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Star
bene è questione di scelte
(L’educazione
alla salute psicologica)
La
felicità consiste
nella
scelta saggia dei piaceri.
(detto
cinese)
1.
Introduzione
In
che modo l’educazione e l’istruzione si combinano con la salute in
generale e con quella psicologica in particolare? L’aspetto educativo,
il modo in cui siamo "allevati" nell’ambito della società,
gli schemi comportamentali che introiettiamo, i processi mentali che
automatizziamo, il nostro modo di porci nei confronti delle situazioni -
problema, tutto ciò determina non soltanto la nostra percezione del
mondo, ma soprattutto, in conseguenza di ciò, la nostra evoluzione o la
nostra stasi, la felicità o la sofferenza, la salute o la malattia. Per
rispondere alla domanda iniziale bisogna attuare un’operazione chiasmatica,
focalizzando per un attimo l’attenzione sullo "stato di
salute" dell’educazione, per poter in seguito definire come, in
campo educativo, viene o non viene affrontato pragmaticamente il problema
della salute nella sua accezione olistica, che non può scindere il
benessere fisico da quello psichico-interiore. Infatti non saremo capaci
di attuare efficaci programmi di educazione alla salute se prima o
parallelamente non avremo agito per migliorare lo stato di salute del
sistema educativo.
Non
è dato conoscere approfonditamente dove e con quali modalità, in Italia,
siano stati attuati degli interventi di educazione alla salute che
avessero l’obiettivo di fornire agli allievi gli strumenti per tutelare
il proprio benessere e di strutturare una motivazione stabile in tal
senso, ponendo in primo piano l’aspetto della salute mentale. Quanti
finora si sono posti il problema di come la scuola (per la società) possa
incidere (positivamente o negativamente) sullo stato di benessere e di
salute dei suoi componenti? Quante volte si è tenuto conto di queste
dimensioni esistenziali personali al momento di prendere delle decisioni,
sia nell’ambito ristretto di una programmazione di classe sia
nell’ambito delle politiche scolastiche di più ampio respiro? Per
l’insegnante di educazione fisica e motoria, quanta importanza assume
agire a tutti i livelli permessi dalla propria disciplina al fine di
mantenere, difendere o aumentare la condizione di benessere dei propri
allievi? È evidente che nel mondo scolastico, ci si sia occupati troppo
raramente dello stress in età evolutiva e dei suoi effetti psichici,
fisici, comportamentali! E questo, purtroppo è vero anche nel caso
dell’educazione fisica, nonostante la sua rilevanza istituzionalmente
definita in materia. In un progetto d’educazione alla salute, è altresì
fondamentale considerare l’individuo come un tutto, un sistema
inscindibile, il cui benessere generale è determinato dal suo agire nella
realtà. Quindi una società sana, un individuo sano, un’istituzione
scolastica sana dovrebbero avere come elementi essenziali dei propri fini
e scopi l’incremento del livello e la diffusione delle condizioni di
benessere, di salute, di felicità. Ritengo che questi possano essere
anche i parametri per definire un reale progresso nella società.
2.
Piacere, realtà e responsabilità.
Considerando
la realtà nei termini sopra esposti potremmo per un attimo far
riferimento a Freud. Sia per la psicoanalisi più ortodossa, ma anche
secondo le più recenti acquisizioni della psicologia analogica, l’uomo
agisce in base al principio del piacere che regola il funzionamento
mentale: il piacere (diabolicamente connesso al suo opposto, la
sofferenza) è in realtà il fattore motivante e costantemente presente in
ogni azione umana (propria dell’individuo clinicamente sano), è
l’elemento alimentatore sostanziale della volontà. Infatti, a ben
pensarci tutte le nostre azioni sono riconducibili a ciò che vogliamo
fare, altrimenti non le faremmo. Le facciamo perché ciò (o il
raggiungimento dello scopo ad esse direttamente collegato), una volta
fatti i conti con la realtà, ci porta piacere, felicità o, per
contrasto, li mantiene evitando o attenuando la sofferenza. Considerando
le cose in questi termini, essendo noi i soggetti della nostra volontà,
essendo noi che prendiamo le decisioni su come agire, essendo noi che
agiamo, possiamo immediatamente dedurre che noi siamo i responsabili
delle nostre azioni. Quanto ci può sembrare ovvio! Quanto, invece,
definendo razionalmente molti nostri comportamenti come inconsci, ci può
apparire errato se pensiamo al fatto che spesso, a posteriori, ci
chiediamo come abbiamo potuto fare delle azioni che razionalmente non
avremmo voluto compiere. E ancora, se consideriamo comportamento qualsiasi
azione del nostro corpo, abbiamo dei processi psicosomatici o
somatopsichici che sfuggono al nostro controllo e spesso ci fanno
soffrire.
….Potremmo
perderci! …perché siamo nel bel mezzo di un paradosso. Si è ormai
concordi che il nostro organismo sia un sistema olistico, una struttura
multidimensionale che si esprime in termini fisici, mentali, energetici,
spirituali. È un sistema che funziona sempre secondo il principio del
piacere; infatti, quando viviamo una condizione di sofferenza è perché
questa è sintomatica di qualche cosa: il nostro organismo ci segnale che
qualcosa non va e lo fa attraverso il disagio, il dolore, la sofferenza,
la malattia: condizioni che ci portano a identificare sempre una
condizione di stress.
|
Reazioni
allo stress
Lo stress provoca una catena di
variazioni da parte dell’organismo, che possono variare di intensità e
durata, sebbene si presentino indistintamente in relazione allo stimolo.
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aumento
|
diminuzione |
-
Produzione di adrenalina
-
frequenza cardiaca
-
pressione sanguigna
-
tasso metabolismo
-
velocità coagulazione del sangue
-
flusso sanguigno ai muscoli
-
freq. respiratoria
-
tensione muscolare
-
acutezza sensoriale
|
-
afflusso sangue periferico (arti)
-
afflusso sangue ad addome e stomaco
tensione intestinale e funzionalità
stomaco funzionamento sistema
immunitario
|
|
Tali reazioni si riflettono immediatamente nei
vari aspetti della personalità dando origine a degli effetti di tipo: |
| |
Negativo
(si verificano nel lungo
periodo, quando la reazione si protrae eccessivamente a lungo)
|
Positivo
(si verificano nel breve
periodo, quando la reazione trova risposta immediata)
|
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Mentale |
Apatia, mancanza di
concentrazione, errori più frequenti, vuoti di memoria, distrazione,
tendenza alla polemica inconcludente, tendenza a reazioni esasperate,
giudizi superficiali, pensieri vaghi e illogici.
|
attività cerebrale più
rapida, aumento della capacità di giudizio a breve termine, aumento
della velocità decisionale, aumento
della concentrazione, aumento
della memoria
|
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Fisico |
Stanchezza, alterazione
respiratoria, tensione muscolare, mal di testa, sudorazione eccessiva,
mani e piedi freddi, insonnia, alterazione dell’appetito, problemi
all’apparato digerente (gastriti, ulcere, coliti), scompensi cardiaci,
altre sindromi psicosomatiche.
|
Condizione di
"all’erta", massima attenzione e concentrazione per brevi
periodi, massima resa agonistica (sport), miglioramento della rapidità
di reazione, dell’acutezza visiva, della forza muscolare
|
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Emotivo |
Irritabilità, cattivo umore,
nervosismo, depressione, insoddisfazione affettiva, crisi emotive.
|
Aumenta resistenza e
combattività nel breve periodo, amplifica le emozioni
|
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Comportamentale |
Conflittualità relazionale,
principio o incremento del consumo dipendente (cibo, alcolici, tabacco,
ipnotici, stupefacenti), assenteismo.
|
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Tabella A |
3.
Lo stress come alleato
A
questo punto, è corretto spendere qualche parola sul concetto di stress:
per stress si intende il modo in cui l’organismo nella sua completezza
reagisce agli stimoli provocati dalle situazioni esterne e dagli effetti
del logoramento. Di per sé, non è connotabile in maniera positiva o
negativa, dipende dall’uso che l’individuo ne fa. Infatti, quando a
tali reazioni (vedi tabella A), che alla fin fine sono dei segnali
d’allarme finalizzati alla prevenzione di problemi più seri, non
consegue un cambiamento significativo nelle condizioni di vita, esse
allora, diventando troppo forti o durature, risultano insopportabili.
Perciò è necessario imparare a gestire il proprio livello di stress
dirigendolo secondo un piano pensato e deciso, attraverso dei
comportamenti strategicamente diretti a modificarne le condizioni che
l’hanno originato (vedi tabella B).
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Cause dello stress secondo
diverse classificazioni
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Fisiche
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caldo, freddo, rumore,
condizioni di lavoro inadeguate, situazioni di pericolo, traffico,
violenza, malattia.
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Personali
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Incertezza
e ipostimolazione, insufficienza dei controlli dell’Io (impulsività),
insufficienza della padronanza dell’Io (incapacità di finalizzazione
e successo dei comportamenti), pericolo per l’autostima,
|
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Familiari
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divisione nei lavori domestici,
gelosia, definizione dei ruoli sessuali, conflitti su valori ed ideali,
morte e malattia, differenti abitudini e aspirazioni di vita, problemi
economici.
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Relazionali
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pericolo per la stima altrui,
conflitti di valore, doveri sociali, attesa, inefficienze nei servizi,
frequentazioni con fumatori/non fumatori, traffico e affollamento,
aspettative sociali.
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Socio - economiche politiche
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disoccupazione, inflazione,
costo alloggio, tasse, criminalità, inquinamento, evoluzione,
tecnologia.
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Professionali
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Scadenze, comunicazioni
confuse, tempi di trasporto, interruzioni, competizione, rivalità per
il potere, emergenze.
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Tabella B
(rielaborata da Korchin)
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L’acquisizione
della capacità di gestire, o prevenire, lo stress, è il risultato di
apprendimenti specifici che, purtroppo, nella nostra società avvengono
non per opera del sistema educativo, ma, apparentemente in maniera
fortuita e casuale, grazie all’incontro tra consapevolezza ed esperienze
formative non ordinarie. Infatti, le persone più sane e felici sono
quelle che risultano essere in possesso di alcune caratteristiche (vedi
tabella C).
|
Le persone sane e felici, in maniera
marcatamente più elevata sono capaci di: |
- essere più rilassati,
- evitare fatica eccessiva e stress,
- essere più in forma,
- essere più creativi,
- gestire efficacemente e soddisfacentemente
le comunicazioni e le relazioni,
- migliorare la propria memoria,
- imparare più rapidamente,
|
- programmare,
- non preoccuparsi,
- sviluppare forza di volontà ed
autodisciplina,
- tenere le cose sotto controllo,
- raggiungere i propri traguardi,
- avere una visione globale della realtà e
dei problemi,
- risolvere meglio e più rapidamente i
problemi,
- godere la vita,
|
|
Tabella C
|
del problema in modo corretto rappresentano da sole il
90% del percorso per la soluzione.
Al
termine di ogni sequenza strategica l’individuo ha acquisito una
condizione esistenziale comunque più evoluta della precedente. In questo
senso è possibile utilizzare lo stress come un alleato, che c’indica le
dimensioni esistenziali sulle quali intervenire per star bene e sempre
meglio.
A
questo punto è facile, oltreché ovvio, dedurre che stanno bene e sono
felici le persone che possono gratificare i propri bisogni.
4.
Salute e bisogni personali
Siamo
ormai assuefatti alla cantilena sui nostri bisogni, sappiamo bene che il
nostro organismo programma i nostri comportamenti in maniera gerarchica
nel soddisfacimento dei bisogni, sappiamo che soltanto una volta che i
bisogni fondamentali (ossigeno, liquidi, cibo, riposo, movimento sonno
…..) sono stati sufficientemente soddisfatti, potremo efficacemente
occuparci di bisogni che vanno al di là di quelli della sopravvivenza
fisiologica e di sicurezza, e così via. Un essere umano è caratterizzato
proprio dal fatto che i suoi comportamenti possono essere motivati da
bisogni (e quindi dai fini) di tipo sociale, personale o superiore.
Purtroppo "in quasi tutto il mondo occidentale ci si è comportati
come se tutto ciò che va oltre il soddisfacimento dei bisogni
fondamentali sia la disciplina fornita dall’educazione (ovvero
dall’istruzione quando non dall’indottrinamento) e dalla religione,
o da ciò che passa per educazione e religione" (Montagu, 1992).
Ciò ha portato a trascurare altri bisogni che in realtà sono essenziali
e indifferibili in relazione ad uno sviluppo sano e completo della
persona. Sono dei bisogni "comportamentali" (tabella D) di cui
raramente si trova traccia nei testi che trattano di educazione e di
sviluppo. Si tratta di bisogni in quanto dalla nascita, una volta
gratificati i bisogni di sopravvivenza, il bambino evidenzia la necessità
e l’impulso a esprimerli attraverso il comportamento, con il fine di
mantenere il benessere e migliorarlo. In questo senso gli elementi
indicati nella tabella D sono i migliori descrittori della salute mentale.
Paradossalmente, a questo punto, risulta molto semplice creare le
condizioni che facilitino la salute psicologica.
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Bisogni comportamentali
fondamentali, indicatori (FATTORI) della salute mentale
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Dare, aver cura
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Alleanza, assistenza,
cooperazione, condivisione
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Capacità di percezione,
identificazione di sensazioni, e attribuzione di significato
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Capacità di risolvere problemi
contribuendo a produrre un ambiente più sano, verificare e falsificare
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Conoscere, percepire
chiaramente e comprendere
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Fissare nella mente, ampliare
la consapevolezza, agire più efficacemente
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Sforzo fisico o mentale diretto
a compiere qualcosa, in maniera interessata e creativa
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Classificare idee,
sistematizzare pensieri, comportamenti
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Desiderio di indagare, piacere
di generare nuove conoscenze
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Tecnica e attitudine che esalta
l’interesse, aspettativa eccitata ed eccitante del nuovo
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Gusto per la sorpresa,
superamento delle abitudini e delle ripetizioni, piacere nella libertà
del cambiare
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Capacità di formare immagini
mentali di ciò che non è realmente presente o che non è mai stato
sperimentato
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Utilizzare il pensiero
divergente, elaborare risposte, soluzioni, idee e pensieri nuovi in base
allo stimolo ricevuto
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Capacità di aprirsi a ogni
nuovo stimolo, disponibilità a sperimentare senza pregiudizi
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Adattabilità e versatilità,
disponibilità ad ascoltare ed a rivedere le proprie convinzioni,
capacità di perdonare
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Capacità di formulare ipotesi,
di verificare e falsificare
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Cercare, scoprire, definire
mappe
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Capacità di recupero,
sopportazione, assorbimento e trasformazione delle tensioni
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Energia che esprime attenzione
e interesse everso un’attività o un oggetto
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Capacità di percepire gli
aspetti buffi, divertenti, ridicoli, nelle cose tristi, serie o comiche
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Gioia, capacità di divertirsi,
e godere del proprio essere e della realtà circostante
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Meccanismi omeostatici che
permettono di riequilibrare gli apsetti emotivi, facilita le interazioni
sociali stimolando la coesione, l’empatia e la simpatia
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Capacità di perseguire e
conseguire dei fini, fiducia nelle proprie intuizioni, intraprendenza,
perseveranza
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Sincerità, schiettezza, lealtà,
genuinità, purezza
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Sollecitudine di fronte alla
sofferenza, empatia, comprensione, desiderio di aiutare, interesse e
azione per il benessere altrui
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Capacità di muoversi in
armonia con la musica, esprimendo creativamente le proprie emozioni
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Capacità di utilizzare il
linguaggio in maniera musicale
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Capacità di usare il corpo e
l’intelligenza in maniera efficace, creativa, raggiungendo la massima
espressione nelle attività sportive comportanti open skills
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Tabella D
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Sarebbe
sufficiente permettere all’allievo di sperimentare costantemente una
realtà in cui tali comportamenti sono richiesti intenzionalmente
sia dall’ambiente scolastico, sia, soprattutto dalle attività
programmate, col supporto d’adeguate metodologie e congrue modalità
relazionali.
È
evidente che l’insegnante d’educazione motoria e fisica, molto più
degli altri, ha la possibilità di creare un ambiente relazionale e di
lavoro in cui ciò è possibile. Infatti egli può strutturare attività,
dinamiche relazionali, spazi e tempi di lavoro, sistemi di verifica e
valutazione in una maniera più rispondente alle esigenze dell’allievo,
personalizzando i propri interventi e al contempo salvaguardando il
perseguimento degli obiettivi didattico – educativi. Lo spazio
dell’educazione fisica si trasformerebbe in un "laboratorio
d’educazione psico-fisica" in cui sperimentare in ambiente
controllato strategie di comportamento sempre più evolute. Ad un attento
osservatore non può sfuggire che ogni singolo elemento riportato nella
tabella D entra "di diritto" a far parte della programmazione
didattico-educativa in educazione fisica: tutti gli elementi sono,
infatti, fattori che, se da una parte condizionano pesantemente i processi
di apprendimento, dall’altra si evolvono se stimolati attraverso un uso
adeguato dei metodi didattici. L’orientamento mentale, la motivazione
all’attività, il comportamento strategico, il livello di esecuzione
dipendono essenzialmente da questi fattori: la prestazione, sia che si
tratti di una situazione iniziale di "apprendimento grezzo", sia
che si tratti di una prova ad altissimo livello è determinata dalle
condizioni di sviluppo raggiunte per ogni singolo elemento, combinate con
l’omogeneità di sviluppo tra gli elementi. Il benessere generale
dell’individuo gli permetterà quindi di apprendere in maniera più
precisa e di avere delle prestazioni (comportamenti) di più alto livello;
ciò a sua volta, se apprendimenti e prestazioni sono ben armonizzate ai
bisogni, tenderà a produrre maggiori condizioni di benessere.
Vediamo
quindi in che modo può essere possibile programmare efficaci interventi
d’educazione alla salute psicologica.
5.
Dall’informazione alla competenza
Non
c’è dubbio ,quindi, che attuare degli interventi nell’ambito
dell’educazione alla salute dal punto di vista psicologico abbia una
ricaduta incommensurabile. Ma quali caratteristiche dovrebbero avere
questi interventi? Per rispondere efficacemente è necessario far sempre
riferimento ai bisogni personali e alle condizioni ambientali. Finora, i
pochi interventi attuati in materia hanno avuto come caratteristica quella
di attuare procedure d’analisi (in fin dei conti fine a se stessa) e
d’informazione (banale e dogmatica) senza occuparsi efficacemente di
produrre un cambiamento né in seno all’istituzione scuola, né in seno
agli individui al suo interno coinvolti. Per produrre cambiamenti è
sempre necessaria la partecipazione attiva degli interessati. Gli
interventi attuati, tendono ad informare, ad insegnare che cosa pensare e
non come pensare, al loro interno non si propongono problemi (e
conseguentemente non si stimola la produzione di soluzioni efficaci ed
efficienti), ma risposte. Il risultato di questo agire è stato quello di
produrre smarrimento, deresponsabilizzazione e isolamento in tutte le
componenti dell’istituzione. L’obiettivo degli interventi in materia
di salute psicologica, dovrebbe essere, quindi, quello di fornire "strumenti"
e originare competenza esistenziale. Tali strumenti corrispondono
alle capacità, ai comportamenti e atteggiamenti specificati nella tabella
D. È quindi necessario predisporre un ambiente che permetta che essi
possano trovare sollecitazione e libera espressione.
Sarebbe
auspicabile che gli enti preposti alla formazione e all’aggiornamento
degli insegnanti si adoperassero per istituire modalità e procedure che
favoriscano una formazione permanente che non si ponga più obiettivi
statici (pensate che paradosso finora) ma si espleti in un’evoluzione
dinamica di essi. Ciò è possibile attraverso l’interazione dei diversi
partecipanti (dirigenti, personale, insegnanti e allievi) in un processo
di cambiamento, che produca così un forte impulso al progresso dei
singoli, dell’istituzione scuola e della società, sempre al passo con
caratteristiche del momento storico.
Si
può delineare, in questo modo, una nuova figura d’insegnante che,
indipendente dalla disciplina che è chiamato ad insegnare, è capace
finalmente di superare le funzioni strumentali-normative ed espressive di
cui è per ruolo investito, per assumersi consapevolmente la responsabilità
della propria funzione educativa. Tale responsabilità implica
l’assunzione di modalità comunicative e metodologiche che diventano
esse stesse strumenti di educazione alla salute psicologica. Immaginatevi
un armonico sistema (che oltre agli insegnanti coinvolga magari anche
dirigenti e non docenti) che utilizza la comunicazione educativa, che si
serve di metodologie induttive, che stimola e si fa stimolare che si
evolve e fa evolvere allievi e sistema scolastico. Utopia?! Se ciò
davvero fosse irrealizzabile, se il mondo della scuola non si modificherà
in breve tempo in questa direzione, significherebbe che l’unico futuro
possibile sarà quello della cristallizzazione della cultura, della
staticità del progresso umano, della condanna al disagio, alla patologia
alla sofferenza. Fortunatamente sono già tanti quelli che lavorano
efficacemente, è un processo evolutivo non reversibile, ma va sostenuto e
alimentato.
Per
produrre competenze è necessario vivere esperienze che siano
significative, consapevoli, sistematiche. È necessario questo lo sforzo
collettivo: mettere in condizioni di fare esperienze che, attraverso
l’utilizzo di un approccio base (vedi tabella E), permettano
l’acquisizione di strumenti e modalità operative sempre più raffinate
ed efficaci, al fine del conseguimento del benessere. Sulla base di questi
elementi è possibile attivare interventi direttamente collegati alle
esigenze, e quindi alle motivazioni, dei destinatari. Esigenze quali ad
esempio:
-
Acquisire
efficaci metodi di studio,
-
Acquisire
efficaci sistemi di prevenzione e gestione dell’ansia,
-
Acquisire
strategie di comunicazione efficace per instaurare relazioni più
costruttive in ambito familiare, tra compagni, con i docenti,…
-
Acquisire
maggiore consapevolezza emotivo-affettiva per gestire in maniera più
costruttiva i rapporti con l’altro sesso, ed esprimere in maniera più
naturale la propria dimensione sessuale,
-
Acquisire
maggiore consapevolezza dei rischi di strumentalizzazione
mass-mediale, che creando falsi bisogni, tende a produrre
disorientamento, conflitti e stress in misura considerevole,
-
Acquisire
la capacità di affrontare conflitti interpersonali secondo modalità
assertive,
-
Acquisire
la capacità di progettare percorsi di sviluppo personale congrui con
i propri interessi e motivazioni e attenti alle condizioni ambientali
attuali e future,
-
Acquisire
la capacità di mobilitare le proprie risorse creative nella più
ampia gamma di situazioni problema che ognuno (che sia studente,
docente o altro) quotidianamente deve affrontare,
-
Acquisire
la capacità di trasformare i livelli d’attivazione percepiti come
ansiogeni e stressanti, in energie disponibili per lo sforzo.
|
Attività
per la sperimentazione di soluzioni-benessere
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Attività
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Contenuti
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Finalità
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ATTENZIONE
MIRATA (consapevolezza)
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-
Percepire
i segnali di stress, malessere, disagio
-
analizzarli
secondo qualità, intensità e durata
-
categorizzarli
in relazione alle conoscenze pregresse
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AZIONE
VERSO LE ATTUALI CAUSE DI STRESS |
rispetto
alle quali si può far qualcosa: organizzare una strategia
rispetto
alle quali qualcuno ti può aiutare: interagire con esperti o
"fonti decisionali"
rispetto
alle quali bisogna convivere: definire le condizioni migliori con le
quali farlo
|
-
mettere
la causa dello stress nella giusta prospettiva
-
evitare
pensieri e fantasie negative (il peggio è sempre esagerato,
potrebbe non verificarsi)
-
identificare
gli aspetti positivi ed i reali aspetti negativi
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ALLENAMENTO
FISICO E GIOCHI SPORTIVI |
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ALIMENTAZIONE |
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RILASSAMENTO |
-
Pratica
di tecniche e sistemi di rilassamento e concentrazione (tecniche
Yoga, Qigong, arti marziali, meditazione, respirazione, ....)
|
Aumentare
la capacità di controllo sul corpo e sulle emozioni, aumentare le
difese immunitarie organiche e psichiche, armonizzare le aree della
personalità
|
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ORGANIZZARE |
-
programmare
il lavoro
-
agire
in maniera sistematica e strategica
-
procedere
per un passo per volta, azione sequenziale
-
mantenimento
della funzionalità dl posto di lavoro (pulizia, ordine pratico)
-
catalogare
gli eventi
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METODO |
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RIPOSO |
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|
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DIVERTIMENTO |
|
|
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Tabella
E
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Nell’ambito
dell’educazione fisica può, inoltre essere utile considerare come
utilizzare i fattori del benessere per far si che gli allievi apprendano a
"funzionare" secondo il livello di attivazione ottimale. Come
sappiamo, infatti, iperattività, distraibilità e apatia sono
comportamenti modificabili attraverso attività implicanti autocontrollo,
imitazione, rilassamento, collaborazione e cooperazione, incentivi. Tutti
gli elementi sono proponibili attraverso il gioco. Quando poi
l’intelligenza (la personalità) si può esprimere attraverso il gioco
mobilitando le abilità motorie, anche se l’obiettivo perseguito è
circoscritto, se l’insegnante saprà strutturare un’adeguata
complessità nell’attività, grazie ai meccanismi di transfer,
sarà possibile agire anche sulle altre aree.
6.
Conclusione
Per
concludere, nella speranza di aver dato spunto per un’impostazione
innovativa, ma anche maggiormente efficace, degli interventi
sull’educazione alla salute, vorrei citare René Dubos,:
"Negli
esseri umani, salute significa qualcosa di più dello stato fisico
dell’organismo che si è adattato alle condizioni fisico-chimiche
dell’ambiente attraverso meccanismi passivi; essa richiede una
personalità in grado di esprimersi in modo veramente creativo."
Questa
è una sintesi perfetta che esprime in maniera molto precisa come una
personalità creativa sia, in definitiva, all’origine del benessere. Si
tratta di cambiare prospettiva e pensare l’educazione alla salute come
educazione all’ecologia personale e alla salute mentale. In questo
senso, ponendo se stessi al centro del proprio mondo, riesumando un sano
amor proprio, non certo il bieco egoismo, potremo ritrovare una
integrazione interna e una solidarietà esterna che si riveleranno
essenziali per il benessere e la felicità interna. Si parla di creatività,
e il passo è breve verso la libertà. La libertà di essere se stessi e
di essere felici è la chiave di tutto. Ma ricordiamoci che: "la
libertà è la più esigente di tutte le responsabilità, e come ogni
responsabilità è qualcosa che si deve acquisire" Lo sviluppo in se
è creativo e quando è stimolato dall’immaginazione, e dalla libera
espressione è anche uno sviluppo sano. Per uno sviluppo sano, lo sport può
essere determinante, a patto che si trasformi da conflitto
competitivamente competitivo (secondo il modello dominante
professionistico esibizionistico e economico) a sport cooperativamente
competitivo, ossia realmente in palestra per una vita sana. Aboliamo tutte
le barriere alla creatività, creiamo i presupposti per relazioni
armoniche, stimoliamo l’acquisizione di conoscenze e sicuramente,
supportati da reciproca solidarietà, realizzeremo in breve un ambiente più
sano, per il massimo benessere di tutti gli interessati. Ciò sarà
possibile se il "regista" di questo spettacolo, l’insegnante,
sarà riuscito in prima persona ad intraprendere la "via del
benessere". Quindi, l’insegnante di educazione fisica , tra
l’altro, dovrà:
-
Essere
competente: conoscere bene le connessioni tra attività e obiettivi,
la programmazione e i principi didattici,
-
Avere
fiducia in se stesso e nelle potenzialità degli allievi,
-
Essere
capace di gestire il gruppo democraticamente,
-
Essere
assertivo,
-
Essere
coerente,
-
Saper
creare un clima socio-emotivo "caldo", accogliente,
invitante e stimolante,
-
Rendere
consapevoli sulle motivazioni e sulle conseguenze dei comportamenti
e delle prestazioni,
-
Comunicare
efficacemente le informazioni richieste o necessarie agli allievi,
-
Creare condizioni favorevoli alla partecipazione e al coinvolgimento,
-
Stimolare
lo sviluppo degli allievi rispettandone i ritmi, attraverso attività
personalizzate,
-
Rendere
gli allievi responsabili della propria condizione e motivati a
renderla ottimale.
Sarebbe
preoccupante se un insegnante non potesse rispecchiarsi in questo modo di
essere. La scuola di oggi ha bisogno di questo, ne ha bisogno la società,
ne hanno bisogno gli allievi. È una responsabilità enorme, alla fin
fine, essere consapevoli che realmente un’insegnante può e deve essere
determinante per lo sviluppo ed il benessere degli allievi, che questo è
connaturato alla professione stessa.
L’educazione
è sicuramente in "buona salute" se in buona salute sono i suoi
autori-attori, e questo non può che essere un augurio per tutti noi, che
il nostro fare educazione alla salute, possa rendere il nostro lavoro
fonte di benessere per noi stessi e per gli altri.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
-
Bloom,
B. S.: Taxonom of Educational Objectives, Handbook I: Cognitive Domain,
David McKay Co, New York 1956
-
Bruner
J. S.: Verso una teoria dell’istruzione, Armando, Roma 1967
-
Bruner J.
S.: Il pensiero, strategie e categorie, Armando, Roma 1969
-
Dubos R.:
Man adapting, Yale Univ. Press, New Haven 1965
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Cratty
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