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EFFETTI
DELL’ALLENAMENTO DEL RIFLESSO ANTIGRAVITARIO SUL GESTO MOTORIO
ANALISI COMPIUTA
SUL TEST DEL SALTO IN ALTO SUL POSTO

1.
INTRODUZIONE
Tutti gli
esseri viventi possiedono meccanismi di difesa e di
preservazione della vita stessa.
Fra gli
esseri umani questi meccanismi sono prerogativa del sistema
nervoso che permette la loro attivazione in tempi rapidi.
Si parla di riflessi automatici quando la
risposta ad un “disturbo” avviene senza che vi sia inizialmente
un coinvolgimento del Sistema Nervoso Centrale (SNC).
Un tipico esempio è quello in cui,
toccando inavvertitamente con la mano una superficie molto
calda, la si ritrae immediatamente ancor prima che il SNC abbia
la consapevolezza di scottarsi.
La situazione
descritta nell’esempio è abbastanza probabile che avvenga nella
vita quotidiana, mentre l’attivazione di altri riflessi è più
rara.
La “reazione antigravitaria”, che si può
sperimentare sia in aereo quando si incontra un vuoto d’aria e
sia camminando quando improvvisamente non si trova l’appoggio
sul terreno, riveste una particolare importanza nell’ attività
motoria.
Quando questa reazione si attiva, entrano
automaticamente in funzione tutti i muscoli del corpo che
fisiologicamente lavorano in regime di gravità.
Lo studio che
ho proposto nasce proprio dallo sperimentare su uno strumento,
il gBLANK che crea i presupposti per innescare questa “reazione
antigravitaria”.
Dagli studi
compiuti da Giovanni Betti e Roberto Piga (comunicazioni
personali) si evince che nella creazione di un volo libero, è
attivato un riflesso detto “antigravitario”, questo é
documentato dalle sperimentazioni che questi studiosi hanno
compiuto collegando un soggetto che stava effettuando la
sperimentazione con il gBLANK con uno strumento di analisi del
movimento Il DYNA BIOPSY CONTROL (in seguito illustrerò le
caratteristiche di questi due strumenti).
In
particolare Betti e Piga riportano così questa esperienza:
“Il primo
test che volemmo effettuare sul gBlank fu quello del “Monitoring
Jump”(salto in alto sul posto completamente monitorato con il
Dyna Biopsy control).
Collegammo il filo del Dynabiopsy ad un
soggetto in piedi sul gBlank tramite una cintura per lasciarlo
libero nei movimenti ed iniziammo a monitorare tutto il
processo.
Il
“Monitoring Jump” risultò impraticabile in tali condizioni e per
questo s’iniziò a mettere a punto un nuovo test, “Blank Drop”,
consistente in un salto in avanti a partire dalla piattaforma
del gBlank sempre collegato con il Dynabiopsy.
Fu
sorprendente, invece, un fenomeno al quale sul primo non si era
dato rilevanza.
Il segnale
presentava una perturbazione dopo solo circa 30-35 ms dallo
sgancio della piattaforma come se ci fosse un’improbabile
“reazione motoria” da parte del soggetto oppure un più probabile
“rumore meccanico” dovuto allo strumento. Tuttavia il fenomeno
era sistematico.
Si costruì
con una pila di mattoni un “manichino inerte” e lo ponemmo sul
gBlank collegato tramite la cintura al Dynabiopsy.
In queste condizioni il “rumore meccanico”
non si manifestò mai nelle decine di prove ripetute.
Cominciammo a prendere in maggior
considerazione l’ipotesi di una “reazione motoria”. Quest’ultima
era troppo rapida perché potesse essere d’origine corticale. Era
compatibile con i tempi di un riflesso monosinaptico, ma quale
sollecitazione esterna l’aveva provocato?
Si fece una
nuova ipotesi: la muscolatura del corpo, che lavora in regime
gravitario, possiede una sorta di “accelerometro” che,
trovandosi in condizioni di “volo libero” (come se fosse in
assenza di gravità), rilascia la “contrazione tonico-
posturale”.
Sul sensore
appare, con un ritardo di ragionevole di circa 30-35 ms, una
perturbazione che rappresenta realmente una “reazione motoria”.
A questo
fenomeno si dette il nome di “Riflesso Antigravitario”.
2.
PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE
La
sperimentazione é compiuta con uno strumento che evoca il
riflesso antigravitario, questo viene attivato come difesa ad un
disturbo che in questa occasione é rappresentato dalla caduta
improvvisa di un piano su cui il soggetto é ritto in piedi.
Il soggetto deve reagire alla mancanza
improvvisa dell’appoggio sui piedi che provoca un volo libero,
in quel momento entrano in funzione tutti i muscoli che per
ragioni fisiologiche sono connessi ai sensori che registrano
l’accelerazione di gravità.
3.STRUMENTI UTILIZZATI
Come
strumento di training utilizzerò il gBLANK, evocatore del
riflesso antigravitario.
Come
strumento di verifica utilizzerò il DYNABIOPSY control.
3.1.CARATTERISTICHE DEGLI STRUMENTI
3.1.1. Il gBLANK
(Annesso n.1)
Il gBLANK é
uno strumento,inventato da Betti e Piga, che evoca il riflesso
antigravitario.
E ’formato da
una pedana sorretta a vario dislivello da terra (da 4 a 1 cm.),
tramite degli elettromagneti, a dei supporti fissi.
Quando è
interrotto il collegamento la pedana cade a terra, creando nel
soggetto posto sopra di essa in piedi una sensazione di caduta
libera.
Nell’azione
di reazione che il soggetto attiva, si contare tutta la catena
della muscolatura estensoria.
In
particolar modo negli arti inferiori, su cui poi indaghiamo con
il test del Monitorino Jump con il DYNABIOPSY, si attivano il
quadricipite, il tricipite surale e i flessori plantari.
Lo starter
alla caduta é data da un pulsante esterno premuto secondo una
scansione temporale scelta da un operatore e chiaramente
all’insaputa di chi ésottoposto alla prova.
3.1.2. DYNA BIOPSY CONTROL
(Annesso n.2).
Questo
strumento, inventato da Betti e Piga, consiste in un
analizzatore elettronico che permette di monitorare
completamente un salto dalla fase di caricamento alla fase di
ricaduta.
Compie un’analisi istante per istante
delle fasi cinematiche e dinamiche del movimento rilevando i
parametri spazio-temporali con una cadenza di 5 millisecondi
Permette di
svolgere un’”analisi a monte” del fenomeno perché la mole dei
dati è tale da consentire un’osservazione diretta dei vari
aspetti,che determinano la funzione muscolare, tanto da
individuare ed individualizzare le caratteristiche
neuromuscolari e motorie dei soggetti testati.
É composto da
una parte meccanica che trasferisce il segnale ad un software
dove un programma particolare lo analizza.
La parte meccanica è formata da un sistema
a rotore che controlla lo svolgimento di un filo inestensibile,
da cui una testa di lettura trae il segnale.
Il filo
tramite un magnete inserito in un supporto plastico è tenuto
adeso dal soggetto stesso che compie il test a livello della
linea che unisce le spine iliache postero-superiori, rendendo
così la persona solidale con lo strumento.
Il segnale
arriva al computer, dove è poi ripulito e fornisce le misure.
Tutte le operazioni preliminari del salto
sono gestite automaticamente dal sistema, attraverso segnali
luminosi e sonori.
Il test
consiste in un salto in alto da fermo da posizione di semisquat.
Il protocollo
prevede (Annesso n.3):
Il soggetto è
posto in piedi con le gambe divaricate con passo uguale alla
larghezza delle spalle,le mani sono poste ai fianchi e con i
pollici mantiene una targhetta metallica aderente alle spine
iliache postero superiori, tale postura è codificata per
escludere il più possibile l’azione dei muscoli paravertebrali.
Da questa
posizione il soggetto si piega sulle gambe nella classica
posizione di mezzo squat,il busto deve essere eretto e il
tallone in completo appoggio a terra.
Con questo
meccanismo si riesce così a controllare completamente tutte le
fasi del salto: dalla fase di caricamento, inizio del piegamento
degli arti inferiori, fino alla stabilizzazione dell’angolo di
caricamento (angolo in cui si pone il soggetto per effettuare il
salto), alla fase di ricaricamento,la spinta,fino alla fase di
ricaduta.
In questo
modo si hanno misure sul caricamento, ricaricamento (differenza
fra angolo da cui ci si pone per effettuare il salto e l’angolo
da cui realmente inizia la spinta) e su tutta la spinta.
Questo salto
completamente analizzato in tutte le sue fasi è stato denominato
MONITORING JUMP.
Questo
protocollo permette di compiere salti in situazioni
biomeccaniche diverse controllandole.
Infatti
quando il soggetto raggiunge la posizione adeguata, che
normalmente è codificata intorno ai 120°, la boa che
inizialmente dava un colore verde,segnala la posizione mutando
colore.
Dopo 2
secondi si attiva una luce rossa che è lo starter per
l’effettuazione del salto verso l’alto,che deve essere compiuto
il modo massimale, più verticale possibile senza movimenti in
anteposizione.
3.1.2.1 DATI NECESSARI PER EFFETTUARE IL TEST DEL D.B.C.
I dati
indispensabili per programmare il test sono il peso, l’altezza e
la lunghezza biomeccanica dell’arto inferiore, misurata
prendendo la distanza che intercorre nel soggetto in piedi fra
la tuberosità del grande trocantere del femore e la cupolina
malleolare del perone.
4.
PROTOCOLLO DI SPERIMENTAZIONE
Ho
interessato alla sperimentazione 16 soggetti sia maschi che
femmine, di età fra i 18- 35 anni, che non hanno patologie
particolari, 8 sono attivi, 8 sono sedentari.
Ho
somministrato un test d’ingresso con il DYNABIOPSY, poi ognuno
di loro ha eseguito un training con il gBLANK.
Alla fine
della seduta di lavoro ho riproposto ad i soggetti un test di
verifica sempre con il DYNABIOPSY, per controllare
successivamente le eventuali ricadute dal punto di vista
motorio-funzionale del training svolto.
5.
PROTOCOLLO DI TRAINING
Il protocollo
prevede 1 serie di 10 esercizi con il gBLANK, il soggetto nella
posizione iniziale é:
In piedi
sulla pedana ad arti inferiori in piegamento ad un angolo
propriocettivo, senza calzature, le braccia sono libere e lo
sguardo é in avanti non direzionato a terra.
Di seguito
alla caduta di 4 cm. della pedana viene svolto un salto in
avanti con atterraggio fuori della pedana, il recupero fra un
salto e l’altro é di 30 secondi(Annesso n.4).
Dopo la serie
di salti test di verifica.
6.
DATI PRESI IN ESAME DAL DYNABIOPSY
I dati presi
in esame forniti dal DYNABIOPSY sono:
1)Indice di erogazione
iniziale di forza (CEF)
É stato
calcolato un indice di erogazione di forza iniziale che é
espresso dalla forza massima diviso il tempo per raggiungerla.
Il tempo
preso in considerazione parte dall’inizio della produzione di
forza che avviene nella fase eccentrica, di frenamento, durante
la fase di ricaricamento prima della spinta fino al momento in
cui é espressa la forza massima dinamica.
2) Velocità massima allo stacco
è
la velocità massima che assume il corpo nella fase di salto.
Questa velocità viene raggiunta nel momento in cui l’atleta
stacca i piedi dal suolo.La velocità si esprime in m/s.
3) Pulse
è
la variazione della quantità di moto dovuto alle componenti
elastiche attivate complessivamente su tutta la catena cinetica.
Il valore del
pulse per un salto “perfetto” dovrebbe essere nullo (zero).
In effetti il
pulse risulta quasi sempre negativo e con valori notevolmente
distanti dallo zero.Valori ottimali di pulse (valori piccoli) si
riscontrano quasi sempre quando si effettuano rapidi
ricaricamenti all’inizio del salto.Il pulse viene espresso in
Newton/secondi.
4) Dyna
è
la forza dinamica massima espressa.Il dyna si esprime in Newton.
5) Forza relativa
è
il rapporto fra la forza
massima espressa (DYNA) e il peso corporeo. La forza relativa è
un buon indicatore di mobilità spaziale.
6) Forza isotonica coscia
è
l’intensità della forza, che rimane costante nel tempo di
spinta, nei muscoli della coscia.
si esprime in
Newton.
7)Forza isotonica gamba
è
l’intensità della forza, che rimane costante nel tempo di
spinta, nei muscoli della gamba.
si esprime in
Newton.
8) stiffness coscia
Rigidità
dinamica dei muscoli della coscia.
è
una costante di proporzionalità fra la forza F esercitata da una
molla allungata (accorciata) di un tratto X. La stiffness
risulta dipendente dalle modalità del salto e viene fornita in
N/mm.
9) Stiffness gamba
Rigidità
dinamica dei muscoli della gamba.Viene fornito in N/mm.
10) Potenza
è
il prodotto della forza per la velocità. I valori sono forniti
in Kwatt.
7.
ANALISI DEL TRAINING
IL training
proposto non ha evidenziato problemi nell’effettuazione, anche
se si é registrato una certa difficoltà ad effettuare il salto
dopo la discesa della pedana nelle prime 1-2 prove con diversi
soggetti, che sorpresi dal funzionamento della pedana non
effettuavano il salto.
8.ANALISI DEI DATI
(Annesso n.5)
Il confronto
fra le medie (Annesso n.6) dei test effettuati prima del
training e dopo il training mostra chiaramente come ci sia un
netto incremento sui parametri legati alla erogazione e
produzione di forza della coscia.
La produzione
di forza avviene anche in tempi minori, questo é attestato
dall’incremento dell’indice legato alla produzione della forza
iniziale, aumenta anche la potenza e la velocità massima allo
stacco.
Il
miglioramento del pulse é indice di una miglior gestione della
forza elastica, che a sua volta ci informa di una miglior
utilizzo della catena cinetica.
C’ é un
incremento anche sulla forza espressa dal settore gamba e dei
parametri legati allo status muscolare (stiffness) ma non sono
in ragione significativa tale da farci evidenziare un reale
mutamento.
Più nello
specifico ho notato come i soggetti attivi erano più ricettivi
al training rispetto ai non attivi, soprattutto nei parametri
legati alla produzione della forza: forza iniziale, forza
massima e forza relativa.
I non attivi
invece si sono contraddistinti per una netto miglioramento della
forza della coscia, ma anche in una maggior velocità massima
allo stacco, una minor dispersione elastica(pulse) e un aumento
di potenza,che indica una miglior svolgimento della catena
cinetica.
Svolgendo
l’analisi del T student, vista la generalità della popolazione
per cui dell’incertezza della misura, ho utilizzato una
deviazione standard assunta delle medie (Annesso n.7).
Con questa
emerge che nell’analisi su tutti i soggetti i dati che
manifestano una variazione statisticamente rilevante sono la
forza isotonica della coscia, la forza iniziale, la potenza ed
il pulse.
Mentre
nell’analisi svolta sulle due classi di soggetti attivi e non
attivi emergono varie indicazioni interessanti.
Negli attivi
hanno una variazione significativa in positivo l’erogazione di
forza iniziale, la forza massima, la forza relativa, la forza
della coscia,la stiffness della gamba, il pulse e la potenza.
Nei non
attivi ha una variazione significativa l’aumento della forza
isotonica della coscia,la velocità massima allo stacco, il pulse
e la potenza.
9.DISCUSSIONE
I dati in
esame si sono dimostrati molto indicativi, essi testimoniano un
aumento di forza nel settore della coscia.
Vista la brevità del training, questo
aumento può essere riferito ad una maggior attivazione delle
unità motorie della muscolatura della coscia o ad una miglior
efficienza.
Possiamo
affermare che l’utilizzo del training con il gBLANK favorisce,
visti i tempi di attivazione e della reazione motoria, espressa
in uno stato di emergenza, un maggior reclutamento delle fibre
bianche.
Questa
ipotesi é avvalorata anche dalla sensazione di stanchezza che a
fine training era riportata dal gruppo dei soggetti non attivi.
Questo
aumento di forza possiamo vederlo, perciò, come miglioramento
della coordinazione intramuscolare.
Analizzando,
poi, il trend di altri parametri come il pulse e la potenza si é
verificato un miglioramento anche della coordinazione
intermuscolare.
Gli effetti
manifestati sono quelli che ci aspetteremo in parte, e che in
una passata sperimentazione ho verificato (vedi documento n.5 in
bibliografia), da un training pliometrico.
In
particolare interessante é vedere come ci sia una diversa
risposta, come si é evidenziato, su alcuni parametri nei
soggetti del gruppo degli attivi e quello dei non attivi.
Mentre i non
attivi migliorano sostanzialmente solo nella forza della coscia,
gli attivi aumentano l’erogazione di forza iniziale, la forza
massima e la forza della coscia, questo fa pensare ad una
maggior attitudine ad utilizzare gli effetti dell’evocazione di
un riflesso.
Questo stesso
tipo di esperienza, legata però all’esecuzione dell’esercizio
pliometrico,era già stata compiuta in passato da Smithbleicher
(Annesso n.8).
Questo autore
dimostrò analizzando dei tracciati elettromiografici di soggetti
che
eseguivano
dei salti in basso, che le persone allenate tendevano ad
utilizzare meglio il riflesso da stiramento rispetto ad i
sedentari.
Dimostrò pure
che questa attitudine poteva essere migliorata con
l’allenamento.
La differenza
é che l’ allenamento sul gBLANK sembra migliorare sia la
coordinazione intramuscolare (capacità di reclutamento) che la
coordinazione intermuscolare, cosa che invece non avviene con la
pliometria, dove invece da studi effettuati(vedi documento n.5)
vediamo che la catena cinetica viene alterata e comunque si
creano presupposti per squilibri muscolari.
Da cosa
dipende questo trend di miglioramento dell’utilizzo della catena
cinetica ?
Ragionevolmente posso ipotizzare che questo esercizio attivi un
pre-programma motorio, che tende a creare i presupposti per
ottimizzare il timing della catena cinetica, in letteratura
questo é chiamato feed-foward.
Ciò accade
perché in situazioni improvvise di emergenza il nostro sistema
tende ad utilizzare la risposta massima e nella forma migliore.
L’aspetto
sostanzialmente nuovo in questo tipo di training, é che si
ritrovano alcuni vantaggi dell’esercizio pliometrico (Annesso
n.9) senza averne gli svantaggi.
In
particolare possiamo affermare che questo tipo di lavoro sfrutta
in modo totale l’aspetto del riflesso senza che la risposta
iniziale sia inquinata dal lavoro comunque volontario.
Con questo
intendo dire che nella pliometria, ad esempio nei salti verso il
basso, già prima dell’impatto a terra la muscolatura
antigravitaria é preattivata dal Sistema nervoso centrale e
l’espressione di forza che ne deriva, é si imputabile
all’attivazione del riflesso da stiramento, ma soprattutto al
reclutamento corticale delle unità motorie, visti i tempi di
esecuzione addirittura possiamo dire che il riflesso da
stiramento viene utilizzato non nella fase di spinta dopo la
caduta verso il basso ma nella fase di freno(atterraggio).
Con il gBLANK
questo é ancora più evidente, in quanto tutta l’attività
riflessogena viene utilizzata per ristabilire l’equilibrio del
sistema(atterraggio e recupero dell’equilibrio), infatti questa
fase ha una durata di tempo maggiore rispetto all’esercizio
pliometrico, e quindi il riflesso non é sicuramente utilizzato
per favorire la spinta successiva.
Talvolta é
anche successo che il soggetto dopo la caduta non effettuava il
salto, perché
era come
inibito.
Un altro aspetto non di poco conto é che
sono ben conosciuti gli effetti traumatici a livello articolare
della pliometria classica.
In ricerche
compiute da vari autori, si é visto che l’esercizio del salto in
basso con reazione da 40 cm. provoca a livello artromuscolare un
carico di 4-5 volte il peso corporeo, per cui é noto a tutti
come l’esercizio pliometrico non sia consigliabile a tutte le
persone per questi effetti traumatici e microtraumatici.
Nel gBLANK
invece non si sviluppa un carico cinetico importante a livello
articolare, in quanto il dislivello é minimo (da 4 a 1 cm), per
cui si utilizza la creazione di un volo libero per attivare in
modo riflesso la muscolatura antigravitaria.
10.CONCLUSIONI
Da questa
sperimentazione si evince che il gBLANK può rappresentare un
ottimo esercizio per migliorare la coordinazione intramuscolare
ed intermuscolare, é un esercizio intenso ma non traumatico.
In modo
particolare visto la caratteristica del training possiamo
classificarlo come un esercizio interessante per il reclutamento
diretto delle fibre bianche, in quanto esse sono attivate
sicuramente in situazioni di “emergenza”.
Il gBLANK può avere un ampia applicazione
nella programmazione dell’allenamento, in quanto può essere
inserito in varie fasi del training soprattutto con la funzione
di “facilitazione del reclutamento nervoso delle unità motorie”
e come “sveglia neuromuscolare”.
Infatti
questo esercizio,anche se attiva in modo importante le fibre
veloci,non propone un carico fisiologico elevato che necessita
di ampio periodo di rigenerazione.
In questa
chiave di lettura potrebbe essere molto utile, ad esempio,
inserire esercitazioni con il gBLANK anche nel corso di
un’attivazione pre-gara.
Visto
comunque le caratteristiche dell’impegno fisiologico legato ad
un coinvolgimento delle fibre veloci, è da sconsigliare
l’utilizzo di tale training in situazione d’affaticamento come
alla fine di una seduta di lavoro.
Per quanto
riguarda il miglioramento della coordinazione intermuscolare in
questa sperimentazione non posso trarre un’indicazione
definitiva, in quanto i dati in possesso, possono attestare un
miglioramento probabilmente temporaneo, ma considerato il trend
che si manifesta in certi parametri legati alla qualità
dell’esecuzione del gesto, dello sviluppo della potenza e della
velocità massima allo stacco, si puòipotizzare un suo effetto
stabilizzato in un tempo di training piùampio.
Comunque
questa indicazione se confermata da uno studio più ampio nel
tempo comporterebbe delle grosse implicazioni, non solo nel
training per ottimizzare l’utilizzo della catena cinetica e per
la prevenzione di infortuni, ma anche nella riabilitazione, come
recupero dello schema motorio ottimale dopo un trauma, cosa
che,per chi è esperto della materia, sa che è la più difficile e
che necessita di maggior tempo per ricrearlo.
A livello di
indicazione possiamo eventualmente sconsigliare l’esercizio con
il gBLANK a coloro che siano affetti da patologia legate ad un
deterioramento dei dischi intervertebrali, altri tipi di
controindicazioni non sono state rilevate.
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"Fisiologia articolare", 1974 Marrapese Ed. Demi
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"Il controllo del movimento volontario nell'uomo", 1991
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"Fondamenti di Neurofisiologia",1985 Bologna Zanichelli Ed.
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SCHIMDTBLEICHER "Adattamenti neuronali e metodi di
allenamento della forza ", 1983 S.D.S. Anno II N°2
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VAN INGEN SCHENAU - BOOTS -DE GROOT - SNACKERS - VAN WOENSEL
"The constrained control of force and position in multi
-joint movements", 1992 Great Britain "Neuroscience" vol.46
N°1 pp.197-207

IL gBLANK
ANNESSO N.1

DYNABIOPSY
CONTROL e relativo principio di funzionamento.
ANNESSO N. 2

L’ESERCIZIO
CON IL gBLANK
ANNESSO N. 3
INDICE PER LE
TABELLE
UNITÀ DI MISURA
CEF =
EROGAZIONE FORZA INIZIALE
%
VEL MAX =
VELOCITÀ MASSIMA ALLO STACCO m/s
PULSE =
DIPERSIONE ELASTICA
N/s
DYNA =
FORZA MASSIMA
N
FREL =
FORZA RELATIVA
%
FIC =
FORZA ISTONICA COSCIA
N
FIG =
FORZA ISOTONICA GAMBA
N
ST. C = STIFFNESS COSCIA
N/mm
ST.G = STIFFNESS GAMBA
N/mm
POTENZA =
POTENZA
Kw
L’ESPERIENZA
DI SCHITDBLEICHER
ANNESSO N.4

IL TEST DEL DYNA BIOPSY CONTROL
ANNESSO N. 8
CARATTERISTICHE DELL’ESERCIZIO PLIOMETRICO
ANNESSO N. 9
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