismo della
suzione, meccanismo innato, indispensabile alla soddisfazione del bisogno.
Il
suo ripetersi determina un consolidamento ed un affinamento che gli
conferiscono una possibilità di generalizzazione fino a renderlo capace
di adattarsi a situazioni leggermente diverse (succhiare a vuoto,
succhiare oggetti diversi).
b) Il sonno del
neonato
Il
sonno del neonato è inizialmente dominato da motivazioni istintive, in
particolare quelle della fame.
Alla
tensione (Fame=disagio) succede, dopo la poppata, uno stato di
soddisfazione (sazietà=distensione) che provoca ipotonia e sonno.
Il sonno, dunque,
rappresenta il risultato di un’esperienza soddisfacente.
Alla
nascita, la durata totale del sonno quotidiano è molto lunga, poi diventa
progressivamente più breve.
Le
cifre medie sono di 23 ore alla nascita, da 19 a 20 ore dopo un mese.
Tuttavia,
il sonno del neonato è irregolare e si regolarizza spontaneamente solo
tra il primo ed il secondo mese di vita. Si conoscono due tipi di sonno:
-lo
stato di sonno con onde corticali lente (sonno lento), che può essere
profondo o leggero.
-lo
stato di sonno con attività rapide corticali, costituito da rapidi
movimenti oculari e da un rilassamento muscolare completo chiamato fase
paradossale del sonno.
1.5
Le condizioni dell’attività del
neonato:L’ambiente umano
Il
comportamento del neonato oscilla tra uno stato d’insoddisfazione ed uno
stato di quiete, ai quali sono legate reazioni toniche e viscerale.
Il
bisogno si manifesta insieme a scariche toniche sempre più significative,
che si traducono in uno stato di esuberanza motoria.
La
distensione muscolare associata la sonno segue di poco la soddisfazione
del bisogno.
Queste
oscillazioni rappresentano indizi preziosi nella misura in cui l’ambiente
è attento al vissuto effettivo del neonato.
La
vera comunicazione che si stabilirà tra il bimbo ed il suo ambiente
rappresenta uno dei fattori principali dello sviluppo.
Il
bimbo, per svilupparsi, ha bisogno di stimoli umani.
L’intimità
fisica che si stabilisce tra la madre ed il neonato è stata paragonata ad
una vera simbiosi.
I
momenti privilegiati di questa simbiosi sono l’allattamento, il bagno, e
quando il bimbo viene vestito.
Nell’allattamento,
il bimbo è in relazione corpo a corpo con la madre, ne sente il calore,
il contatto cutaneo; questa relazione è fatta anche dell’odore, delle
parole e del viso materno; tale rito che si ripete aritmicamente ogni tre
ore, non può non abituare il bimbo ad una certa presenza sempre stabile.
Il
contatto corporeo neonato-madre costituisce un importante rituale come
quello del bagno e della pulizia, con le relative azioni del riscaldare,
asciugare , vestire, che apportano al bimbo tutta una serie di sensazioni
cutanee.
In questo scambio
cutaneo, il bimbo è collegato all’istinto materno, perché le reazioni
toniche della madre che afferra il bimbo esprimono fedelmente la sua ansia
o le sue reazioni emozionali, che non saranno senza effetti sul tono del
bimbo stesso.
Anche
la comunicazione con gli altri non è il risultato di un semplice
condizionamento, ma corrisponde ad un bisogno fondamentale analogo al
bisogno alimentare; il neonato ricerca la comunicazione attraverso l’udito
e la vista.
Ancor
prima che il suo sistema visivo sia capace di analizzare dei dettagli, il
bimbo, attraverso lo sguardo, compie atti sociali che, per quanto
rudimentali, sono specifici.
Sembra che lo stimolo
principale sia costituito dall’atteggiamento dell’adulto e dall’espressione
d’interesse che egli manifesta verso il bambino.
La
“preparola” rappresenta una forma rudimentale della parola che
comprende movimenti di labbra, di lingua, associati a movimenti di
braccia, di mani a balbettii, a
cenni del capo, a gridi, a sguardi e a sorrisi.
Verso
le otto settimane, questa forma di comunicazione è già ben sviluppata,
sono soprattutto i contatti con l’ambiente umano a giocare un ruolo
determinante nell’assicurare lo sviluppo in condizioni favorevoli.
1.6
La
mimica del bambino
L’apparire
del primo sorriso tra le sei e le otto settimane, rappresenta la prima
reazione mimica provocata dall’ambiente.
E’
il segno delle prime relazioni sociali che si snodano tra il bimbo ed il
mondo che lo circondano; esso si manifesta in alcune situazione
privilegiate sul piano relazionale: alla fine di una poppata o quando il
bimbo ha la sensazione che ci si interessi di lui.
Il
primo sorriso è spesso rivolto alla madre, ma in seguito si generalizza e
può prodursi in presenza di un qualsiasi volto umano.
Il
sorriso, dunque, non è la prova che il bimbo riconosca il viso materno.
Non
ha importanza la forma-segnale; qualunque sia il volto e gli occhi, da
essi può nascere il sorriso ne l bimbo, perché vengono visti di fronte e
in movimento.
Tale reazione è legata
all’attività materna nella misura in cui la scoperta della forma-segno
è avvenuta durante la poppata ed è stata rinforzata dal piacere interno
che ne deriva.
Bisogna,
dunque, attribuire questo interesse speciale del bimbo per il volto umano
al fatto che esso accompagna tutte le esperienze di soddisfazione che il
bimbo prova.
Attorno
ai sei mesi scompare il sorriso un po’ automatico del bimbo, perché
egli inizia a distinguere tra i volti familiari e quelli sconosciuti.
Solo
tra i sette e gli otto mesi verrà identificata veramente l’immagine
della madre.
Tale
affermazione colpisce spesso le madri, perché esse sentono intuitivamente
che il bimbo le riconosce molto prima di questa età.
Non
bisogna confondere il semplice riconoscimento, che si situa a livello del
vissuto e può provocare un comportamento adattato, con la vera
percezione, che implica la sintesi di dati precedentemente discriminati a
livello di differenti campi percettivi.
1.7
Il bambino alla scoperta del
mondo degli oggetti:
a) L’evoluzione
del tono posturale
L’attività
fondamentale primaria e permanente del muscolo è l’attività tonica che
non soltanto traduce fedelmente il vissuto emotivo dell’organismo, ma
forma anche la trama di fondo delle attività prassiche.
Fin
dalla comparsa dei riflessi arcaici, in cui si esprime oggettivamente il
ruolo inibitore della corteccia, il tono posturale si organizzerà grazie
all’entrata in funzione del sistema ereismatico (Weiss), il cui centro
principale è il cervelletto.
-
nel corso del 3° mese, il tono dei muscoli della nuca e del collo
si organizzerà in funzione di posizioni prese dall’asse corporeo.
Quando il bimbo passa dalla posizione allungata alla posizione seduta con
sostegno, la sua testa si tiene ben ferma, il collo serve da supporto
solido affinché il bimbo possa orientare il suo sguardo sotto l’effetto
di uno stimolo visivo o sonoro.
-
Tra il 6° e l’8° mese, il bimbo conquisterà la verticalità e
si equilibrerà in posizione seduta.Questa acquisizione posturale
permetterà al bimbo di avere una visione più globale dell’ambiente
grazie alle possibilità di affinamento dei movimenti associati degli
occhi e della testa. In tale posizione, egli avrà più possibilità di
proseguire le sue esperienze di manipolazione, perché le braccia sono
completamente libere e il tono della cintura scapolare si rafforzerà.
-
Tra il 9° e il 12° mese, il bambino rinforzerà la sua cintura
pelvica, prima aggrappandosi e strisciando, poi sollevandosi carponi, con
l’impiego delle mani e dei piedi, preludio indispensabile alla stazione
eretta. Tra il 10° ed il 12° mese si terrà in piedi in modo prolungato
con appoggio ed arriverà così alla posizione bipede, inizialmente
incerta, poi sempre più sicura.
b)
L’evoluzione della prensione
Si
rileva lo stretto legame esistente tra lo sviluppo sensoriale tattile e l’evoluzione
della “destrezza”.
Finchè
l’insieme funzionale che sfocia nella palpazione, così importante nell’esplorazione
dell’ambiente circostante e del proprio corpo, non è sufficientemente
maturo, il solo mezzo per il fanciullo di esercitare una sensibile
attività tattile è il ricorso all’esplorazione boccale.
Al
contrario, fin dal momento in cui la motricità della mano e delle dita
rende possibile l’esercizio della palpazione e nella misura in cui non
vi sono altri problemi sul piano relazionale, l’attività esplorativa
tornerà alla mano.
Per parecchi mesi il
lattante prende contatto e scopre il mondo circostante con l’aiuto delle
sue mani.
Con
Halverson e Koupernik, si possono considerare quattro tappe nella
prensione:
a)
prima tappa: fin dal manifestarsi del “riflesso dell’afferrare”,
verso i due mesi, comincia “il gioco di mano”. Per il bimbo l’attività
consiste nel non mantenere i pugni chiusi, ma nell’aprirli.
Li
porta alla bocca, afferra una mano con l’altra mano. Egli riesce a
guardare per breve tempo le sue dita. In torno alla sedicesima settimana,
potrà seguire con gli occhi gli spostamenti di una delle sue mani. E’
uno dei primi segni di una crescente attività corticale, che sboccherà
nelle vere attività intenzionali, cioè finalizzate ed orientate verso
uno scopo percepito.
b)
Seconda tappa: inizio della prensione (da 4 a 6 mesi). Tra i 4 e i
6 mesi, il bimbo non si contenta più di manipolare le sue mani o i suoi
piedi, ma la vista di oggetto tentatore provocherà un accrescimento dell’intensità
dello sguardo ed un’agitazione dei due arti superiori. A questa età si
può parlare di movimenti intenzionali delle braccia, poiché il bimbo,
tra i 4 e i 5 mesi, riesce a seguire e ad afferrare l’oggetto; a 5 mesi,
è acquisita la prensione volontaria.
c)
Terza tappa : periodo della manipolazione dai 6 ai 10 mesi. L’acquisizione
della stazione seduta e la migliore efficacia dell’organizzazione
teleo-cinetica permetteranno il perfezionamento delle due componenti del
movimento di prensione: l’avvicinare la mano e la presa dell’oggetto.
A 6 mesi l’avvicinamento è laterale. La spalla è la sola articolazione
mobile. La prensione è palmare: l’oggetto viene afferrato tra le ultime
dita e il palmo. A 7-8 mesi, l’avvicinamento è meno laterale, ma è
ancora l’azione della spalla a dominare. La presa dell’oggetto avviene
con l’aiuto del pollice, che fa da paraurti. A questo stadio, il bimbo
diviene capace di passare un oggetto da una mano all’altra. Tra il
9°-10° mese, la prensione acquisterà le caratteristiche definitive
relativamente alla coordinazione. L’avvicinamento diventa diretto e
avviene mettendo in azione la spalla, il gomito, le articolazioni del
pugno e della mano. La presa è caratterizzata dalla utilizzazione della
“pinza”, cioè il bimbo può portare delicatamente in opposizione
pollice ed indice. Alla fine di questo periodo, è acquisita la
manutenzione delle fibre piramidali da cui dipende tutto il controllo dei
muscoli della mano e delle dita, ne potrà risultare una più precisa
esplorazione. Il bimbo potrà afferrare oggetti sempre più sottili,
esplorerà o buchi le scanalature, la cavità della tazza; ciò gli
permetterà di accedere alla terza dimensione di avere la nozione della
profondità. L’accrescimento della forza muscolare gli permetterà di
portare, spingere, incrociare, strappare.
d)
Quarta tappa: l’accesso alla padronanza delle prassie. Dopo i 10
mesi, il bimbo apprenderà a bere dalla tazza o dal bicchiere, a servirsi
di un cucchiaio, a ruotare i pugni, ad aprire scatole, ad afferrare
oggetti con il pugno, a gettare oggetti.
1.8
L’evoluzione
della locomozione
L’avvio
alla locomozione inizia verso i 9 mesi:
a)
a 9 mesi, il bimbo può strisciare, poi dallo strisciare può
passare la cammino carponi, cosa che lo porta alla coordinazione degli
arti inferiori e superiori.
b)
Alla stessa età si manifestano le attitudini statiche degli arti
inferiori, che lo aiutano a sollevarsi dal suolo.
c)
Tra i nove e dieci mesi, il bimbo si può tenere in piedi a lungo;
più tardi egli potrà issarsi in piedi utilizzando braccia e gambe.
d)
Verso gli 11 o 12 mesi il bimbo può spostarsi lungo un appoggio,
lasciare la presa di un oggetto per prenderne un altro.
e)
Da 12 a 14 mesi, entra nel periodo della locomozione. La
realizzazione dei primi passi indipendenti esige una condizione
indispensabile: l’equilibrio generale che dipende dalla maturazione del
sistema tassico o dell’equilibrio. Questo equilibrio, ancora precario,
si affermerà con l’esercizio stesso del cammino, che , in questo
periodo, diverrà l’attività dominante del bimbo
1.9
Psicomotricità
e funzione simbolica
La
funzione simbolica non è una funzione psicomotoria, ha le sue radici nell’attività
sensorio-mortoria e risulta strettamente legata, in seguito allo sviluppo
psicomotorio.
Un
simbolo, nel stretto del termine, è ciò che rappresenta un’altra cosa
in funzione di una corrispondenza analogica.
Il
simbolo può essere un oggetto che sostituisce un altro oggetto, una
persona, una situazione.
L’espressione simbolica
può rivestire un aspetto inconscio, così come è messo in evidenza dalla
teoria psicanalitica.
L’espressione simbolica
rappresenta una sostituzione inconscia alla quale ricorre il soggetto
quando si tratta di tradurre il proprio vissuto di fronte all’esperienza
di relazione con il mondo.
Quando parliamo di “funzione
simbolica”, si tratta di ben altra cosa. Essa risulta da un di
stanziamento cosciente tra i significati, fino a quel momento
indifferenziati.
Il ruolo della funzione
simbolica non si può concepire senza il ricorso all’immagine mentale,
che accompagna l’accesso alla permanenza dell’oggetto, manifestazione
di una certa forma di memoria.
La funzione simbolica
affonda le sue radici nell’attività psicomotoria, nella misura in cui l’aspetto
operativo del pensiero deriva dall’intelligenza sensorio-motorio.
Ne
deriva che l’educazione psicomotori rappresenta una situazione
privilegiata che agevola il manifestarsi ed il primo sviluppo della
funzione simbolica.
Al
contrario, il linguaggio influisce sullo sviluppo psicomotorio dai 18 ai
20 mesi, quando il bimbo è in grado di utilizzare uno “schema interno”
per risolvere i problemi di aggiustamento che egli deve affrontare.
Quella che abbiamo
chiamata “funzione simbolica” è attualmente indicata nella
letteratura con il nome di “funzione semiotica”. La caratterizzano tre
tipi di condotta:
-
il linguaggio;
-
il disegno o linguaggio grafico;
-
il gioco simbolico o di finzione, nel corso del quale il bambino si
diverte a fingere.
1.10
IL
BAMBINO ALLA SCOPERTA DELLA SUA IMMAGINE
Intorno
ai 3 anni, il bambino riconosce il suo corpo come oggetto. Fino a questo
momento il bambino chiamava se stesso usando la terza persona; ora inizia
ad adoperare i pronomi.
L’io,
il me, il mio, rivestiranno ormai tutto il loro senso come modo di
esprimersi della personalità del bambino.
Inizialmente l’unità
del bambino è un’unità biologica, che si manifesta nelle funzioni di
nutrizione.
Poco
dopo la nascita, le funzioni di relazione subiscono un rapido sviluppo.
Mentre l’universo
percettivo resta spezzato, l’unità dell’essere si traduce in reazioni
tonico-posturali e motorie globali, persino coordinate.
Il comportamento si
organizza allora sotto l’influenza degli stimoli esterni, e più
particolarmente, nella relazione con la madre.
Questi
scambi di natura corporea, si traducono in un vero dialogo tonico che
permette al bambino di sentire nel suo corpo atteggiamenti della madre.
Il processo d’identificazione
gli permetterà di sentire nel suo corpo gli atteggiamenti degli altri e
di vivere corporalmente, i sentimenti delle persone che lo circondano,
siano essi aggressivi o affettuosi.
Alla fine del periodo
sensorio-motorio che Piaget situa tra i 15 e i 18 mesi, la permanenza dell’oggetto
e acquisita.
Dopo l’esperienza
tonico-emotiva del confronto con le persone, si svilupperà l’esperienza
motoria intenzionale del confronto con un oggetto.
Con l’attività
prassica il bimbo scoprirà la sua esistenza in quanto persona e
conquisterà la sua unità attraverso l’esperienza vissuta di un corpo
efficace.
a)L’esperienza
dello specchio
Di
fronte allo specchio, il bambini inizia con l’esplorare quel corpo
estraneo posto dinanzi a lui, utilizzando la geometria topologica che egli
possiede.
Solo progressivamente il
bambino avrà l’idea di confrontare il corpo con quello che egli vede
nello specchio e che gli è ancora estraneo.
Progressivamente
egli arriverà alla convinzione che il corpo che sente è lo stesso che
percepisce in modo confuso nello specchio come una figura fissa che si
staglia su uno sfondo.
Verso i 12 mesi, il bimbo
guarda le sue mani parti visibili del suo corpo, le confronta con l’immagine
speculare di esse, gioca e sperimenta. Intorno ai 16 mesi, i giochi con le
mani scompaiono ed il bimbo o sembra colto da stupore, affascinato dalla
sua immagine, oppure evita l’immagine voltando la testa.
Appare evidente che
questa dicotomia tra ciò che egli sente del suo corpo e l’immagine che
se stacca gli pone un problema.
Il
superamento di questo problema ci sarà quando il bambino avrà capito
quale tipo di spazio è rappresentato nello specchio.
Fino ad allora l’al di
là dello specchio veniva percepito come spazio reale.
Prima
dei venti mesi il bambino non comprenderà il tipo di spazio riflesso
dallo specchio; solo verso i due anni e mezzo o tre il bambino saprà che
il corpo che egli sente è lo stesso visto nello specchio.
CAPITOLO SECONDO
L’EVOLUZIONE
PSICOMOTORIA DA 3 A 6 ANNI

2.1Lo sviluppo motorio del fanciullo di 3 anni
Il
bimbo di 3 anni che è cresciuto in un ambiente umano favorevole
affettivamente, non avrà problemi inerenti la motricità: i suoi
spostamenti non creeranno problemi, l’equilibrio sarà sicuro grazie
alla coordinazione braccia-gambe e la motricità è assicurata anche sul
piano temporale.
Ha
acquisito una buona coordinazione oculo - manuale, scende e sale le scale
rapidamente, non ha problemi con i movimenti quotidiani a tavola: beve da
solo e tiene la forchetta tra il pollice e l’indice.
La
sua motricità ha come caratteristica fondamentale la spontaneità e la
naturalezza che lo inducono ad esplorare il mondo circostante e quindi ad
arricchire il suo bagaglio prussico.
Il
fanciullo di 3 anni dispone di una vera memoria del corpo, piena di
affettività e da essa orientata.
Questa
spontaneità del bimbo sarà mantenuta e sviluppata attraverso l’azione
educativa della scuola materna.
A
4 anni il fanciullo diviene già cosciente dei suoi atteggiamenti ed entra
nell’ “età della commedia” in cui moltiplica le moine, i sorrisi, i
bronci, attraverso i quali mira a “rendersi interessante”.
Con
i giochi d’espressione più comuni, il fanciullo potrà identificarsi
con i personaggi sociali più comuni: il poliziotto, la maestra, il
pompiere, il cow-boy, il campione sportivo.
Avrà
il piacere delle trasformazioni, dei travestimenti. La possibilità di
prendere e di comprendere una
diversità di atteggiamenti che permettono lo scambio con altri è il
segno stesso di una certa attitudine alla socializzazione.
2.2
L’evoluzione
della motricità grafica
L’importanza
che riveste il disegno nello sviluppo del fanciullo, e più in generale il
grafismo, richiede uno studio particolare di questo aspetto del
comportamento.
Gli
schemi videomotori messi in gioco nel disegno si sprigionano dalla
condotta motoria modificata dalle proprietà del campo visivo.
In
questo campo, va messa ancora in evidenza l’interazione costante tra i
problemi incontrati dal fanciullo sul piano percettivo e su quello
motorio.
Queste
due componenti non possono mai essere dissociate, benché possano
progredire secondo ritmi diversi e dominare, a volte, una particolare fase
dell’evoluzione della capacità di strutturazione.
All’inizio,
la difficoltà di espressione grafica deriva più dalla difficoltà
motoria che da quella percettiva; sembra che l’intenzione venga tradita
dalla realizzazione.
La
coordinazione motoria, precede di molto il maneggio della matita.
La
prima presa della matita si fa a mano piena anche dopo i 10-12 mesi, età
nella quale il fanciullo ha nel frattempo acquisito, la prensione
pollice-indice.
Questa
“prassia della matita” potrà acquisirsi nel corso del secondo anno.
Da
questo momento si tratta di semplici scarabocchi eseguiti sulla base di
movimenti impulsivi, di vere scariche motorie incontrollate che mettono in
gioco l’insieme della muscolatura del braccio.
Queste
scariche motorie si traducono in zig-zag che si sovrappongono o in serie
confuse di cerchi; per altro, la verticalità del tratto domina
sull’orizzontalità.
Questi
primi tracciati sono prodotti in maniera del tutto casuale, ma se il
fanciullo ha la possibilità di ripeterli, si assiste ad un
perfezionamento.
Nel
corso del secondo anno, l’attività grafica si basa essenzialmente su un
controllo del movimento riferibile alla radice dell’arto e si traduce
globalmente in scariche toniche.
Il
grafismo è dunque, all’origine, impregnato di elementi posizionali ed
esprime caratteristiche toniche che rappresentano indizi della dominanza
laterale.
La
cosa si rende anche più evidente se si propone al fanciullo di
scarabocchiare su di un grande foglio bianco appuntato al muro.
Se
egli adopera la mano destra, traccerà sul foglio da sinistra a destra,
partendo dall’asse; se usa la sinistra, traccerà da destra a sinistra.
Per
quanto riguarda la direzione delle linee curve chiuse, si ha il senso
delle lancette di un orologio per la mano destra, il senso inverso per la
mano sinistra.
L’espressione
più elementare del grafismo del fanciullo è il risultato di un va e
vieni continuo sulla carta; proprio da questo gioco ritmico di movimenti
si differenziano le prime forme.
Inizialmente
atto impulsivo, la grafia diverrà, a 2 anni, un atto intenzionale mirante
ad ottenere un tracciato.
Si
tratta di un gioco funzionale che ha per conseguenza indiretta, da un
lato, il perfezionamento di un automatismo e, dall’altro,
l’avanzamento del meccanismo di controllo video-cinestesico.
Il
primo controllo di dominanza cinestesica consiste nel frenare
l’impulsività del tracciato e nel mantenerlo in un quadro spaziale
definito.
E’
il rispetto dei limiti del foglio.
A
partire dai primi tracciati spontanei, il fanciullo si creerà in seguito
i suoi propri modelli (dopo i 2 anni); in questo stadio il ruolo
preponderante della cinestesi e del tono sarà temperato progressivamente
dal controllo visivo: è la messa a
punto della guida video-motoria.
A
partire da 2 anni e mezzo il controllo visivo si eserciterà in modo più
preciso, ma il progresso del grafismo non è possibile se non nella misura
in cui le condizioni motorie si sviluppano.
Il
controllo da distale diverrà possibile e i movimenti della mano e delle
dita diverranno sempre più dissociati, ciò che permette la
miniaturizzazione del tracciato.
La
lateralizzazione è la traduzione di una asimmetria funzionale. Gli spazi
motori corrispondenti al lato sinistro ed al lato destro non sono dunque
omogenei.
Questa
diversità si preciserà durante lo sviluppo e si manifesterà nel corso
dei riadattamenti prassici di matura intenzionale.
Fin
dalla nascita, la lateralità assiale, che riguarda l’organizzazione
tonica asimmetrica dell’asse del corpo, è manifestata.
L’accenno
della prevalenza manuale può essere colto verso i 4 mesi quando il
fanciullo è capace di seguire con gli occhi lo spostamento della sua
mano.
Bisogna
sottolineare l’importanza che rivestono per l’attività prassica la
fissazione e la stabilizzazione della dominanza laterale.
Già
a partire dai 7 mesi la prevalenza si rivela quando una delle mani si
mostra più abile dell’altra nelle manipolazione e per il fatto che il
fanciullo tende ad utilizzarla di preferenza.
Il
fanciullo messo di fronte all’oggetto nel corso delle attività
intenzionali orientate verso un fine, metterà in opera la sua funzione di
aggiustamento, associata già ai rudimenti del linguaggio, ciò che
costituisce la migliore garanzia per un’organizzazione funzionale
coerente e globalizzante della motricità.
Se
la volontà di coloro che sono intorno al fanciullo prevale
sull’intenzionalità di quest’ultimo, vi è motivo di pensare che le
sue lateralità di uso saranno in funzione, per lo meno parzialmente,
della fantasia degli uni e degli altri o anche dei rischi
dell’imitazione che può indurre il fanciullo per necessità di
identificazione, a riprodurre ciò che fa il tale o il tal altro.
Bene
inteso, il mancino, che non rientra nelle norme statistiche, è
particolarmente esposto a questi errori educativi. Quindi si può
affermare che la lateralità è funzione di una dominanza che conferisce
ad uno degli emisferi l’iniziativa dell’organizzazione dell’atto
motorio, che sfocerà nell’apprendimento e nel consolidamento delle
prassie.
Questa
attitudine funzionale, base dell’intenzionalità, sarà sviluppata in
modo fondamentale all’epoca dell’attività d’investigazione, nel
corso della quale il fanciullo si confronterà con il suo ambiente.
Permette
al fanciullo di organizzare da solo le sue attività motorie globali è
l’azione educativa fondamentale per porlo nelle migliori condizioni per
accedere ad una lateralità omogenea e coerente.
2.3
L’evoluzione dell’immagine del
corpo da 3 a 6 anni
A
partire da 3 anni, l’emergere della funzione d’interiorizzazione
permette al fanciullo di rivolgersi a se stesso e avvia un vero processo
narcisistico.
Così
il fanciullo prenderà coscienza che la sua personalità è distinta da
modelli che fino ad allora si erano imposti a lui.
Allora
la tendenza non sarà più di assimilare i sentimenti e gli atteggiamenti
degli altri, ma piuttosto di opporsi per affermare la propria personalità
nascente.
Il
bisogno di riconoscersi e di farsi riconoscere sarà talvolta sostituito
da quello di essere approvato ed apprezzato e le reazioni di prestanza
caratterizzeranno allora il comportamento del fanciullo.
In
altri momenti, i bisogni e i capricci saranno i mezzi per esprimere il
sentimento d’indipendenza che vuole affermarsi.
L’emergere
della funzione d’interiorizzazione, che va di pari passo con il rapido
sviluppo della funzione simbolica, unirà al gioco funzionale un gioco
simbolico, vera attività proiettiva volta a creare un universo magico
dove reale e immaginario si mescolano.
Il
gioco simbolico è attuazione del fantasma. Soddisfazione del desiderio,
il gioco, come il fantasma che esso esprime, ha per movente un desiderio
insoddisfatto che cerca la sua soddisfazione parziale.
Ma
il gioco non è allucinazione, perché esso si inscrive nelle coordinate
dello spazio e del tempo, al cui livello il fanciullo che gioca viene
posto a confronto sia con la realtà dell’oggetto, sia con la presenza
di altri.
Proprio
nel gioco simbolico l’ io del fanciullo diviene “Io”, gli si da la
possibilità non solo di esistere nell’immaginario, ma anche nel corso
di un’esperienza reale nel momento in cui realtà interiore e realtà
esterna sono ancora confuse.
Quando
sarà realizzato l’adeguamento tra ciò che viene progettato e la verità
del percepito, il fanciullo passerà da un universo magico al mondo reale
organizzato.
Il
gioco simbolico può dunque trasformare l’organismo del fanciullo, perché,
agendo su un modo immaginario, può soddisfare tutti i suoi desideri e
trionfare così sulla realtà penosa.
a)Grafismo
ed immagine del corpo
Verso
i 2 anni e mezzo, il controllo visivo si eserciterà in maniera sempre più
acuta sull’esecuzione dei tracciati.
Soltanto
fra i 3 ed i 4 anni si vedono comparire differenti forme figurative e non
figurative nel disegno del fanciullo.
Egli
è allora capace di darsi dei modelli visivi, partendo dalla
rappresentazione mentale, e comprende il valore simbolico di ciò che
esprime col disegno.
La
prima rappresentazione figurata, che si pone verso i 3 anni, consiste in
una figura circolare con linee irregolari rappresentate all’interno del
cerchio.
Tuttavia
si nota, a partire da questo periodo, una differenza tra l’acquisizione
della nozione concreta dell’immagine visiva del corpo, che il fanciullo
ha assimilato nel corso dell’esperienza dello specchio, e la possibilità
della rappresentazione grafica.
Poco
dopo i 3 anni, il fanciullo disegna un cerchio con occhi, naso, bocca. In
seguito, il fanciullo aggiunge al cerchio due tratti che rappresentano gli
arti inferiori.
Nella
maggior parte dei casi, gli arti inferiori sono rappresentati per primi,
benché siano gli arti superiori, e soprattutto le mani, i segmenti del
corpo che il fanciullo scopre ed utilizza per primi.
Verso
i 4 anni, un cerchio rappresenterà la testa con occhi, naso, bocca,
orecchie, qualche volta anche con i capelli. Un secondo cerchio
rappresenterà il tronco, da cui partono gli arti. Nella fase seguente (5
anni) compare la raffigurazione delle mani e dei piedi, le dita della mano
appaiono sotto forma di tratti, i piedi sotto forma di escrescenze degli
arti inferiori.
Le
dita della mano si distinguono a raggi di ruota che partano
dall’estremità dell’avambraccio. Gli arti superiori sono
rappresentati da due linee che partono spesso dal tronco, ma a volte anche
dalla testa.
Verso
i 6-7 anni, la traduzione attraverso il grafismo dell’immagine visiva
del corpo ha acquisito le sue fondamentali particolarità, ma la
precisione e la varietà del dettaglio variano considerevolmente da un
bambino all’altro.
b)
Conseguenze
dell'evoluzione dell'immagine del corpo sul polo motorio del comportamento
Abbiamo
descritto i movimenti spontanei del fanciullo di 3 anni come armoniosi e
ritmici.
Sembra,
dunque, che i fanciulli che hanno avuto un sufficiente sviluppo
psicomotorio abbiano già raggiunto uno stadio elevato di coordinazione.
Questo
rilievo può servire di pretesto per giustificare un atteggiamento
puramente globalistico in psicomotricità.
Ma
ciò significa dimenticare una caratteristica della sviluppo, che è
appunto la scomparsa e il rinascere delle attitudini.
L’acquisizione
di un livello di comportamento non significa che esso sia fissato
definitivamente. Così, a 3 anni, il fanciullo manifesta una disinvoltura
motoria globale che egli esplica nell’attività sensorio-motoria per
assicurarsi una certa padronanza dell’ambiente.
Questa
efficace intuizione motoria dovrà ritrovarsi ad un altro livello, quando
il fanciullo dovrà programmare una risposta a partire da una
rappresentazione mentale e non reagire spontaneamente per rispondere ad
una situazione, cioè quando dovrà decidere su un criterio di esecuzione.
Si nota che tra i 3 e i 6 anni il bambino non ha ancora risolto il duplice
problema dell’aggiustamento efficace e del controllo segmentarlo nel
corso dell’esecuzione motoria.
Non
c’è dunque, sul piano della coordinazione prassica
propriamente detta, un progresso significativo in questa età. Il
modo di apprendere rimane un apprendimento primario per “intuito”, che
bisogna continuare ad esercitare globalmente.
Il
suo interesse è di favorire le nuove acquisizioni (sempre in forma
globale), ma soprattutto di aumentare la plasticità della funzione di
aggiustamento e di sollecitare delle prese di informazioni sempre più
precise sull’ambiente circostante.
Lo
sviluppo rapido della funzione simbolica aggiunge nuove prospettive nella
percezione di uno spazio che, progressivamente, da topologico diverrà
proiettivo ed euclideo. I più significativi progressi sul piano della
motricità si basano dunque più sulla regolazione tonica e
sull’aggiustamento della postura.
La
motricità spontanea del fanciullo, che dipende dalle sollecitazioni
effettive ed emotive, è sottomessa al principio del piacere. Il fanciullo
reagisce intensamente e totalmente in funzione dei suoi bisogni immediati.
Ad
un certo punto, egli dovrà soprassedere ai suoi impulsi e inibirli, per
operare una scelta tra l’abbondanza degli stimoli e rendere più
appropriate le sue risposte alla situazione.
L’ambiente
umano, con la comprensione che testimonia al fanciullo, con la qualità
della sue manifestazione affettive, associata alla fermezza
nell’imposizione di alcuni divieti, giocherà un ruolo determinante
nell’equilibrio che s’instaurerà nel fanciullo tra attività e
sospensione dell’attività.
Il
dialogo tonico avviato con la madre continuerà con altri. Il risultato di
questo dialogo sarà direttamente leggibile nelle reazioni corporee e
nelle mimiche del fanciullo, cioè nei suoi atteggiamenti e movimenti
spontanei.
Il
fanciullo integrerà, così, anche gli atteggiamenti degli altri e li
proverà sul suo corpo, grazie al suo gioco tonico. Attraverso
l’esperienza vissuta del corpo, il fanciullo strutturerà situazioni
emozionali ed affettive in un certo numero di schemi tonico-emotivi
specifici.
A
3 anni, il vissuto corporeo del fanciullo impegnato in un atteggiamento
esplorativo, fonte di piacere, gli ha permesso “di sentire il suo corpo
come oggetto totale del meccanismo della relazione”.
Tale
soddisfazione, di natura libidinale, provata nella relazione con il mondo
degli oggetti, è in funzione, da una parte, del piacere provato
anteriormente dal fanciullo nella relazione corpo a corpo con la madre e,
dall’altra, dall’approvazione manifestata dalla madre in presenza di
esperienze motorie del fanciullo.
Questa
esperienza motoria così valorizzata dall’atteggiamento dell’adulto ha
permesso al fanciullo una certa familiarità nei riguardi del suo corpo
che è all’origine di una vaga conoscenza della propria unità corporea.
Sul
piano motorio propriamente detto, il progresso più significativo consiste
in un migliore controllo tonico e posturale da cui dipenderà
l’evoluzione dell’attenzione e delle funzioni percettive.
2.4
Rapporto corpo – tempo e percezione temporale fino a 6 anni
Il
ritmo s’inscrive subito nel corpo del fanciullo, nel corso
dell’embriogenesi, e più particolarmente nei movimenti, inizialmente
parcellari e in seguito più globali.
In
questa organizzazione della ritmicità delle strutture motorie giocano le
caratteristiche proprie del fanciullo, ma anche l’induzione per
sintonizzazione dei ritmi materni.
Fin
dalla nascita i ritmi corporei debbono adeguarsi alle condizioni temporali
imposte dall’ambiente.
La
coordinazione dei movimenti mette in gioco l’articolazione tra il ritmo
e lo spazio, se l’organizzazione ritmica del movimento non fosse
acquisita, la mancanza di abilità ne sarebbe la conseguenza sicura.
L’aggiustamento
al tempo nel lavoro
psicomotorio si richiama precisamente al meccanismo della sincronizzazione
sensorio-motoria, cioè alla possibilità per un’informazione temporale
ritmica, di produrre con un fenomeno di risonanza una risposta motoria
sincrona.
La
ripetizione ritmica rinforza il movimento, ne accentua i tempi forti e
provoca un’euforia per una specie di autosoddisfazione nel sentir
giocare in maniera armoniosa le sensazioni propriocettive.
Questo
piacere primitivo, legato al gioco di una motricità corporea ritmica,
quando si manifesta con forme arcaiche come i ritmi, rappresenta sempre un
sintomo preoccupante.
L’esperienza
vissuta della ritmicità dei propri movimenti che si adattano ai dati
dello spazio deve essere continuata con il lavoro di percezione temporale.
Questa
percezione temporale si eserciterà sui dati dell’ambiente e in
particolare sui dati sonori, poi, per il gioco della funzione
d’interiorizzazione, sui propri ritmi motori. Nella scuola materna
l’attività ritmica sarà duplice:
-
si punterà, da una parte, alla facilitazione dei ritmi motori
spontanei;
-
si baderà, dall’altra alla percezione della temporalità dei
propri movimenti e dei dati sonori di natura musicale o emessi da voce
umana.
Lo
sforzo d’attenzione richiesto nell’analisi percettiva di questi dati
successivi sviluppa una funzione mentale importante, che è la memoria
immediata.
L’ampiezza
di questa memoria immediata, da cui dipende l’ampiezza del presente,
permette di memorizzare le strutture ritmiche e di poterle riprodurre,
grazie ad una certa rappresentazione mentale dei dati temporali.
Il
ritmo comprende sia la durata di alcuni fenomeni dell’ambiente-ritmo
delle stagioni, ritmi di fenomeni ondulatori propri della materia-sia i
ritmi degli organismi viventi: i bioritmi.
In
ogni caso, l’informazione temporale è trattata da un organismo che ha
esso stesso dei ritmi. I ritmi si dividono in due grandi gruppi: i
bioritmi che hanno una periodicità dell’ordine che va da qualche
frazione di secondo a qualche secondo (fino a circa 10 secondi)e quelli
che hanno una periodicità che va da qualche ora a più giorni.
Tra
questi ultimi possiamo considerare i ritmi circadiani, i ritmi più rapidi
e quelli più lenti (infracircadiani).
I
ritmi lenti o lentissimi rappresentano veri comportamenti ritmati; i ritmi
rapidi (dell’ordine di qualche secondo) sono in funzione di una
caratteristica neurofisiologica dell’attività del tessuto che concede
l’integrazione elettronica, secondo le concezioni di Arnold Gesell.
Il
tessuto muscolare, è dotato di proprietà ritmiche che si manifestano
precocemente, molto più della sua innervazione. Fin dalla sesta settimana
della vita intrauterina, il cuore è animato da contrazioni ritmiche che
dipendono dal tessuto nodale, che è un sistema muscolare la cui proprietà
fondamentale è quella di produrre contrazioni ritmiche.
Le
contrazioni peristaltiche dei muscoli lisci viscerali possono essere
scatenate sotto l’influenza dei plessi intramurali.
Gli
stessi muscoli striati, prima della loro innervazione e senza dubbio sotto
l’influenza del chimismo locale sono animati da contrazioni ritmiche
discontinue.
Fin
dai 5 mesi l’automatismo respiratorio è costituito ed è espresso dai
movimenti respiratori di Ahlfeld.
Quando
si osservano questi comportamenti complessi, bisogna fare appello, per
spiegare questo funzionamento, all’attività del sistema nervoso, in cui
alcuni centri svolgono il ruolo di oscillatori o di ritmatori.
L’intervento di molti oscillatori per una stessa attività implica una
sincronizzazione interna, che si spiega con il fatto che alcuni gruppi di
cellule hanno la proprietà d’imporre un ritmo ad altri gruppi.
Questi
gruppi di cellule sono chiamati “pace-makers” o “ritmatori”.
Il
midollo e la formazione reticolare svolgono il ruolo di oscillatori
nell’organizzazione del tono.
I
grandi bisogni biologici del neonato, come la fame e la sete, obbediscono
ad un’organizzazione ritmica sincronizzata con l’alternanza
veglia-sonno.
Fin
dalla nascita, l’organismo, con i suoi ritmi spontanei, sarà
confrontato con una realtà temporalmente strutturata, sia per ragioni
puramente fisiche come l’alternanza del giorno e della notte, sia per
l’influenza di norme socio-culturali.
Posto
davanti ad una realtà temporalmente strutturata, l’organismo vi si deve
poter adattare e trovare il proprio equilibrio.
E’
ciò che Michon chiama la sintonizzazione, cioè un accordo
dell’organismo con le sue caratteristiche e con quelle dell’ambiente.
La
sintonizzazione si svolge inizialmente sul piano del comportamento globale
nell’organizzazione dei grandi ritmi vitali, alimentazione, sonno, per
giungere progressivamente all’instaurarsi di un ritmo circadiano.
A
tal riguardo, l’atteggiamento dell’ambiente familiare è fondamentale,
affinchè questa esperienza relazionale del neonato porti ad una quantità
di piacere da cui dipende il suo buon equilibrio tonico-emotivo.
Al
contrario, un ambiente eccessivamente pregnante, poco attento
all’ascolto dei ritmi del fanciullo, rischia di provocare reazioni
toniche brutali che, ripetute, possono portare ad un vero disordine tonico
emotivo.
Se
l’evoluzione psicomotorio è avvenuta in buone condizioni, il fanciullo
di tre anni, alla fine della fase del “corpo vissuto”, deve disporre
di una motricità globale ben organizzata temporalmente, elemento
fondamentale del suo aggiustamento all’ambiente.
L’esperienza
vissuta del ritmo si svilupperà non soltanto sul piano motorio, ma anche
sul piano del linguaggio, mettendo in funzione non solo l’apparato
motorio fonatorio, ma anche la sua relazione con l’informazione sonora.
CAPITOLO
TERZO
L’EDUCAZIONE
PSICOMOTORIA NELL’ETA’
PRESCOLARE
L’educazione
psicomotoria nell’età
prescolare deve essere innanzi tutto un’esperienza attiva di confronto
con l’ambiente.
L’aiuto
educativo, che provenga dai genitori o dall’ambiente scolastico,
ha come obiettivo di permettergli, per mezzo del gioco, di
esercitare la sua funzione di aggiustamento, individualmente o con altri
fanciulli.
Allo
stadio prescolare, la priorità spetta, dunque, ad un’attività motoria
globale ludica, fonte di piacere, che permette al fanciullo di perseguire
l’organizzazione della “sua immagine del corpo” a livello del
vissuto e di servire da punto di partenza alla sua organizzazione prassica
in relazione con lo sviluppo delle sue attitudini di analisi percettiva.
Gli
insegnanti più “audaci” accordano un certo spazio, sempre
insufficiente, all’attività globale di esplorazione dell’ambiente,
all’attività ludica e a quella che viene detta “espressione
libera”.
La
scuola materna deve lasciare ad ogni fanciullo la possibilità di
svilupparsi prima di farlo entrare nel circuito dell’emarginazione degli
interventi specialistici, che consolideranno l’esperienza vissuta della
propria incapacità.
C’è
motivo di temere che le attuali tendenze della scuola, in cui domina
l’ansia della inadattabilità potenziale in quasi la metà dei
fanciulli, spingano a diagnosticare sempre più precocemente degli
pseudo-disadattamenti, che sono soltanto dei semplici ritardi di sviluppo,
nella maggior parte dei casi agevolmente educabili.
Un
atteggiamento educativo che si basi sulla conoscenza dei ritmi di sviluppo
del fanciullo sarà più valido di una medicalizzazione o di una
psichiatrizzazione della scuola per creare le condizioni di un reale
progresso sul piano della prevenzione dei disadattamenti scolastici.
Bisogna lasciare ad ogni fanciullo la possibilità di sviluppare al meglio
le proprie potenzialità.
Ciò
è possibile solo in un ambiente in cui egli beneficerà del contatto di
tutti i fanciulli della stessa età e della possibilità di trarne
vantaggio attraverso attività collettive alternate a compiti più
individualizzati.
In
questo stadio l’attività motoria, in relazione con l’adulto o con
altri fanciulli, traduce l’espressione di un bisogno fondamentale di
movimento, d’investigazione e di espressione che deve essere
soddisfatto.
3.1
Dall’espressione gestuale all’espressione verbale
Il
linguaggio appare e si sviluppa sotto l’effetto di una dinamica
effettiva legata al bisogno di comunicare con gli altri. Se questo scambio
è dapprima corporeo, a poco a poco diverrà corporeo e verbale.
Ciò
spiega quando siano collegate le relazioni tra linguaggio e motricità.
Il
fanciullo, parla ed ha desiderio di parlare in una situazione di scambio
reale. Nei fanciulli più inibiti, che non hanno potuto avere
l’esperienza della loro efficacia corporea, il far parte di un gruppo di
gioco permette di sentirsi implicati meno direttamente nell’atto del
linguaggio.
Spesso,
una comunicazione gestuale e verbale si stabilirà tra gli stessi
fanciulli e tra alcuni fanciulli e l’istitutrice.
Posto
di fronte al desiderio, poi alla necessità di esprimersi per poter
intervenire nella vita di gruppo, il fanciullo sarà portato a mettere in
opera e da improvvisare i suoi modi di espressione verbale.
Si
tratta della messa in opera della funzione di aggiustamento che è stata
prima sperimentata sul piano motorio e che ora bisogna trasferire sul
piano del linguaggio espressivo.
Dal
gioco della funzione d’aggiustamento alla lateralizzazione
I
problemi reali o apparenti posti dalla lateralizzazione sono molto spesso
fonte di ansia nei genitori ed in molte istitutrici di scuole materne.
Il
comportamento più saggio da adottare a questo riguardo, per aiutare il
fanciullo a conquistare e consolidare la lateralità è un comportamento
educativo che gli permetta di esercitare la motricità globale.
La
lateralità è dapprima un’asimmetria funzionale che porta alla
prevalenza motoria di un lato del corpo.
Il
supporto anatomico di tale prevalenza è la dominanza emisferica.
Gli
studi sull’afasia hanno permesso di concludere che l’emisfero sinistro
sarebbe dominante per le funzioni simboliche nei destrosi. Parallelamente,
gli studi di Liepmann sull’aprassia confermano l’asimmetria del
cervello , mettendo in evidenza l’importanza dell’emisfero sinistro
rispetto alla funzione gestuale nei destrorsi.
L’essere
destrorsi o sinistrorsi è legato al potenziale genetico, dunque è
innato.
E’
necessario, quindi, che l’adulto aiuti il fanciullo ad affermare la sua
lateralità, permettendogli di compiere liberamente le proprie esperienze
motorie.
In
particolare, nei primi confronti con l’attività grafica, è
fondamentale non esercitare alcuna pressione sul fanciullo per incitarlo
ad utilizzare la mano destra, fino a quando la coordinazione oculo -
manuale aspetto particolare dell’aggiustamento motorio globale-
corrisponda veramente a duna auto-organizzazione.
Qualunque
intervento intempestivo esterno può portare al fanciullo solo delle
difficoltà supplementari.
Azioni
rieducative specifiche in quanto campo non potranno essere intraprese
prima della fine di questo periodo, dopo che il fanciullo stesso avrà
realizzato le sue esperienze in un buon clima affettivo.
3.2
I
differenti aspetti dell’esercizio psicomotorio nell’età prescolare
Il
periodo dai 3 ai 7 anni che corrisponde allo stadio della
“strutturazione percettiva”, è una tappa intermedia che deve
rispondere a due grandi obiettivi:
-
permettere al fanciullo di giungere alla massima espressione sul
piano del vissuto corporeo globale, consentendo una disponibilità
nell’esercizio della motricità spontanea, che si prolunga
nell’espressione verbale e grafica;
-
assicurare il passaggio alla scuola elementare sostenendo il ruolo
di prevenzione, per evitare che il fanciullo incontri difficoltà al
momento dell’acquisizione dei primi apprendimenti scolastici.
Per
ottenere ciò, bisognerà aiutare il fanciullo a strutturare i campi
percettivi interni ed esterni.
a)
Esercizio globale della motricità:
Le
situazioni scelte a questo scopo avranno per obiettivo lo sviluppo della
funzione di aggiustamento sotto i suoi due aspetti: espressivo e prassico.
I
giochi d’immaginazione e quelli simbolici hanno un valore di
espressione; i giochi funzionali, sia spontanei che proposti dall’adulto
permettono al fanciullo l’acquisizione di numerose prassie.
La
pedagogia, dunque, considera due aspetti per permettere al fanciullo di
esercitare la sua motricità globale.
Il
gioco espressivo non finalizzato ha una profonda ripercussione emotiva ed
una grande carica affettiva che investe totalmente il fanciullo.
Per
il suo valore simbolico esso è rivelatore delle frustrazioni del
fanciullo e del suo universo immaginario, ed è anche mezzo di salvezza
per gli sblocchi che permette.
“E’
un modo di comportarsi attraverso il quale tende a realizzarsi un certo
equilibrio tra mondo esterno ed interno”.
Più
il fanciullo è giovane più egli ha difficoltà ad organizzare la sua
immagine del corpo, più tale aspetto espressivo del movimento deve
rivestire una grossa importanza.
E’
essenziale che l’educatore sappia restare in disparte in questo tipo
d’attività, per non ostacolare i tentativi creativi del fanciullo
proponendogli i suoi modelli.
Con
i giochi liberi e con le attività di espressione, l’esperienza vissuta
dal corpo nel confronto con l’ambiente circostante degli oggetti
assicura l’acquisizione di una padronanza globale del corpo.
All’inizio
è l’ambiente a favorire al fanciullo materiale per la attività
esplorativa; successivamente, il fanciullo, o il gruppo di fanciulli, potrà
creare direttamente le proprie esperienze durante i giochi funzionali
spontanei.
Tuttavia,
il fanciullo rischia di compiacersi soffermandosi in una stesso tipo di
attività ed evitando il confronto con certi problemi. L’adulto può
allora intervenire proponendo situazioni che riguardano un vasto ventaglio
di prassie.
La
plasticità di aggiustamento implica che il fanciullo, abituato
all’esercizio della propria spontaneità, possa egualmente adattare le
sue risposte motorie al quadro proposto all’ambiente socio culturale.
Questa
posizione non implica la giustificazione di alcun autoritarismo né
l’impiego di metodi stereotipati utilizzati in certe concezioni di
educazione fisica, che mirano alla formazione di stereotipi motori.
L’organizzazione
delle relazioni accoppiate degli occhi e della mano dominante inizia nel
corso del primo anno e terminerà solo alla fine della scuola primaria.
Nel
periodo prescolare, lo sviluppo globale di questa forma di coordinazione
si effettuerà nel corso di attività prassiche scelte per sviluppare la
destrezza e la coordinazione raffinata, e con la pratica
dell’espressione grafica e del disegno, che nello stesso tempo sviluppa
la funzione simbolica.
Quando,
verso i 3 anni, il fanciullo ha scoperto la propria personalità ed ha
avuto l’accesso alla conoscenza del suo io, egli entrerà in un periodo
narcisistico nel corso del quale l’interesse precedentemente rivolto
agli oggetti e al mondo esterno, si completerà con una forma
d’attenzione rivolta al proprio corpo.
L’adulto,
troppo pragmatico, fissando l’attenzione del fanciullo esclusivamente
sul risultato di un’azione può ostacolare l’attuarsi della funzione
d’interiorizzazione.
Le
attività ludiche svolte per il piacere e non per l’efficacia
rappresentano una situazione favorevole per l’attuarsi dell’attenzione
interiorizzata.
3.3
L’esercizio ritmico come supporto dell’aggiustamento al tempo e
della percezione temporale
Attraverso
il ritmo dei movimenti iscritti nel suo corpo il fanciullo accede
all’organizzazione temporale.
La
prima attività ritmica consiste nel lasciare che il tempo del fanciullo
si esprima nei suoi movimenti globali nel corso dei giochi spontanei e
delle attività di espressione libera.
L’aggiustamento
al tempo implica che questo ritmo personale possa accordarsi con i ritmi
esterni: il ritmo di altri fanciulli o quello di un tema musicale.
I
girotondi infantili accompagnati da canti e l’attività globale su
musica rappresentano buoni supporti per favorire la plasticità di
aggiustamento, che è contraria alla fissità dei movimenti nei ritmi
stereotipati.
La
percezione temporale si baserà a sua volta sulla presa di coscienza e
sulla interiorizzazione dei ritmi motori corporei e sulla percezione dei
ritmi esterni.
Questo
passaggio attraverso la metrica è uno stadio indispensabile perché il
fanciullo possa successivamente assumersi i propri movimenti e
organizzarli a partire dalla rappresentazione mentale.
Quest’ultima
possibilità si realizzerà soltanto nel corso dello stadio successivo
dello sviluppo psicomotorio.
Nel
corso dell’attività d’investigazione, il fanciullo si adatta allo
spazio in maniera globale ed organizza questo spazio in rapporto agli
oggetti che vi scopre e sui quali esercita una finzione prassica.
L’utilizzazione del linguaggio permetterà al fanciullo di stabilire i
suoi punti di riferimento e di situarli gli uni in rapporto agli altri in
uno spazio topologico, che è quello al quale egli accede a 3 anni.
Nel
corso del periodo prescolare, egli dovrà:
1)
Passare dallo spazio topologico a quello euclideo grazie alla
scoperta di forme e di dimensioni, inizialmente sul piano del
riconoscimento percettivo; alla fine della scuola materna, la
rappresentazione mentale delle forme e degli assi fornirà al fanciullo
una struttura di riferimento che ne arricchirà le possibilità
percettive.
2)
Accedere all’orientamento nello spazio utilizzando il proprio
corpo come sistema di riferimento. Questo passaggio dall’oggetto esterno
al “corpo proprio come punto di riferimento implica un’evoluzione
dello schema corporeo, che diviene anch’essa tributaria della funzione
d’interiorizzazione. Il fanciullo si libererà progressivamente di un
tipo di rappresentazione figurativa per accedere al pensiero operativo,
che inizierà verso i 7 anni. Egli scoprirà il suo corpo ed il mondo
esterno, grazie all’affidamento percettivo, ma questa scoperta non è
ancora sufficiente affinché egli possa inserirsi nell’universo
oggettivo degli adulti. Egli, dunque, in un certo senso, resta ancorato
alla sua soggettività. Sottolineiamo di novo l’importanza che riveste
per il fanciullo la realizzazione delle sue esperienze in un clima di
sicurezza e di permissività creato dall’atteggiamento comprensivo
dell’adulto, che non deve tuttavia essere privo di fermezza per imporre
alcuni limiti alle attività del fanciullo.
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