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Dr. Antonio Pala 

Psicologo-Psicoterapeuta

Psicologo dello Sport

Psicologo Scolastico

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Roma: Viale Gorizia, 22 

Cagliari: Via del Pozzetto, 9

Rif.

AP02
 

Star bene è questione di scelte

(L’educazione alla salute psicologica)

La felicità consiste nella scelta saggia dei piaceri.

(detto cinese)

1. Introduzione

 

 

In che modo l’educazione e l’istruzione si combinano con la salute in generale e con quella psicologica in particolare? L’aspetto educativo, il modo in cui siamo "allevati" nell’ambito della società, gli schemi comportamentali che introiettiamo, i processi mentali che automatizziamo, il nostro modo di porci nei confronti delle situazioni - problema, tutto ciò determina non soltanto la nostra percezione del mondo, ma soprattutto, in conseguenza di ciò, la nostra evoluzione o la nostra stasi, la felicità o la sofferenza, la salute o la malattia. Per rispondere alla domanda iniziale bisogna attuare un’operazione chiasmatica, focalizzando per un attimo l’attenzione sullo "stato di salute" dell’educazione, per poter in seguito definire come, in campo educativo, viene o non viene affrontato pragmaticamente il problema della salute nella sua accezione olistica, che non può scindere il benessere fisico da quello psichico-interiore. Infatti non saremo capaci di attuare efficaci programmi di educazione alla salute se prima o parallelamente non avremo agito per migliorare lo stato di salute del sistema educativo.

Non è dato conoscere approfonditamente dove e con quali modalità, in Italia, siano stati attuati degli interventi di educazione alla salute che avessero l’obiettivo di fornire agli allievi gli strumenti per tutelare il proprio benessere e di strutturare una motivazione stabile in tal senso, ponendo in primo piano l’aspetto della salute mentale. Quanti finora si sono posti il problema di come la scuola (per la società) possa incidere (positivamente o negativamente) sullo stato di benessere e di salute dei suoi componenti? Quante volte si è tenuto conto di queste dimensioni esistenziali personali al momento di prendere delle decisioni, sia nell’ambito ristretto di una programmazione di classe sia nell’ambito delle politiche scolastiche di più ampio respiro? Per l’insegnante di educazione fisica e motoria, quanta importanza assume agire a tutti i livelli permessi dalla propria disciplina al fine di mantenere, difendere o aumentare la condizione di benessere dei propri allievi? È evidente che nel mondo scolastico, ci si sia occupati troppo raramente dello stress in età evolutiva e dei suoi effetti psichici, fisici, comportamentali! E questo, purtroppo è vero anche nel caso dell’educazione fisica, nonostante la sua rilevanza istituzionalmente definita in materia. In un progetto d’educazione alla salute, è altresì fondamentale considerare l’individuo come un tutto, un sistema inscindibile, il cui benessere generale è determinato dal suo agire nella realtà. Quindi una società sana, un individuo sano, un’istituzione scolastica sana dovrebbero avere come elementi essenziali dei propri fini e scopi l’incremento del livello e la diffusione delle condizioni di benessere, di salute, di felicità. Ritengo che questi possano essere anche i parametri per definire un reale progresso nella società.

 

 

2. Piacere, realtà e responsabilità.

 

 

Considerando la realtà nei termini sopra esposti potremmo per un attimo far riferimento a Freud. Sia per la psicoanalisi più ortodossa, ma anche secondo le più recenti acquisizioni della psicologia analogica, l’uomo agisce in base al principio del piacere che regola il funzionamento mentale: il piacere (diabolicamente connesso al suo opposto, la sofferenza) è in realtà il fattore motivante e costantemente presente in ogni azione umana (propria dell’individuo clinicamente sano), è l’elemento alimentatore sostanziale della volontà. Infatti, a ben pensarci tutte le nostre azioni sono riconducibili a ciò che vogliamo fare, altrimenti non le faremmo. Le facciamo perché ciò (o il raggiungimento dello scopo ad esse direttamente collegato), una volta fatti i conti con la realtà, ci porta piacere, felicità o, per contrasto, li mantiene evitando o attenuando la sofferenza. Considerando le cose in questi termini, essendo noi i soggetti della nostra volontà, essendo noi che prendiamo le decisioni su come agire, essendo noi che agiamo, possiamo immediatamente dedurre che noi siamo i responsabili delle nostre azioni. Quanto ci può sembrare ovvio! Quanto, invece, definendo razionalmente molti nostri comportamenti come inconsci, ci può apparire errato se pensiamo al fatto che spesso, a posteriori, ci chiediamo come abbiamo potuto fare delle azioni che razionalmente non avremmo voluto compiere. E ancora, se consideriamo comportamento qualsiasi azione del nostro corpo, abbiamo dei processi psicosomatici o somatopsichici che sfuggono al nostro controllo e spesso ci fanno soffrire.

….Potremmo perderci! …perché siamo nel bel mezzo di un paradosso. Si è ormai concordi che il nostro organismo sia un sistema olistico, una struttura multidimensionale che si esprime in termini fisici, mentali, energetici, spirituali. È un sistema che funziona sempre secondo il principio del piacere; infatti, quando viviamo una condizione di sofferenza è perché questa è sintomatica di qualche cosa: il nostro organismo ci segnale che qualcosa non va e lo fa attraverso il disagio, il dolore, la sofferenza, la malattia: condizioni che ci portano a identificare sempre una condizione di stress.

Reazioni allo stress

Lo stress provoca una catena di variazioni da parte dell’organismo, che possono variare di intensità e durata, sebbene si presentino indistintamente in relazione allo stimolo.

aumento

diminuzione
  • Produzione di adrenalina
  • frequenza cardiaca
  • pressione sanguigna
  • tasso metabolismo
  • velocità coagulazione del sangue
  • flusso sanguigno ai muscoli
  • freq. respiratoria
  • tensione muscolare
  • acutezza sensoriale
  • afflusso sangue periferico (arti)
  • afflusso sangue ad addome e stomaco tensione intestinale e funzionalità stomaco funzionamento sistema immunitario
Tali reazioni si riflettono immediatamente nei vari aspetti della personalità dando origine a degli effetti di tipo:
 

Negativo

(si verificano nel lungo periodo, quando la reazione si protrae eccessivamente a lungo)

Positivo

(si verificano nel breve periodo, quando la reazione trova risposta immediata)

Mentale

Apatia, mancanza di concentrazione, errori più frequenti, vuoti di memoria, distrazione, tendenza alla polemica inconcludente, tendenza a reazioni esasperate, giudizi superficiali, pensieri vaghi e illogici.

attività cerebrale più rapida, aumento della capacità di giudizio a breve termine, aumento della velocità decisionale, aumento

della concentrazione, aumento della memoria

Fisico

Stanchezza, alterazione respiratoria, tensione muscolare, mal di testa, sudorazione eccessiva, mani e piedi freddi, insonnia, alterazione dell’appetito, problemi all’apparato digerente (gastriti, ulcere, coliti), scompensi cardiaci, altre sindromi psicosomatiche.

Condizione di "all’erta", massima attenzione e concentrazione per brevi periodi, massima resa agonistica (sport), miglioramento della rapidità di reazione, dell’acutezza visiva, della forza muscolare

Emotivo

Irritabilità, cattivo umore, nervosismo, depressione, insoddisfazione affettiva, crisi emotive.

Aumenta resistenza e combattività nel breve periodo, amplifica le emozioni

Comportamentale

Conflittualità relazionale, principio o incremento del consumo dipendente (cibo, alcolici, tabacco, ipnotici, stupefacenti), assenteismo.

 

Tabella A

 

3. Lo stress come alleato

 

A questo punto, è corretto spendere qualche parola sul concetto di stress: per stress si intende il modo in cui l’organismo nella sua completezza reagisce agli stimoli provocati dalle situazioni esterne e dagli effetti del logoramento. Di per sé, non è connotabile in maniera positiva o negativa, dipende dall’uso che l’individuo ne fa. Infatti, quando a tali reazioni (vedi tabella A), che alla fin fine sono dei segnali d’allarme finalizzati alla prevenzione di problemi più seri, non consegue un cambiamento significativo nelle condizioni di vita, esse allora, diventando troppo forti o durature, risultano insopportabili. Perciò è necessario imparare a gestire il proprio livello di stress dirigendolo secondo un piano pensato e deciso, attraverso dei comportamenti strategicamente diretti a modificarne le condizioni che l’hanno originato (vedi tabella B).

Cause dello stress secondo diverse classificazioni

Fisiche

caldo, freddo, rumore, condizioni di lavoro inadeguate, situazioni di pericolo, traffico, violenza, malattia.

Personali

Incertezza e ipostimolazione, insufficienza dei controlli dell’Io (impulsività), insufficienza della padronanza dell’Io (incapacità di finalizzazione e successo dei comportamenti), pericolo per l’autostima,

Familiari

divisione nei lavori domestici, gelosia, definizione dei ruoli sessuali, conflitti su valori ed ideali, morte e malattia, differenti abitudini e aspirazioni di vita, problemi economici.

Relazionali

pericolo per la stima altrui, conflitti di valore, doveri sociali, attesa, inefficienze nei servizi, frequentazioni con fumatori/non fumatori, traffico e affollamento, aspettative sociali.

Socio - economiche politiche

disoccupazione, inflazione, costo alloggio, tasse, criminalità, inquinamento, evoluzione, tecnologia.

Professionali

Scadenze, comunicazioni confuse, tempi di trasporto, interruzioni, competizione, rivalità per il potere, emergenze.

Tabella B (rielaborata da Korchin)

L’acquisizione della capacità di gestire, o prevenire, lo stress, è il risultato di apprendimenti specifici che, purtroppo, nella nostra società avvengono non per opera del sistema educativo, ma, apparentemente in maniera fortuita e casuale, grazie all’incontro tra consapevolezza ed esperienze formative non ordinarie. Infatti, le persone più sane e felici sono quelle che risultano essere in possesso di alcune caratteristiche (vedi tabella C).

Le persone sane e felici, in maniera marcatamente più elevata sono capaci di:

     

  • essere più rilassati,
  • evitare fatica eccessiva e stress,
  • essere più in forma,
  • essere più creativi,
  • gestire efficacemente e soddisfacentemente le comunicazioni e le relazioni,
  • migliorare la propria memoria,
  • imparare più rapidamente,
  • programmare,
  • non preoccuparsi,
  • sviluppare forza di volontà ed autodisciplina,
  • tenere le cose sotto controllo,
  • raggiungere i propri traguardi,
  • avere una visione globale della realtà e dei problemi,
  • risolvere meglio e più rapidamente i problemi,
  • godere la vita,

Tabella C

del problema in modo corretto rappresentano da sole il 90% del percorso per la soluzione.

Al termine di ogni sequenza strategica l’individuo ha acquisito una condizione esistenziale comunque più evoluta della precedente. In questo senso è possibile utilizzare lo stress come un alleato, che c’indica le dimensioni esistenziali sulle quali intervenire per star bene e sempre meglio.

A questo punto è facile, oltreché ovvio, dedurre che stanno bene e sono felici le persone che possono gratificare i propri bisogni.

 

 

4. Salute e bisogni personali

 

 

Siamo ormai assuefatti alla cantilena sui nostri bisogni, sappiamo bene che il nostro organismo programma i nostri comportamenti in maniera gerarchica nel soddisfacimento dei bisogni, sappiamo che soltanto una volta che i bisogni fondamentali (ossigeno, liquidi, cibo, riposo, movimento sonno …..) sono stati sufficientemente soddisfatti, potremo efficacemente occuparci di bisogni che vanno al di là di quelli della sopravvivenza fisiologica e di sicurezza, e così via. Un essere umano è caratterizzato proprio dal fatto che i suoi comportamenti possono essere motivati da bisogni (e quindi dai fini) di tipo sociale, personale o superiore. Purtroppo "in quasi tutto il mondo occidentale ci si è comportati come se tutto ciò che va oltre il soddisfacimento dei bisogni fondamentali sia la disciplina fornita dall’educazione (ovvero dall’istruzione quando non dall’indottrinamento) e dalla religione, o da ciò che passa per educazione e religione" (Montagu, 1992). Ciò ha portato a trascurare altri bisogni che in realtà sono essenziali e indifferibili in relazione ad uno sviluppo sano e completo della persona. Sono dei bisogni "comportamentali" (tabella D) di cui raramente si trova traccia nei testi che trattano di educazione e di sviluppo. Si tratta di bisogni in quanto dalla nascita, una volta gratificati i bisogni di sopravvivenza, il bambino evidenzia la necessità e l’impulso a esprimerli attraverso il comportamento, con il fine di mantenere il benessere e migliorarlo. In questo senso gli elementi indicati nella tabella D sono i migliori descrittori della salute mentale. Paradossalmente, a questo punto, risulta molto semplice creare le condizioni che facilitino la salute psicologica.

Bisogni comportamentali fondamentali, indicatori (FATTORI) della salute mentale

  • AMORE

Dare, aver cura

  • AMICIZIA

Alleanza, assistenza, cooperazione, condivisione

  • SENSIBILITÀ

Capacità di percezione, identificazione di sensazioni, e attribuzione di significato

  • PENSARE CORRETTAMENTE

Capacità di risolvere problemi contribuendo a produrre un ambiente più sano, verificare e falsificare

  • SAPERE

Conoscere, percepire chiaramente e comprendere

  • IMPARARE

Fissare nella mente, ampliare la consapevolezza, agire più efficacemente

  • LAVORARE

Sforzo fisico o mentale diretto a compiere qualcosa, in maniera interessata e creativa

  • ORGANIZZARE

Classificare idee, sistematizzare pensieri, comportamenti

  • CURIOSITÀ

Desiderio di indagare, piacere di generare nuove conoscenze

  • MERAVIGLIA

Tecnica e attitudine che esalta l’interesse, aspettativa eccitata ed eccitante del nuovo

  • GUSTO DEL GIOCO

Gusto per la sorpresa, superamento delle abitudini e delle ripetizioni, piacere nella libertà del cambiare

  • IMMAGINAZIONE

Capacità di formare immagini mentali di ciò che non è realmente presente o che non è mai stato sperimentato

  • CREATIVITÀ

Utilizzare il pensiero divergente, elaborare risposte, soluzioni, idee e pensieri nuovi in base allo stimolo ricevuto

  • APERTURA MENTALE

Capacità di aprirsi a ogni nuovo stimolo, disponibilità a sperimentare senza pregiudizi

  • FLESSIBILITÀ

Adattabilità e versatilità, disponibilità ad ascoltare ed a rivedere le proprie convinzioni, capacità di perdonare

  • MENTALITÀ SPERIMENTALE

Capacità di formulare ipotesi, di verificare e falsificare

  • MENTALITÀ ESPLORATIVA

Cercare, scoprire, definire mappe

  • ELASTICITÀ

Capacità di recupero, sopportazione, assorbimento e trasformazione delle tensioni

  • ENTUSIASMO

Energia che esprime attenzione e interesse everso un’attività o un oggetto

  • SENSO DELL’UMORISMO

Capacità di percepire gli aspetti buffi, divertenti, ridicoli, nelle cose tristi, serie o comiche

  • GAIEZZA

Gioia, capacità di divertirsi, e godere del proprio essere e della realtà circostante

  • RIDERE E PIANGERE

Meccanismi omeostatici che permettono di riequilibrare gli apsetti emotivi, facilita le interazioni sociali stimolando la coesione, l’empatia e la simpatia

  • OTTIMISMO

Capacità di perseguire e conseguire dei fini, fiducia nelle proprie intuizioni, intraprendenza, perseveranza

  • ONESTÀ E FIDUCIA

Sincerità, schiettezza, lealtà, genuinità, purezza

  • INTELLIGENZA COMPASSIONEVOLE

Sollecitudine di fronte alla sofferenza, empatia, comprensione, desiderio di aiutare, interesse e azione per il benessere altrui

  • DANZA

Capacità di muoversi in armonia con la musica, esprimendo creativamente le proprie emozioni

  • CANTO

Capacità di utilizzare il linguaggio in maniera musicale

  • GIOCO

Capacità di usare il corpo e l’intelligenza in maniera efficace, creativa, raggiungendo la massima espressione nelle attività sportive comportanti open skills

Tabella D

Sarebbe sufficiente permettere all’allievo di sperimentare costantemente una realtà in cui tali comportamenti sono richiesti intenzionalmente sia dall’ambiente scolastico, sia, soprattutto dalle attività programmate, col supporto d’adeguate metodologie e congrue modalità relazionali.

È evidente che l’insegnante d’educazione motoria e fisica, molto più degli altri, ha la possibilità di creare un ambiente relazionale e di lavoro in cui ciò è possibile. Infatti egli può strutturare attività, dinamiche relazionali, spazi e tempi di lavoro, sistemi di verifica e valutazione in una maniera più rispondente alle esigenze dell’allievo, personalizzando i propri interventi e al contempo salvaguardando il perseguimento degli obiettivi didattico – educativi. Lo spazio dell’educazione fisica si trasformerebbe in un "laboratorio d’educazione psico-fisica" in cui sperimentare in ambiente controllato strategie di comportamento sempre più evolute. Ad un attento osservatore non può sfuggire che ogni singolo elemento riportato nella tabella D entra "di diritto" a far parte della programmazione didattico-educativa in educazione fisica: tutti gli elementi sono, infatti, fattori che, se da una parte condizionano pesantemente i processi di apprendimento, dall’altra si evolvono se stimolati attraverso un uso adeguato dei metodi didattici. L’orientamento mentale, la motivazione all’attività, il comportamento strategico, il livello di esecuzione dipendono essenzialmente da questi fattori: la prestazione, sia che si tratti di una situazione iniziale di "apprendimento grezzo", sia che si tratti di una prova ad altissimo livello è determinata dalle condizioni di sviluppo raggiunte per ogni singolo elemento, combinate con l’omogeneità di sviluppo tra gli elementi. Il benessere generale dell’individuo gli permetterà quindi di apprendere in maniera più precisa e di avere delle prestazioni (comportamenti) di più alto livello; ciò a sua volta, se apprendimenti e prestazioni sono ben armonizzate ai bisogni, tenderà a produrre maggiori condizioni di benessere.

Vediamo quindi in che modo può essere possibile programmare efficaci interventi d’educazione alla salute psicologica.

 

 

5. Dall’informazione alla competenza

 

 

Non c’è dubbio ,quindi, che attuare degli interventi nell’ambito dell’educazione alla salute dal punto di vista psicologico abbia una ricaduta incommensurabile. Ma quali caratteristiche dovrebbero avere questi interventi? Per rispondere efficacemente è necessario far sempre riferimento ai bisogni personali e alle condizioni ambientali. Finora, i pochi interventi attuati in materia hanno avuto come caratteristica quella di attuare procedure d’analisi (in fin dei conti fine a se stessa) e d’informazione (banale e dogmatica) senza occuparsi efficacemente di produrre un cambiamento né in seno all’istituzione scuola, né in seno agli individui al suo interno coinvolti. Per produrre cambiamenti è sempre necessaria la partecipazione attiva degli interessati. Gli interventi attuati, tendono ad informare, ad insegnare che cosa pensare e non come pensare, al loro interno non si propongono problemi (e conseguentemente non si stimola la produzione di soluzioni efficaci ed efficienti), ma risposte. Il risultato di questo agire è stato quello di produrre smarrimento, deresponsabilizzazione e isolamento in tutte le componenti dell’istituzione. L’obiettivo degli interventi in materia di salute psicologica, dovrebbe essere, quindi, quello di fornire "strumenti" e originare competenza esistenziale. Tali strumenti corrispondono alle capacità, ai comportamenti e atteggiamenti specificati nella tabella D. È quindi necessario predisporre un ambiente che permetta che essi possano trovare sollecitazione e libera espressione.

Sarebbe auspicabile che gli enti preposti alla formazione e all’aggiornamento degli insegnanti si adoperassero per istituire modalità e procedure che favoriscano una formazione permanente che non si ponga più obiettivi statici (pensate che paradosso finora) ma si espleti in un’evoluzione dinamica di essi. Ciò è possibile attraverso l’interazione dei diversi partecipanti (dirigenti, personale, insegnanti e allievi) in un processo di cambiamento, che produca così un forte impulso al progresso dei singoli, dell’istituzione scuola e della società, sempre al passo con caratteristiche del momento storico.

Si può delineare, in questo modo, una nuova figura d’insegnante che, indipendente dalla disciplina che è chiamato ad insegnare, è capace finalmente di superare le funzioni strumentali-normative ed espressive di cui è per ruolo investito, per assumersi consapevolmente la responsabilità della propria funzione educativa. Tale responsabilità implica l’assunzione di modalità comunicative e metodologiche che diventano esse stesse strumenti di educazione alla salute psicologica. Immaginatevi un armonico sistema (che oltre agli insegnanti coinvolga magari anche dirigenti e non docenti) che utilizza la comunicazione educativa, che si serve di metodologie induttive, che stimola e si fa stimolare che si evolve e fa evolvere allievi e sistema scolastico. Utopia?! Se ciò davvero fosse irrealizzabile, se il mondo della scuola non si modificherà in breve tempo in questa direzione, significherebbe che l’unico futuro possibile sarà quello della cristallizzazione della cultura, della staticità del progresso umano, della condanna al disagio, alla patologia alla sofferenza. Fortunatamente sono già tanti quelli che lavorano efficacemente, è un processo evolutivo non reversibile, ma va sostenuto e alimentato.

Per produrre competenze è necessario vivere esperienze che siano significative, consapevoli, sistematiche. È necessario questo lo sforzo collettivo: mettere in condizioni di fare esperienze che, attraverso l’utilizzo di un approccio base (vedi tabella E), permettano l’acquisizione di strumenti e modalità operative sempre più raffinate ed efficaci, al fine del conseguimento del benessere. Sulla base di questi elementi è possibile attivare interventi direttamente collegati alle esigenze, e quindi alle motivazioni, dei destinatari. Esigenze quali ad esempio:

  • Acquisire efficaci metodi di studio,

  • Acquisire efficaci sistemi di prevenzione e gestione dell’ansia,

  • Acquisire strategie di comunicazione efficace per instaurare relazioni più costruttive in ambito familiare, tra compagni, con i docenti,…

  • Acquisire maggiore consapevolezza emotivo-affettiva per gestire in maniera più costruttiva i rapporti con l’altro sesso, ed esprimere in maniera più naturale la propria dimensione sessuale,

  • Acquisire maggiore consapevolezza dei rischi di strumentalizzazione mass-mediale, che creando falsi bisogni, tende a produrre disorientamento, conflitti e stress in misura considerevole,

  • Acquisire la capacità di affrontare conflitti interpersonali secondo modalità assertive,

  • Acquisire la capacità di progettare percorsi di sviluppo personale congrui con i propri interessi e motivazioni e attenti alle condizioni ambientali attuali e future,

  • Acquisire la capacità di mobilitare le proprie risorse creative nella più ampia gamma di situazioni problema che ognuno (che sia studente, docente o altro) quotidianamente deve affrontare,

  • Acquisire la capacità di trasformare i livelli d’attivazione percepiti come ansiogeni e stressanti, in energie disponibili per lo sforzo.

Attività per la sperimentazione di soluzioni-benessere

Attività

Contenuti

Finalità

ATTENZIONE MIRATA (consapevolezza)

     

  • Percepire i segnali di stress, malessere, disagio

  • analizzarli secondo qualità, intensità e durata

  • categorizzarli in relazione alle conoscenze pregresse

  • Orientare l’attenzione verso la presenza di condizioni e stati patogeni

AZIONE VERSO LE ATTUALI CAUSE DI STRESS

  • rispetto alle quali si può far qualcosa: organizzare una strategia

  • rispetto alle quali qualcuno ti può aiutare: interagire con esperti o "fonti decisionali"

  • rispetto alle quali bisogna convivere: definire le condizioni migliori con le quali farlo

     

  • mettere la causa dello stress nella giusta prospettiva

  • evitare pensieri e fantasie negative (il peggio è sempre esagerato, potrebbe non verificarsi)

  • identificare gli aspetti positivi ed i reali aspetti negativi

ALLENAMENTO FISICO E GIOCHI SPORTIVI

     

  • Praticare attività fisica regolare (meglio se in compagnia),

  • Migliorare la condizione psicofisica

ALIMENTAZIONE

     

  • dieta salutare (completa, equilibrata, piacevole)

  • Migliorare lo stato di salute generale e la condizione organica in particolare

RILASSAMENTO

     

  • Pratica di tecniche e sistemi di rilassamento e concentrazione (tecniche Yoga, Qigong, arti marziali, meditazione, respirazione, ....)

     

 

Aumentare la capacità di controllo sul corpo e sulle emozioni, aumentare le difese immunitarie organiche e psichiche, armonizzare le aree della personalità

ORGANIZZARE

     

  • programmare il lavoro

  • agire in maniera sistematica e strategica

  • procedere per un passo per volta, azione sequenziale

  • mantenimento della funzionalità dl posto di lavoro (pulizia, ordine pratico)

  • catalogare gli eventi

  • Sviluppare esperienze e competenze, acquisire un atteggiamento da problem solver, aumentare l’efficienza e l’efficacia

METODO

     

  • sperimentare la variabilità dei modi di affrontare un’attività in relazione alle necessità e agli obiettivi

  • definire i metodi d’azione più efficaci a seconda delle necessità

RIPOSO

     

  • Concedersi tempi di riposo adeguati e ricorrere all’ozio forzato per sintonizzarsi con i cicli di attività mentale circadiana

  • Ottimizzare il rendimento psicofisico aumentando l’efficacia atraverso l’utilizzo strumentale dei cicli di creatività-ipnosi naturale

DIVERTIMENTO

     

  • Praticare le attività percepite come più piacevoli e divertenti anteponendo le motivazioni ludico espressive a quelle competitive

  • Attivare in maniera massiva le risorse della creatività e dell’espressività, scaricare le tensioni e tonificare l’umore

Tabella E

Nell’ambito dell’educazione fisica può, inoltre essere utile considerare come utilizzare i fattori del benessere per far si che gli allievi apprendano a "funzionare" secondo il livello di attivazione ottimale. Come sappiamo, infatti, iperattività, distraibilità e apatia sono comportamenti modificabili attraverso attività implicanti autocontrollo, imitazione, rilassamento, collaborazione e cooperazione, incentivi. Tutti gli elementi sono proponibili attraverso il gioco. Quando poi l’intelligenza (la personalità) si può esprimere attraverso il gioco mobilitando le abilità motorie, anche se l’obiettivo perseguito è circoscritto, se l’insegnante saprà strutturare un’adeguata complessità nell’attività, grazie ai meccanismi di transfer, sarà possibile agire anche sulle altre aree.

 

 

6. Conclusione

 

 

Per concludere, nella speranza di aver dato spunto per un’impostazione innovativa, ma anche maggiormente efficace, degli interventi sull’educazione alla salute, vorrei citare René Dubos,:

"Negli esseri umani, salute significa qualcosa di più dello stato fisico dell’organismo che si è adattato alle condizioni fisico-chimiche dell’ambiente attraverso meccanismi passivi; essa richiede una personalità in grado di esprimersi in modo veramente creativo."

Questa è una sintesi perfetta che esprime in maniera molto precisa come una personalità creativa sia, in definitiva, all’origine del benessere. Si tratta di cambiare prospettiva e pensare l’educazione alla salute come educazione all’ecologia personale e alla salute mentale. In questo senso, ponendo se stessi al centro del proprio mondo, riesumando un sano amor proprio, non certo il bieco egoismo, potremo ritrovare una integrazione interna e una solidarietà esterna che si riveleranno essenziali per il benessere e la felicità interna. Si parla di creatività, e il passo è breve verso la libertà. La libertà di essere se stessi e di essere felici è la chiave di tutto. Ma ricordiamoci che: "la libertà è la più esigente di tutte le responsabilità, e come ogni responsabilità è qualcosa che si deve acquisire" Lo sviluppo in se è creativo e quando è stimolato dall’immaginazione, e dalla libera espressione è anche uno sviluppo sano. Per uno sviluppo sano, lo sport può essere determinante, a patto che si trasformi da conflitto competitivamente competitivo (secondo il modello dominante professionistico esibizionistico e economico) a sport cooperativamente competitivo, ossia realmente in palestra per una vita sana. Aboliamo tutte le barriere alla creatività, creiamo i presupposti per relazioni armoniche, stimoliamo l’acquisizione di conoscenze e sicuramente, supportati da reciproca solidarietà, realizzeremo in breve un ambiente più sano, per il massimo benessere di tutti gli interessati. Ciò sarà possibile se il "regista" di questo spettacolo, l’insegnante, sarà riuscito in prima persona ad intraprendere la "via del benessere". Quindi, l’insegnante di educazione fisica , tra l’altro, dovrà:

  • Essere competente: conoscere bene le connessioni tra attività e obiettivi, la programmazione e i principi didattici,

  • Avere fiducia in se stesso e nelle potenzialità degli allievi,

  • Essere capace di gestire il gruppo democraticamente,

  • Essere assertivo,

  • Essere coerente,

  • Saper creare un clima socio-emotivo "caldo", accogliente, invitante e stimolante,

  • Rendere consapevoli sulle motivazioni e sulle conseguenze dei comportamenti e delle prestazioni,

  • Comunicare efficacemente le informazioni richieste o necessarie agli allievi,

  • Creare condizioni favorevoli alla partecipazione e al coinvolgimento,

  • Stimolare lo sviluppo degli allievi rispettandone i ritmi, attraverso attività personalizzate,

  • Rendere gli allievi responsabili della propria condizione e motivati a renderla ottimale.

Sarebbe preoccupante se un insegnante non potesse rispecchiarsi in questo modo di essere. La scuola di oggi ha bisogno di questo, ne ha bisogno la società, ne hanno bisogno gli allievi. È una responsabilità enorme, alla fin fine, essere consapevoli che realmente un’insegnante può e deve essere determinante per lo sviluppo ed il benessere degli allievi, che questo è connaturato alla professione stessa.

L’educazione è sicuramente in "buona salute" se in buona salute sono i suoi autori-attori, e questo non può che essere un augurio per tutti noi, che il nostro fare educazione alla salute, possa rendere il nostro lavoro fonte di benessere per noi stessi e per gli altri.

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