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Ginnastica
correttiva
Ginnastica
nella terza età

Chi è l’anziano
Prima di
tutto bisogna fare una classificazione delle varie età dell’Uomo:
a)
età adulta, fino a 40
anni;
b)
mezza età, da 40 a 60
anni;
c)
età senile, da 60 a 75
anni;
d)
età senile avanzata,
da 75 a 85 anni;
e)
età senile estrema, da
oltre gli 85 anni;
Parlando
di terza età si deve prendere in considerazione la fascia dai 60 ai 75
anni in su. Oggi si parla anche di quarta età c con riferimento a quegli
anziani che in passato venivano etichettati come “Matusa”, ma che
oggi, vedendo molti di essi frequentano le discoteche, vengono indicate
come “Pantere grigie”.
Non
bisogna pensare che una persona anziana sia un uomo vecchio con i capelli
bianchi,tozzo, e con un atteggiamento goffo, ma si può notare che anche
una persona di trenta anni
che abbia degli acciacchi sia una persona anziana. Perciò bisogna che una
persona anziana vivi correttamente questa fase della sua vita e che
coltivi i suoi interessi.
Anziano di ieri, oggi
e domani
Ieri
l’anziano era chiamato il “Vecchio”, rappresentava la classica
figura patriarcale.
Dopo aver
dedicato una vita alla famiglia al lavoro, costellato questo ultimo da
tante fatiche, strapazzi e sacrifici, pur continuando a vivere nel nucleo
famigliare, si tirava un po’ in disparte, sostituendo la propria attività
produttiva con la trasmissione di esperienza, dimostrandosi ancora utile,
come punto di riferimento. Come padre insegnava e suggeriva ai figli,
programmi di lavoro e accorgimenti per una miglior conduzione delle
rispettive attività e compiti.
Come Nonno
invece si teneva vicino i nipoti grandicelli parlando loro della natura,
degli animali, insegnava a leggere l’orologio. Mentre la Nonna si
dedicava alla casa, conservando il “bastone del comando”, cioè le
chiavi, e spesso accudiva ai nipotini più piccoli se la loro mamma era
impegnata altrove.
L’Anziano
era ascoltato, consultato, rispettato, e, al bisogno, assistito fino allo
stadio terminale, cioè moriva in casa.
In
sostanza i ritmi, il tenore di vita, le esigenze degli uomini di ieri,
coincideva col la scansione del tempo, che era abbastanza lenta; non
c’era fretta, né affanni, né stress, né frustrazioni.
Purtroppo
l’anziano oggi sta in una situazione di “soggetto scomodo” perché
non ha alcun potere:
a)
non ha
potere di acquisto;
b)
non ha
potere di cambiar casa;
c)
non ha
potere contrattuale;
d)
non ha
potere di fare delle scelte;
e)
non ha
potere di fare protesta;
Oggi ha
molte più possibilità di diventare vecchio chi occupa un ruolo di spicco
nella politica, nella arte, nella scienza, nella finanza. Nella sponda
opposta si ritrovano gli scomodi, gli esclusi, quegli dell’Ospizio. E se
ieri gli ideali erano: coscienza, altruismo, solidarietà, comprensione,
tali ideali sono stati sostituiti dai miti di oggi:giovanilismo,
produttivismo, consumismo, denaro, potere, comfort.
Da qui il
concetto che l’uomo vale per quello che produce né più né meno di
come viene valutata una macchina: se una macchina è vecchia e non produce
più reddito viene eliminata, confinata in uno dei tanti ospizi.
Purtroppo
l’anziano oggi è messo in una situazione scomoda, e di non facile
soluzione.
Per
farsene un’idea di come sarà basta riferirsi a quanto dicono i
giornali, ormai quasi quotidianamente. Persone anziane che rimangono
incustoditi, che vengono maltrattati dagli infermieri, il cattivo
funzionamento degli ospizi, spesso sporchi e malridotti. Anziani che
vivono da soli e nessuno se ne cura, che nei casi peggiori muoiono e
vengono ritrovati dopo mesi.
Obbiettivi per gli educatori
Gli
obiettivi teorici di un programma di attività motoria o sportiva in
persone di età matura o senile sono di natura funzionale, psicologica e
sociale:
-
miglioramento
della capacità globale di lavoro muscolare( recupero della massima potenza aerobica);
-
miglioramento
della funzione cardiaca e di quella respiratoria;
-
sviluppo
della forza muscolare;
-
sviluppo
della capacità di resistenza;
-
miglioramento
della flessibilità articolare e della coordinazione neuromotoria;
-
regressione
delle alterazioni muscolo scheletriche;
-
riduzione
dell’obesità e della patologia geriatria in generale;
-
aumento
della sensibilità dei recettori insulinici;
-
riapprendimento
di capacità motorie;
-
riaquisto
di fiducia nelle proprie capacità psico-fisiche;
-
miglioramento
dello stato psico-emotivo;
-
miglioramento
di abitudini di vita(fumo, alcool, etc…);
-
socializzazione.
In
particolare si postula l’allenamento, si determina una riduzione della
stimolazione cardiaca simpatica e quindi uno spostamento dell’equilibrio
vegetativo verso la predominanza vagale. Ne deriva una riduzione della
frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, una maggiore tolleranza
dell’esercizio muscolare, un miglioramento del lavoro cardiaco a parità
di carico. In definitiva dovrebbe aumentare la massima potenza aerobica, fedele indice dell’efficienza
dell’organismo.
Mediante
una vasta gamma di stimoli prodotti dal ventaglio delle attività
proposte, cercar di migliorare nel tempo stesso la funzione
neuro-psichica, agire sulla sfera psicologica: migliorare la senso
percezione, la attenzione, la memoria, i tempi di reazione,
l’autocontrollo. Stimolare la curiosità del nuovo, il desiderio di
vedere, di fare, di imparare, cercando, alla fine, di adeguare i
comportamenti alle immagine che il soggetto intende assumersi.
Proporre
anche esercizi con piccoli attrezzi, con palle e palloni, con cerchi,
bacchette, ceppi, cordicella, clavette, ecc.
Il tutto
si traduce in una appropriata educazione psicomotoria mediante la
quale, se il bambino impara a crescere, l’anziano impara a vivere meglio
la sua età, la sua condizione di anziano con gli eventuali problemi
connessi. Ma serve anche per migliorare: le funzioni muscolare,
articolare, cardiocircolatoria, respiratoria, e a far acquistare, nei
limiti possibili, la scioltezza, l’agilità, la abilità specie manuale,
la valutazione dello spazio in cui si muove e del tempo relativo al
movimento.
Il
soggetto deve essere
cosciente che ciò che gli si propone di fare lo fa nel suo esclusivo
interesse, per il suo bene, in quanto con tali attività può conseguire
gli effetti desiderati.
Rischi
L’attività
motoria o sportiva delle persone in età matura e senile non è priva di
rischi particolari per la possibilità di complicanze soprattutto di tipo
cardiocircolatorio o traumatologico, correlate alle caratteristiche di
queste persone.
Per le
complicanze cardiocircolatorie
il rischio di arresto cardiaco è pari a 1 su 30.000 ore per soggetti di
45 anni ma si riduce a 1 su 270.000 ore se l’attività è opportunamente
controllata; lo stesso rischio aumenta di dieci volte negli uomini di
65-70 anni, mentre è molto minore nelle donne della stessa età. Il
rischio di tali complicanze è maggiore nelle fasi iniziale e finale
dell’esercizio.
Il rischio
di complicanze muscolo-scheletriche(contusioni, distorsioni, lussazioni,
fratture) è maggiore del 50% per persone in età superiore a
50 anni e riguarda le prime settimane di attività.
Le persone
più esposte a questi vari rischi sono i soggetti di temperamento
ansioso-volitivo soprattutto se si tratta di attività agonistiche.
I Risultati
Mediante
l’attività motoria, le persone anziane raggiungono una sensazione molto
gradevole di benessere che influisce sulla loro esistenza. Si riduce
l’ansia e/o la depressione in coloro (e sono molti) che ne sono affetti.
Persone che indulgono in abitudini voluttuarie tendono a modificare il
loro comportamento dopo esercizio fisico.
Comune
anche l’affermazione di un miglioramento nettissimo dei rapporti sociali
interpersonali, specie se l’attività motoria è svolta in fase
collettiva. Questi risultati meritano di essere sottolineati e avallano di
per sé il ricorso a tali iniziative se si considera che
l’emarginazione, l’isolamento, il deperimento psico-fisico, la nevrosi
sono negli anziani condizioni quanto mai diffuse e, al tempo stesso,
potenti fattori di regressione globale.
I
risultati sugli effetti dell’attività motoria nelle persone anziane
concordano con i presupposti teorici, ma non del tutto. In proposito deve
rilevarsi che con l’avanzare dell’età aumenta la variabilità
interpersonale dei vari parametri funzionali e che tale comportamento
influenza i risultati.
Interventi motori
Molti sono
i motivi che inclinano l’anziano alla sedentarietà quali ad esempio le
conseguenze delle modificazioni fisiologiche del sistema
muscolo-articolare evidenziate dalla riduzione della forza e della
resistenza allo sforzo.
Poi
arrivano l’Osteoartrosi e l’Osteoporosi con i loro dolori; ed ancora
la riduzione dello spessore dei dischi e quindi anche degli spazi
intervertebrali,ecc…Tutte queste alterazioni gli fanno assumere molto
spesso una postura caratteristica a capo declinato in avanti, da una più
o meno accentuata cifosi senile, dalla ridotta escursione articolare,
specie a livello delle anche e da qui la modificazione della andatura;
dalla rigidità della colonna vertebrale accompagnata spesso dalle
relative algie vertebrali. Il tutto comporta grande impegno muscolare e
legamentoso con conseguente dispendio di energie,di per sé già ridotte,
e facile stancabilità. Generalmente l’anziano evidenzia pure associata
una certa insicurezza psicologica con insufficienza nell’equilibrio e
nella coordinazione motoria, e ciò accentua la fatica nel muoversi;
compaiono contratture muscolari nonché crampi muscolari dovuti per lo più
alla scarsa ossigenazione periferica, crampi che interessano quasi sempre
il tricipite surale e gli ischio-crurali.Una serie di eventi che
giustificano molte volte il comportamento motorio lento, insicuro
dell’anziano e spesso anche la rinuncia a muoversi perché si stanca
presto.Certo non è solo tutto questo
all’origine della stanchezza che egli accusa poiché la
stanchezza può essere causata anche da altri fattori tant’è che viene
distinta in:
-Patologica,
rappresenta il primo sintomo di una malattia;
-Fisiologica,
quando è dovuta a reazioni chimiche nel sangue prodotte da un eccesso di
acido lattico, o da CO2 in persone sane;
-Psicologica,
in genere consegue a prolungati conflitti emotivi, o a prolungamenti stati
ansiosi, o a noia abituale, frequente nell’anziano, come è dato
rilevare nelle case di riposo.
Ma
l’anziano di oggi tende anche a “defilarsi” perché la vita di oggi
è quasi ovunque e sempre condizionata da una “febbre” che si chiama
“competizione”, la quale richiede efficienza poiché bisogna
“correre, produrre, consumare” altrimenti non conti nulla, cose che
ovviamente non sono più alla portata di chi è titolare di diverse decine
di anni.
Come già
si è accennato prima, vi sono delle modificazioni strutturali e
funzionali in relazione all’avanzare dell’età e gli abbiamo a
livello:
Apparato muscolare
Già prima
della nascita, le fibre muscolari sono di numero all’incirca uguale a
quello definitivo; successivamente aumentano in spessore e lunghezza sino
al 20°-25°anno di età (ipertrofia dell’accrescimento). Verso
il 40° anno di età si ha l’inizio di una lenta e progressiva riduzione
numerica delle fibre muscolari con sostituzione di tessuto interstiziali e
gassoso, con associati fenomeni regressivi che sono massimi nell’età più
avanzata (ipotrofia della senescenza). Prevalgono nei muscoli
scheletrici tipiche modificazioni senili: diminuzione della massa, del
volume, del peso; diminuzione dell’acqua intra-cellulare e aumento di
quella extra; rigidità e durezza del tessuto. Istologicamente si osserva:
ipotrofia delle fibre muscolari; aumento della componente grassa; aumento
del tessuto elastico e del tessuto connettivo (fibrosi senile).
Dal punto
di vista funzionale, si riscontra una diminuzione progressiva della forza
muscolare dopo i 30/40 anni d’età. In particolare, mediante test di
affaticamento si rileva una riduzione negli anziani della forza di
contrazione nonché una più precoce comparsa dei segni di fatica. Anche
il tono muscolare si reduce seppur lentamente sino a 60 anni e più
rapidamente nell’età successiva. E proprio all’ipotonia muscolare che
si deve attribuire il portamento decadente, tipico di alcuni anziani.
Apparato cardio-circolatorio
Con
l’avanzare dell’età, la forma, il volume e il peso del cuore si
modificano.
Riguardo
agli aspetti funzionali dell’invecchiamento cardio-vascolare si
riscontra:
-
la
pressione arteriosa, sia quella massima (sistolica) che quella minima (diastolica),
aumentano progressivamente, se pur con ampia variabilità, sia negli
uomini che nelle donne;
-
la quantità
di sangue espulsa ad ogni contrazione (gittata sistolica) e quella espulsa
per minuto (portata cardiaca= gittata sistolica x frequenza dei battiti al
minuto) si riduce.
-
Il lume
delle piccole arterie si riduce e quindi aumentano le cosiddette
resistenze periferiche.
-
Dal punto
di vista del lavoro cardiaco, la senescenza del cuore è stata
interpretata come “insufficienza cardiaca latente” che mostra
nell’esercizio fisico intenso i propri limiti. In effetti con
l’avanzare dell’età si riduce la capacità contrattile del cuore per
lavori muscolari intensi mentre a riposo tale capacità non è
compromessa.
Apparato respiratorio
L’apparato
respiratorio tende anch’esso a subire con l’avanzare dell’età
modificazioni strutturali e funzionali. Le prime consistono in alterazioni
della gabbia toracica (cifosi dorsale, ossificazione delle cartilagini
costali; ipotrofia dei muscoli respiratori), assottigliamento della mucosa
bronchiale, calcificazione degli anelli tracheali, dilatazione degli
alveoli, riduzione, sclerosi e riduzione dei capillari polmonari.
L’attività
motoria, per quanto riguarda l’apparato respiratorio, tende a prevenire
e correggere le modificazioni senili
a carico dello scheletro e
dei muscoli, le alterazioni del trofismo della parete toracica e del
diaframma, a favorire il drenaggio delle secrezioni bronchiali e a
permettere una maggiore espansione polmonare.
Apparato osteo-articolare
L’osso,
a qualunque età, non è un organo statico
dal punto di vista metabolico ma in continuo rimaneggiamento. La normalità
e la costanza della sua struttura dipendono da un equilibrio tra processi
di formazione e decostruzione, rispettivamente attribuibili a cellule
specifiche (gli osteoblasti e gli osteoclasti) nonché ad un concomitante
equilibrio tra opposizione e assorbimento della componente minerale.
Nella
donna in età
post-menopausale e nell’età senile in generale, tendono a prevalere i
fenomeni di distruzione ossea per l’attenuarsi dell’attività
osteoblastica (o per l’accentuarsi di quella ostreoclastica). Questo si
può spiegare da un progressivo esaurimento degli ormoni sessuali, oppure,
da una carenza proteica.
Per quanto
riguarda le articolazioni, le cartilagini subiscono con l’età
progressive modificazioni, favorite dal metabolismo lento del tessuto
cartilagineo e dal suo scarso potere di rigenerazione e favorite altresì
dall’eventuale concomitanza di traumi o microtraumi. Il liquido
sinoviale diventa meno viscoso e meno protettivo, la membrana sinoviale si
fa più fibrosa. La cartilagine perde elasticità, la sua superficie si fa
irregolare. La flessibilità articolare si riduce all’incirca del 30%
dall’età media a quella avanzata.
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