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Come contattare l'autore:

Prof.ssa Giovanna De Marco  

Laureata in Scienze Motorie

Psicologo dello Sport

giovanna.demarco@libero.it

www.anlism.it/soci/demarco

Mobile: 3470340552

Rif.

GDM03
 

Ginnastica correttiva

Ginnastica nella terza età

 

Chi è l’anziano

Prima di tutto bisogna fare una classificazione delle varie età dell’Uomo:

a)  età adulta, fino a 40 anni;

b)  mezza età, da 40 a 60 anni;

c)   età senile, da 60 a 75 anni;

d)  età senile avanzata, da 75 a 85 anni;

e)  età senile estrema, da oltre gli 85 anni;

Parlando di terza età si deve prendere in considerazione la fascia dai 60 ai 75 anni in su. Oggi si parla anche di quarta età c con riferimento a quegli anziani che in passato venivano etichettati come “Matusa”, ma che oggi, vedendo molti di essi frequentano le discoteche, vengono indicate come “Pantere grigie”.

Non bisogna pensare che una persona anziana sia un uomo vecchio con i capelli bianchi,tozzo, e con un atteggiamento goffo, ma si può notare che anche una persona di  trenta anni che abbia degli acciacchi sia una persona anziana. Perciò bisogna che una persona anziana vivi correttamente questa fase della sua vita e che coltivi i suoi interessi.

Anziano di ieri, oggi e domani

Ieri l’anziano era chiamato il “Vecchio”, rappresentava la classica figura patriarcale.

Dopo aver dedicato una vita alla famiglia al lavoro, costellato questo ultimo da tante fatiche, strapazzi e sacrifici, pur continuando a vivere nel nucleo famigliare, si tirava un po’ in disparte, sostituendo la propria attività produttiva con la trasmissione di esperienza, dimostrandosi ancora utile, come punto di riferimento. Come padre insegnava e suggeriva ai figli, programmi di lavoro e accorgimenti per una miglior conduzione delle rispettive attività e compiti.

Come Nonno invece si teneva vicino i nipoti grandicelli parlando loro della natura, degli animali, insegnava a leggere l’orologio. Mentre la Nonna si dedicava alla casa, conservando il “bastone del comando”, cioè le chiavi, e spesso accudiva ai nipotini più piccoli se la loro mamma era impegnata altrove.

L’Anziano era ascoltato, consultato, rispettato, e, al bisogno, assistito fino allo stadio terminale, cioè moriva in casa.

In sostanza i ritmi, il tenore di vita, le esigenze degli uomini di ieri, coincideva col la scansione del tempo, che era abbastanza lenta; non c’era fretta, né affanni, né stress, né frustrazioni.

Purtroppo l’anziano oggi sta in una situazione di “soggetto scomodo” perché non ha alcun potere:

a)  non ha potere di acquisto;

b)  non ha potere di cambiar casa;

c)   non ha potere contrattuale;

d)  non ha potere di fare delle scelte;

e)  non ha potere di fare protesta;

Oggi ha molte più possibilità di diventare vecchio chi occupa un ruolo di spicco nella politica, nella arte, nella scienza, nella finanza. Nella sponda opposta si ritrovano gli scomodi, gli esclusi, quegli dell’Ospizio. E se ieri gli ideali erano: coscienza, altruismo, solidarietà, comprensione, tali ideali sono stati sostituiti dai miti di oggi:giovanilismo, produttivismo, consumismo, denaro, potere, comfort.

Da qui il concetto che l’uomo vale per quello che produce né più né meno di come viene valutata una macchina: se una macchina è vecchia e non produce più reddito viene eliminata, confinata in uno dei tanti ospizi.

Purtroppo l’anziano oggi è messo in una situazione scomoda, e di non facile soluzione.

Per farsene un’idea di come sarà basta riferirsi a quanto dicono i giornali, ormai quasi quotidianamente. Persone anziane che rimangono incustoditi, che vengono maltrattati dagli infermieri, il cattivo funzionamento degli ospizi, spesso sporchi e malridotti. Anziani che vivono da soli e nessuno se ne cura, che nei casi peggiori muoiono e vengono ritrovati dopo mesi.

 

Obbiettivi per gli educatori

 

Gli obiettivi teorici di un programma di attività motoria o sportiva in persone di età matura o senile sono di natura funzionale, psicologica e sociale:

  • miglioramento della capacità globale di lavoro muscolare( recupero della massima potenza aerobica);

  • miglioramento della funzione cardiaca e di quella respiratoria;

  • sviluppo della forza muscolare;

  • sviluppo della capacità di resistenza;

  • miglioramento della flessibilità articolare e della coordinazione neuromotoria;

  • regressione delle alterazioni muscolo scheletriche;

  • riduzione dell’obesità e della patologia geriatria in generale;

  • aumento della sensibilità dei recettori insulinici;

  • riapprendimento di capacità motorie;

  • riaquisto di fiducia nelle proprie capacità psico-fisiche;

  • miglioramento dello stato psico-emotivo;

  • miglioramento di abitudini di vita(fumo, alcool, etc…);

  • socializzazione.

In particolare si postula l’allenamento, si determina una riduzione della stimolazione cardiaca simpatica e quindi uno spostamento dell’equilibrio vegetativo verso la predominanza vagale. Ne deriva una riduzione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, una maggiore tolleranza dell’esercizio muscolare, un miglioramento del lavoro cardiaco a parità di carico. In definitiva dovrebbe aumentare la massima  potenza aerobica, fedele indice dell’efficienza dell’organismo.

Mediante una vasta gamma di stimoli prodotti dal ventaglio delle attività proposte, cercar di migliorare nel tempo stesso la funzione neuro-psichica, agire sulla sfera psicologica: migliorare la senso percezione, la attenzione, la memoria, i tempi di reazione, l’autocontrollo. Stimolare la curiosità del nuovo, il desiderio di vedere, di fare, di imparare, cercando, alla fine, di adeguare i comportamenti alle immagine che il soggetto intende assumersi.

Proporre anche esercizi con piccoli attrezzi, con palle e palloni, con cerchi, bacchette, ceppi, cordicella, clavette, ecc.

Il tutto si traduce in una appropriata educazione psicomotoria mediante la quale, se il bambino impara a crescere, l’anziano impara a vivere meglio la sua età, la sua condizione di anziano con gli eventuali problemi connessi. Ma serve anche per migliorare: le funzioni muscolare, articolare, cardiocircolatoria, respiratoria, e a far acquistare, nei limiti possibili, la scioltezza, l’agilità, la abilità specie manuale, la valutazione dello spazio in cui si muove e del tempo relativo al movimento.

Il soggetto  deve essere cosciente che ciò che gli si propone di fare lo fa nel suo esclusivo interesse, per il suo bene, in quanto con tali attività può conseguire gli effetti desiderati.

 

Rischi

 

L’attività motoria o sportiva delle persone in età matura e senile non è priva di rischi particolari per la possibilità di complicanze soprattutto di tipo cardiocircolatorio o traumatologico, correlate alle caratteristiche di queste persone.

Per le complicanze  cardiocircolatorie il rischio di arresto cardiaco è pari a 1 su 30.000 ore per soggetti di 45 anni ma si riduce a 1 su 270.000 ore se l’attività è opportunamente controllata; lo stesso rischio aumenta di dieci volte negli uomini di 65-70 anni, mentre è molto minore nelle donne della stessa età. Il rischio di tali complicanze è maggiore nelle fasi iniziale e finale dell’esercizio.

Il rischio di complicanze muscolo-scheletriche(contusioni, distorsioni, lussazioni, fratture) è maggiore del 50% per persone in età superiore a  50 anni e riguarda le prime settimane di attività.

Le persone più esposte a questi vari rischi sono i soggetti di temperamento ansioso-volitivo soprattutto se si tratta di attività agonistiche.

 

I Risultati

 

Mediante l’attività motoria, le persone anziane raggiungono una sensazione molto gradevole di benessere che influisce sulla loro esistenza. Si riduce l’ansia e/o la depressione in coloro (e sono molti) che ne sono affetti. Persone che indulgono in abitudini voluttuarie tendono a modificare il loro comportamento dopo esercizio fisico.

Comune anche l’affermazione di un miglioramento nettissimo dei rapporti sociali interpersonali, specie se l’attività motoria è svolta in fase collettiva. Questi risultati meritano di essere sottolineati e avallano di per sé il ricorso a tali iniziative se si considera che l’emarginazione, l’isolamento, il deperimento psico-fisico, la nevrosi sono negli anziani condizioni quanto mai diffuse e, al tempo stesso, potenti fattori di regressione globale.

I risultati sugli effetti dell’attività motoria nelle persone anziane concordano con i presupposti teorici, ma non del tutto. In proposito deve rilevarsi che con l’avanzare dell’età aumenta la variabilità interpersonale dei vari parametri funzionali e che tale comportamento influenza i risultati.

 

Interventi  motori

 

Molti sono i motivi che inclinano l’anziano alla sedentarietà quali ad esempio le conseguenze delle modificazioni fisiologiche del sistema muscolo-articolare evidenziate dalla riduzione della forza e della resistenza allo sforzo.

Poi arrivano l’Osteoartrosi e l’Osteoporosi con i loro dolori; ed ancora la riduzione dello spessore dei dischi e quindi anche degli spazi intervertebrali,ecc…Tutte queste alterazioni gli fanno assumere molto spesso una postura caratteristica a capo declinato in avanti, da una più o meno accentuata cifosi senile, dalla ridotta escursione articolare, specie a livello delle anche e da qui la modificazione della andatura; dalla rigidità della colonna vertebrale accompagnata spesso dalle relative algie vertebrali. Il tutto comporta grande impegno muscolare e legamentoso con conseguente dispendio di energie,di per sé già ridotte, e facile stancabilità. Generalmente l’anziano evidenzia pure associata una certa insicurezza psicologica con insufficienza nell’equilibrio e nella coordinazione motoria, e ciò accentua la fatica nel muoversi; compaiono contratture muscolari nonché crampi muscolari dovuti per lo più alla scarsa ossigenazione periferica, crampi che interessano quasi sempre il tricipite surale e gli ischio-crurali.Una serie di eventi che giustificano molte volte il comportamento motorio lento, insicuro dell’anziano e spesso anche la rinuncia a muoversi perché si stanca presto.Certo non è solo tutto questo   all’origine della stanchezza che egli accusa poiché la stanchezza può essere causata anche da altri fattori tant’è che viene distinta in:

-Patologica, rappresenta il primo sintomo di una malattia;

-Fisiologica, quando è dovuta a reazioni chimiche nel sangue prodotte da un eccesso di acido lattico, o da CO2 in persone sane;

-Psicologica, in genere consegue a prolungati conflitti emotivi, o a prolungamenti stati ansiosi, o a noia abituale, frequente nell’anziano, come è dato rilevare nelle case di riposo.

Ma l’anziano di oggi tende anche a “defilarsi” perché la vita di oggi è quasi ovunque e sempre condizionata da una “febbre” che si chiama “competizione”, la quale richiede efficienza poiché bisogna “correre, produrre, consumare” altrimenti non conti nulla, cose che ovviamente non sono più alla portata di chi è titolare di diverse decine di anni.

Come già si è accennato prima, vi sono delle modificazioni strutturali e funzionali in relazione all’avanzare dell’età e gli abbiamo a livello:

 

Apparato muscolare

 

Già prima della nascita, le fibre muscolari sono di numero all’incirca uguale a quello definitivo; successivamente aumentano in spessore e lunghezza sino al 20°-25°anno di età (ipertrofia dell’accrescimento). Verso il 40° anno di età si ha l’inizio di una lenta e progressiva riduzione numerica delle fibre muscolari con sostituzione di tessuto interstiziali e gassoso, con associati fenomeni regressivi che sono massimi nell’età più avanzata (ipotrofia della senescenza). Prevalgono nei muscoli scheletrici tipiche modificazioni senili: diminuzione della massa, del volume, del peso; diminuzione dell’acqua intra-cellulare e aumento di quella extra; rigidità e durezza del tessuto. Istologicamente si osserva: ipotrofia delle fibre muscolari; aumento della componente grassa; aumento del tessuto elastico e del tessuto connettivo (fibrosi senile).

Dal punto di vista funzionale, si riscontra una diminuzione progressiva della forza muscolare dopo i 30/40 anni d’età. In particolare, mediante test di affaticamento si rileva una riduzione negli anziani della forza di contrazione nonché una più precoce comparsa dei segni di fatica. Anche il tono muscolare si reduce seppur lentamente sino a 60 anni e più rapidamente nell’età successiva. E proprio all’ipotonia muscolare che si deve attribuire il portamento decadente, tipico di alcuni anziani.

 

Apparato cardio-circolatorio

 

Con l’avanzare dell’età, la forma, il volume e il peso del cuore si modificano.

Riguardo agli aspetti funzionali dell’invecchiamento cardio-vascolare si riscontra:

  • la pressione arteriosa, sia quella massima (sistolica) che quella minima (diastolica), aumentano progressivamente, se pur con ampia variabilità, sia negli uomini che nelle donne;

  • la quantità di sangue espulsa ad ogni contrazione (gittata sistolica) e quella espulsa per minuto (portata cardiaca= gittata sistolica x frequenza dei battiti al minuto) si riduce.

  • Il lume delle piccole arterie si riduce e quindi aumentano le cosiddette resistenze periferiche.

  • Dal punto di vista del lavoro cardiaco, la senescenza del cuore è stata interpretata come “insufficienza cardiaca latente” che mostra nell’esercizio fisico intenso i propri limiti. In effetti con l’avanzare dell’età si riduce la capacità contrattile del cuore per lavori muscolari intensi mentre a riposo tale capacità non è compromessa.

 

Apparato respiratorio

 

L’apparato respiratorio tende anch’esso a subire con l’avanzare dell’età modificazioni strutturali e funzionali. Le prime consistono in alterazioni della gabbia toracica (cifosi dorsale, ossificazione delle cartilagini costali; ipotrofia dei muscoli respiratori), assottigliamento della mucosa bronchiale, calcificazione degli anelli tracheali, dilatazione degli alveoli, riduzione, sclerosi e riduzione dei capillari polmonari.

L’attività motoria, per quanto riguarda l’apparato respiratorio, tende a prevenire e correggere le modificazioni senili  a carico dello scheletro  e dei muscoli, le alterazioni del trofismo della parete toracica e del diaframma, a favorire il drenaggio delle secrezioni bronchiali e a permettere una maggiore espansione polmonare.

 

Apparato osteo-articolare

 

L’osso, a qualunque età, non è un organo  statico dal punto di vista metabolico ma in continuo rimaneggiamento. La normalità e la costanza della sua struttura dipendono da un equilibrio tra processi di formazione e decostruzione, rispettivamente attribuibili a cellule specifiche (gli osteoblasti e gli osteoclasti) nonché ad un concomitante equilibrio tra opposizione e assorbimento della componente minerale.

Nella donna  in età post-menopausale e nell’età senile in generale, tendono a prevalere i fenomeni di distruzione ossea per l’attenuarsi dell’attività osteoblastica (o per l’accentuarsi di quella ostreoclastica). Questo si può spiegare da un progressivo esaurimento degli ormoni sessuali, oppure, da una carenza proteica.

Per quanto riguarda le articolazioni, le cartilagini subiscono con l’età progressive modificazioni, favorite dal metabolismo lento del tessuto cartilagineo e dal suo scarso potere di rigenerazione e favorite altresì dall’eventuale concomitanza di traumi o microtraumi. Il liquido sinoviale diventa meno viscoso e meno protettivo, la membrana sinoviale si fa più fibrosa. La cartilagine perde elasticità, la sua superficie si fa irregolare. La flessibilità articolare si riduce all’incirca del 30% dall’età media a quella avanzata.

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